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Sulle ali di un gabbiano
Vorrei salire sulle ali di un gabbiano,
giocare con il vento,
sfiorare la cresta spumeggiante dell’onda,
rubare un po’ della sua forza,
trarne energia per salire più in alto e vedere gli
uomini diventare sempre più piccoli,
con la loro avidità e il loro tutto.
Io con la felicità del mio niente.
Ascolto l’estate
Cammino lentamente, lungo la strada di campagna
fra alte siepi di rovo fiorito.
Ascolto l’estate,
il suo calore matura i frutti della terra,
i fiori del giardino donano i loro colori alla
mano che li disseta.
Ascolto l’estate,
il frinire delle cicale si fa sempre più
assordante, oggi hanno deciso un concerto per
l’unica persona che passa di qua.
Ascolto l’estate,
camminando passo accanto al piccolo rivolo
d’acqua, mi fermo un attimo per non disturbare
la sua flebile voce, qualche mese fa il suo
canto si udiva da lontano.
Ascolto l’estate,
il pensiero mi porta sulla sponda
di un torrente che scende dalla montagna,
nella sua corsa tutto trascina giù,
il fiore profumato e l’animale ucciso
corrono insieme trascinati dall’impeto
della corrente.
Penso che in fondo è così la vita dell’uomo;
alla sua nascita una sorgente limpida
ma lungo i suoi anni raccoglie
e accetta tutto quello che gli viene donato,
gioie e dolori, fino a quando troverà il
grande fiume e si perderà in esso.
Val del Cóp
Come un canto melodioso giunge
alla mia mente
il tuo lento gorgogliare di acque limpide;
tra i verdi sassi coperti di soffice muschio
e foglie colorate di una stagione ormai stanca.
Dolce suono di un ripetuto moto
che ad ogni balza, ad ogni piccola forra,
trascini la tua lacrima nel seno del
grande padre,
che quasi indifferente raccoglie il pianto
di tutti i piccoli rivoli,
senza rimproverare chi è sporco e chi è pulito,
senza guardare i difetti di alcuno,
senza giudizio per nessuno.
Di un unico grigio
Qual pittor potrebbe dipinger
cielo e terra di un unico grigio
l’acqua sulla riva dona trasparenti
riflessi di smeraldo.
Al largo sull’acqua calma, le piccole
folaghe tracciano linee diritte,
sembrano note dimenticate sullo spartito
di un musicista distratto.
Il silenzio è rotto solo dal
tuffarsi e rituffasi dello svasso,
che va sul fondo alla ricerca
dell’incauto pesciolino.
Poco distante dalla sponda
due cigni sembrano chiacchierare tra loro,
all’improvviso le ali bianche si aprono
corrono veloci sull’acqua, battono sull’aria,
li vedo allontanarsi, scomparire piano
dal mio sguardo, fino a diventare
cielo e acqua di un unico grigio.
Torna il silenzio, a farti rientrare
in te stesso a capire l’animo umano
che sa gioire di niente, di un unico grigio.
Il torrente
Ascolto la voce
del torrente che scende
dalla montagna,
ascolto il canto del suo incedere,
del suo lento fluir
di acque limpide, pure,
donate alla pianura
che l’attende
per soddisfar
l’arsura dell’estate,
per donare all’uomo buoni frutti.
Uomo che non rispetti
la natura
ricorda che essa
ci accoglie quando vediamo la luce,
i suoi frutti
ci nutrono lungo il corso
della vita,
la terra accoglierà
il nostro corpo in un
ultimo abbraccio.
Foglie
Figlie dell’albero, nate da tenere gemme,
la pioggia primaverile benedì il vostro avvento,
il sole d’aprile riscaldò quei primi giorni di vita.
Dall’umida terra nascoste radici
nutrirono rami e fronde,
stese le sue braccia il grande albero
al sole d’estate.
L’ardente sole riempì di vita
ogni piccolo ramo, ogni piccolo spazio fu
canto alla natura.
Venne l’autunno, venne per voi piccole foglie
il tempo di ridare all’albero
la vita che vi aveva dato.
Vi privò della linfa vitale,
ma prima lasciò una piccola gemma
per la nuova primavera.
L’inverno chiuse il suo manto su ogni cosa,
dormiva la piccola gemma attendendo
di essere risvegliata.
Occhi di
pietra
Vecchi sassi del muro medioevale
che conoscete il cuore della gente,
ascoltate la domanda di un viandante:
cosa hanno visto le tue pietre
che sembrano occhi che guardavano
la vita di un tempo
e la gente, le cose, dei tempi moderni.
“Lungo la cinta sono passati
cavalli e cavalieri, alcuni li ho visti cadere
trafitti qui ai miei piedi,
ho potuto solo ascoltarne l’ultimo respiro.
Ho udito sospiri furtivi di giovani amanti
che tenevano segreto il loro amore.
Intorno a me ho visto cadere e nascere nuove case,
ho sentito vagiti di tanti neonati
e la triste campana, il dolore per chi ci ha lasciati.
Tutte queste e altre cose, hanno visto
questi stanchi occhi di pietra, o viandante che passi.
La gente cambierà, la vita cambierà,
ma io sarò qua a guardare il tempo che passa”.
La Baia
Girato l’angolo della villa,
gioisce la mia anima
aprendo lo sguardo sulla baia;
un silenzio che invita alla preghiera,
turbato solo dallo sciabordio dell’onda
e dal canto degli uccelli.
