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Amore di madre
Figlio, guarda tua madre,
pensa a lei come una lampada accesa
al centro di una stanza,
essa illumina ogni angolo,
così l’amore di tua madre.
Ne ricevi luce nei tuoi momenti di buio,
beneficio nei suoi piccoli gesti quotidiani,
come un fiume che giorno dopo giorno
accompagna la sua acqua verso il mare.
Nuova stella
Quando il cuore stanco di una madre
si ferma,
tutto tace, quando suona quel rintocco,
tutto si ferma un attimo,
quasi mancasse un contatto, un’energia,
una forza motrice.
Una flebile luce si spegne sulla terra,
ma si accende una nuova stella
in cielo ad illuminare tutta l’umanità.
La Luce del
Natale
Scende la neve
avvolge ogni colore
con il suo bianco manto,
quasi a voler purificare tutto
in un abbraccio candido.
Di lontano, sulla collina
le campane fanno sentire
il loro canto di gioia
chiamano tutti, anche chi è lontano,
anche chi ha dimenticato
di avere un cuore.
Un vecchio col bastone
cammina lentamente lungo il viale.
E’ triste, solo, i suoi ricordi
gli fanno compagnia.
Anche per lui è venuta la luce
anche per lui è Natale.
Una piccola luce, una stella,
un balenar di fiaccola
si rincorrono nella notte buia,
vanno verso una povera capanna
dove un bimbo
ha visto la Luce
ha portato la Luce
Egli è la Luce.
L’autunno del nostro amore
Ricordo ancora quel carminio tramonto d’autunno.
Mentre il sole abbandona il cielo e io lascio la tua mano,
mentre ti incammini lungo il viale
una brezza muove dolcemente le fronde degli alberi.
Le foglie variopinte degli aceri
cadendo avvolgono la tua figura,
che lentamente si allontana dalla mia esistenza.
In un silenzio che ha del sacro,
rotto solo dal rumore delle foglie
calpestate ormai e prive di vita.
Poco è durato, breve il nostro amore,
forse quanto la vita di una foglia,
nasce, vive ed è immolata per nuove gemme,
nuova vita a primavera.
Chissà, forse anche l’autunno di questo breve amore,
farà nascere per noi future gemme,
nuove primavere, nuovo amore.
L’onda
Scivola leggera mia piccola onda,
scivola veloce verso l’altra sponda,
porta il mio pensiero
verso le azzurre cime
dentro le verdi valli
sulle baldanti chine.
Porta laggiù i miei sogni
di ieri di domani,
vola laggiù leggera
sulle ali dei gabbiani.
Il vento ti sospinge
nell’aura del tramonto,
il cuore già gioisce
sperando ad un incontro.
E tutto una magia,
non so di quale mago,
la luna ti sorride
specchiandosi sul lago.
La vita che passa
Come un pugno di sabbia asciutta
sfugge dalle dita di una mano,
così il tempo passa incurante dell’uomo,
dei suoi affetti del suo lavoro.
Sia l’orologio d’oro dell’uomo ricco
sia la piccola sveglia nella stanza
della vecchietta, contano le ore allo
stesso modo.
Una gigantesca ruota che continua
a girare senza mai fermarsi,
a cui tutti siamo destinati ad arrenderci.
Uomo accetta la tua vita come ti
viene offerta.
Non affannarti ad ammassare beni
non avrai un’altra vita in cui goderli,
piuttosto lascia un buon ricordo
e sarai ricordato.
Pane
Farina bianca impalpabile e pura
figlia del grano maturo
macinata e con cura pulita,
ti sottometti docile al gioco delle dita.
Acqua, sale e lievito confondon la farina
fino a diventar pasta per il doman mattina;
per ore riposi coperto con cura
come una madre con la sua creatura.
Farina al risveglio ancora ricevi,
impastato, spezzato, diviso a tocchetti
diventi rosette, filoni, panetti,
tutti in fila come soldati,
pronti per esser dal fuoco dorati.
Esci dal forno colore dell’oro
come gioielli di un ricco tesoro,
del tuo profumo è piena la stanza
pronto a dar gusto ad ogni pietanza.
Sia tra le mani del mendicante,
che sulla tavola del benestante;
la vita dell’uomo tu sempre accompagni,
lo nutri, lo sfami non cerchi guadagni,
il giorno moderno ci scappa di mano
ma tu sarai sempre per noi quotidiano.
Verona
Vorrei scriver di te quell’impossibile riga
che non sia già stata scritta.
Cercar la frase dimenticata nel cassetto del poeta
seduto in riva all’Adige, riposa il mio spirito;
immerso, seguo con lo sguardo la corrente
col suo perpetuo accarezzare i ponti.
Bianche ali giocano con l’onda vivace,
sfiorano il tronco di un piccolo albero che non può fermare
il suo lungo viaggio.
Penso che in fondo la vita non è che un lungo viaggio,
lento trascorrere del tempo che abbiamo
che ci sfugge come acqua dalle dita di una mano aperta.
Castelli e dimore di amanti e di Re,
amore e odio, sangue versato su quelle antiche pietre;
vecchi vicoli dove il sole ha paura ad entrare.
Case scure dove la fame regnava sovrana
senza regno e senza corona.
Ancora i miei occhi tornano sullo scorrere
del fiume, penso ai fiumi di parole di noi uomini
che si perdono nell’aria, come l’acqua del fiume
si perde nel mare.
Nino
Alzando i calici di vino
brindiamo ai cento anni
del nostro caro Nino.
Cento anni, un traguardo
di momenti vissuti insieme
a tante persone che ti vogliono bene.
Sono tanti cento anni
ognun con le sue pene,
ognuno coi sui affanni,
ma anche pieni di momenti felici
passati insieme a parenti e amici.
Caro Nino, le tue mani che ora
stringono il bastone,
han costruito molte case del paese,
deve essere una gran soddisfazione
sentir dire quando passi lì vicino
“Quela cà lì el l’ha fata el Nino”.
Cento anni son passati caro Nino
dal giorno che ti ha visto nascere
a Loncrino,
cento calendari han rovesciato
le tue mani,
sicché puoi dire a tutti
“Ancò compisso i ani”.
Milia
Tutti insieme, come una grande famiglia
Festeggiamo i cento anni della nostra
Cara Emilia;
cento anni vissuti in semplicità
ma sempre accanto alla comunità.
Emilia, un esempio di come si può
essere felici,
vivendo bene la vita di ogni giorno
guardando alla gente che ti passa intorno.
Cento anni, un traguardo a cui tutti
vorremmo arrivare
però con le proprie gambe e sapendo dove andare.
Auguri Emilia; cento anni sono tanti senz’altro,
ma in fondo essi sono degli istanti
tutti uno accanto all’altro.
Ognuno di noi li viva con gioia e onestà
questa è la chiave della felicità.
Tanti auguri, cara Emilia, che il Signore
ti conceda la salute e che i tuoi
giorni abbiano un domani
ti sia gradito il nostro caloroso battimani.
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