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Pensiero tra gli
ulivi
E’ autunno,
vecchi ulivi dalle spine dorsali contorte
con le loro verdi fronde
fanno cornice a questa stradina di campagna.
Un acquarello punteggiato dal giallo intenso
di una vecchia vigna.
Poveri ulivi della nostra terra,
ricordo gli anni della mia gioventù
allora eravate curati e nutriti
come un bene prezioso.
Ora siete lì ad osservare il viaggiatore
che passa di qua,
lì in quei campi abbandonati
i vostri piedi coperti dai rovi,
le chiome lasciate al loro destino
sembrano esalare l’ultimo respiro.
I vostri rami come braccia di un naufrago
in un mare di sterpi.
Poveri ulivi della nostra terra
vittime del mondo moderno.
L’ulivo quasi morto in mezzo al campo, sembra un condottiero che ha
perduto la sua ultima battaglia
Scabro il tuo tronco, scolpito dal vento
pur dalla mano dell’uomo e dal tempo,
solitario ti vedo in mezzo a quel campo,
con la ferita aperta sul fianco.
Non da battaglia che irruendo infuria,
ma dalla mano ricevi l’incuria,
tutto il tuo esser dell’uomo, l’amico
tutto hai donato a quell’uomo, “l’antico”*.
A nulla è valsa la stregua difesa,
contro il giorno che corre veloce,
a niente serve la forte corazza
per mitigare il calore del sole.
A nulla serve la lancia tua in resta,
contro la folgore e la tempesta,
or non ti resta che accoglier il fato,
render la vita a chi ti ha creato.
Lunghe le braccia, s’innalzano al cielo,
come a chieder l’aiuto supremo
or non ti resta che l’ultima prova,
donare all’uomo la fiamma gagliarda
che lo scaldi nel gelido inverno,
che lo rinfranchi dall’aspra fatica
e renda più dolce lo scorrer del tempo.
* L’uomo che lo ha piantato centinaia di anni fa
Tramonta il sole
Tramonta il sole
su un giorno ormai stanco,
cammino lentamente
lungo la piccola strada di campagna,
respiro il silenzio,
la pace di questi luoghi
ti entra nell’anima,
sembra che la natura canti
la sua bellezza,
incurante della nostra stoltezza umana,
che la deturpa per il proprio profitto.
Gli ulivi si inchinano per avvicinarsi
ai miei orecchi, mi raccontano
sottovoce la loro storia.
Tronchi piegati dal peso dei giorni
fasciati da vecchie cortecce
raccontano la fatica di intere generazioni.
“Braccia, mani antiche mi hanno curato,
ho sfamato intere famiglie
ho dato tutto quello che potevo dare
ultimo mio dono sarà il fuoco
che arderà sul camino,
a riscaldare il cuore del mondo
che ho amato”.
L’ultima lacrima
Seduto sopra la grande pietra;
guardo lungo il piccolo
sentiero polveroso,
sento gli alberi
piangere in silenzio,
implorano la pioggia
che il cielo non vuol cedere.
Li odo piangere
di un pianto
senza lacrime,
l’ultima lacrima
è stata asciugata
dal sole ardente
di questa calda estate,
solo la vite pavoneggia
i suoi grappoli maturi,
promettendo vino
per consolare l’anima,
nel lungo inverno che verrà.
Crer
Quanti passi,
lungo il piccolo sentiero
intagliato fra gli alberi.
Il silenzio del bosco
accompagna il cammino
verso il piccolo borgo;
un campanile
una piccola chiesetta bianca
poche case fasciate
da muri di pietra.
Grandi ulivi
dominano tutto intorno,
come vigili guardiani
testimoni del passato,
alle spalle il bosco ceduo
di uno smeraldo tiepido, lucente.
Dal terrazzo a sbalzo sul lago
si perde lo sguardo,
sul blu dell’altra sponda
due piccole vele bianche
si allontanano tagliando il vento.
Vorrei poter incorniciare tutto questo,
ma imprigionerei l’anima di questa gente
felice nella sua semplicità.
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