Svettanti cipressi, come guglie di una
cattedrale gotica,
gli enormi tronchi dei cedri del Libano
come colonne portanti.
Dalla collina che dolcemente declivia
i secolari ulivi si specchiano sull’acqua,
che inondata dalla prima luce del sole,
mossa dalla brezza mattutina
dona riverberi di preziosi mosaici.
Allontánati uomo da questo squarcio di natura
torna al tuo giogo quotidiano
anche oggi hai respirato la bellezza.
Cartolina
Piccola vela bianca
che solchi la spuma dell’onda,
davanti al tuo sguardo
le piccole case di Torri.
Il castello, le sue torri, raccontano
le gesta d’eroici cavalieri
in groppa ad indomiti destrieri.
Torri, i suoi vicoli, le piazzette,
un tempo rintronanti
di grida di bimbi gioiosi,
ora rimasti vuoti e silenziosi.
Guarda la collina,
guarda il cinerino verde degli ulivi,
piantati dagli avi un tempo remoto,
per dare alle famiglie cibo e fuoco,
ora diventati ornamento
a mostruosi cubi di cemento.
Guarda la chiesa come una madre,
che a braccia aperte accoglie tutti,
i ricchi i poveri, i belli i brutti,
inginocchiati in quei banchi di noce,
tutti a pregare l’unica croce.
Li ha battezzati, nutriti, sposati,
e quando giunse l’ora
accompagnati all’ultima dimora.
Dolce melodia
Dopo lunghi giorni di pioggia
la natura si risveglia
ristorata,
una brezza leggera,
come una carezza
muove le cime degli alberi.
Leggeri riccioli bianchi
si alzano dall’acqua del lago.
Tutta la natura canta
una dolce melodia
che arriva dritta
a te che sai ascoltare.
Ogni cosa, anche la più insignificante,
è una lode
al nostro Creatore.
Sulla collina i boschi
cominciano a svestirsi
dell’abito verde
e indossano i mille
colori dell’autunno.
Il pettirosso
Piccolo pettirosso che saltelli
tra le umide zolle smosse dell’orto
alla ricerca di qualcosa che si muove.
I tuoi piccoli occhi visitano ogni anfratto
cercando quel piccolo insetto,
quella piccola forma di vita immolata
perché la tua vita abbia il suo seguito.
Pioggia
Scendi pioggia a dissetare questa terra,
scendi acqua dal cielo verso le radici
di questi alberi che ti aspettano imploranti,
verso ogni piccola vita nascosta nell’erba.
Tra le
chiome dei cipressi gli uccelli
invocano la pioggia con il loro canto, ma
attendono il sole per alzarsi in volo.
Piccola rondine
Ti ho visto danzare, mia piccola rondine,
in una chiara mattina d’estate.
Leggera, come una nuvola di fumo portata dal vento,
volavi veloce, sui tetti vecchi e nuovi
delle case del paese.
Volavi felice, incurante della vita
che si stava risvegliando sulle strade
quasi si trattasse di un altro mondo.
Penso già ad ottobre quando partirai
mia piccola rondine,
lasciando il tuo nido vuoto come il mio cuore,
ma io so che tornerai puntuale
a primavera, a danzare per me sui tetti delle case.
Il falco
Il falco, dal
monte
sta ammirando
l’azzurra distesa
del lago,
come un’immensa, impalpabile
stoffa di raso lucente
ricamata da mani antiche,
svolta nella sua lunghezza
dalla mano del Creatore.
Da sponda a sponda,
tutto è un richiamo
alla grandezza,
da sponda a sponda
tutto è legato da un filo,
invisibile agli occhi
ma non invisibile al cuore,
che vi si immerge,
si abbevera alla bellezza,
che intristisce
pensando al velo nero della notte.
Monte Baldo
Mattino,
quando il sole d’autunno ti illumina
di un rosso radioso,
sto ammirando la tua imponenza.
Come un vecchio saggio che si sveglia
dal suo riposo e si affaccia
allargando le braccia
sull’azzurro velato del lago.
E sì, penso proprio che ci osservi
nella nostra minuscola forma umana.
Guardi la vita che si sta svegliando
nei grandi paesi come nei piccoli villaggi,
vedi le fatiche, le incomprensioni,
le gioie, i dolori, la natura immolata
sull’altare del progresso economico.
Ti vedo stringere gli occhi, nonno Baldo
e scuotere il capo con un colpo di vento.
Capitello di
campagna
Poche pietre squadrate,
sul tetto una piccola croce.
Incastonato come una gemma
nel verde degli ulivi;
tu sei là, immagine di Maria
ornata di fiori
nel piccolo capitello di campagna,
ad accogliere il pensiero di un
passante
che per un attimo si ferma,
a guardare a te come a una madre
che protegge dal cielo i suoi figli
e un creato che sempre più si dimentica
del suo Creatore.
Tramonto
Un sole stanco
sta andando a riposare,
è passato un altro giorno:
un uomo ha chiuso i suoi occhi sfiniti
sulle gioie e i dolori,
sulla vita che ha vissuto.
Un altro uomo oggi ha visto la luce,
anche i suoi giovani occhi vedranno
gioie e dolori.
Il sole sorgerà ancora
ma questo è già un altro giorno...
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