|
IL PRESEPE
Nei brevi pomeriggi dell’immediata vigilia, dopo la scuola, brigate
di marmocchi s’inerpicano per il Petascộs e s’inselvano nella Rocca,
fin sotto la S-ciosòla. Frugando alle ceppaie delle querce e dei
frassini ne strappano larghe pezze di muschio e, ben attenti a non
incappare nei loro aculei, ramoscelli di spinarti, traditi dal fuoco
delle bacche fra il grigio degli stecchi. Ne riempiono intere ceste,
sul colmo delle quali trovan posto anche i delicati ricami di
qualche felce.
E che festa quando una nevicata precoce spruzza di bianco i fianchi
del monte prima di Natale! Nell’aria di vetro si sale, appoggiando
dubitosamente le śgalmare sulla neve ghiacciata e ci si fa largo
nello schianto dei rami gelati che si spezzano e cadono in un lento
sfarfallio di neve. Coi polpastrelli paonazzi si gratta nel bianco e
il rumore s’allarga nel magico silenzio delle fratte imbalsamate: si
strappa il muschio alla neve che lo ha covato e ornato di ghiaccioli
trasparenti. Poi si rotola giù con la cesta in uno spolverio di
neve, lungo i pendii gelati.
A casa si toglie dalla soffitta la scatola delle scarpe che
custodisce le statuine, affondate nei trucioli. Si spazzano via le
povere maioliche dal ripiano del comò e vi si pone sopra l’asse
delle paparèle: sta per nascere il presepio. Con due ceppi
incrociati s’innalza la grotta, che poi viene rivestita di muschio,
di felci e cosparsa di segatura. Sul fondo è la mangiatoia, colma di
fili d’erba secca; più avanti il bue marrone e l’asinello grigio,
sdraiati; sulla destra la Madonna dal manto azzurro, in preghiera;
sulla sinistra, in primo piano, il S. Giuseppe grigio e curvo a
meditare amaramente, pesando sul bastone sottile. Al centro, ancor
vuoto, il posto per il Bambin Gesù. Sulla testata l’angelo, appeso
ad un filo, a tener nelle mani il cartiglio del “Pax hominibus bonae
voluntatis”.
( tratto da Parole che muoiono – Garda vècia
Pino Crescini))
|