Paese di belle donne
Da sfottò a blasone

Torri dalle belle donne: si dice così, in riva al lago. Ed è strano che i civici amministratori e gli operatori turistici non abbiano mai pensato di sfruttare a dovere il vecchio adagio. Alla fin fine, il mercato femminile è quello più redditizio per l’industria delle vacanze. Ma forse la ritrosia sta nel fatto che il detto popolare ha sempre avuto ambigua interpretazione. C’è chi lo invocava convinto della sua verità letterale. Chi invece lo spiattellava con intento ironico, se non oltraggioso. Aggiungendovi, in questo secondo caso: «Torri dalle belle donne, che le fa paura ai santi e alle Madonne».
Insomma: ci sono due partiti. E c’è chi non se l’è sentita di prendere le parti né dell’uno, nè dell’altro. Come Benedetto Lenotti, che nel suo volume delle Leggende del Garda scriveva così: «Torri, invece, ha il suo titolo in “Torri da le bele done”, che non si sa bene, dopo un affrettato controllo, se sia veritiero o ironico». Chi avrà ragione?
Cominciamo con chi la vede in senso negativo. Con l’accusa. Con quelli che, insomma, usano il motto in forma velenosa. Costoro richiamano gli altri detti di riviera, tutti giocati sul sarcasmo: per esempio «màgna aole da Garda» per evocare la povertà dei pescatori gardesani, che altro non avevano per sfamarsi che le alborelle, oppure «cùsa sanc da Casô», perché leggenda vuole che gli abitanti di Cassone avessero accusato gli eremiti Benigno e Caro di convivere non proprio santamente con una discepola. «Dunque», dicono questi, «perché mai l’appellativo di Torri dovrebbe essere complimentoso?» In loro soccorso viene anche monsignor Giovanni Serafini Volta, che nel 1822 dava alle stampe un libretto, la Descrizione del lago di Garda e de’ suoi contorni, contenente una staffilata contro le femmine torresane: «Le donne sono per lo più ben formate e di bella presenza, a riserva di quelle del villaggio di Torri quasi tutte calve e deformi». Gran cattiveria, piuttosto difficile da comprendere.
«Ohi, ohi», si dirà, «qui le cose si mettono male per l’onore delle torresane». E invece no. Perché i detrattori trovano ampio contraltare in chi la virtù e la bellezza delle donne di Torri l’ha stimata per davvero. E in giro per il lago oggi non c’è nessuno che, parlando di «Torri dalle belle donne» faccia dell’ironia. E non solo oggi. Tant’è che un poeta veronese che le belle donne le ha sempre apprezzate non ha avuto dubbi su quale posizione prendere. Mica un poeta qualunque: Berto Barbarani.
A un certo punto, come scrisse Riccardo Bacchelli in un suo racconto di viaggio, Barbarani «s’era messo in testa di fare il cronista di giornale». Erano gli anni Venti quando tratteggiava alcuni racconti di viaggio in tema lacustre, raccolti qualche tempo fa in volume a cura di Mauro Bonato e Giorgio Maria Cambiè. E in quei testi il poeta — diventato scrittore — per un paio di volte è in argomento di bellezze torresane.
Parlando d’una visita a Torri, dove incontra l’amico pittore Angelo Dall’Oca Bianca, cittadino onorario del paese, scrive: «La buona leggenda, che perpetua ancor oggi in Torri del Benaco la creazione delle “Bele Done” ha per contrasto una realtà nella vicina Castelletto di Brenzone dove esiste virtualmente una così detta “fabrica de moneghe” (convento). Ciò non toglie che anche a Castelletto non vi siano delle donne piacenti. Il lago di Garda è bello da per tutto. Perché vi si devono giustamente specchiare tutte le donne del lago, che non isdegnano tale rifrazione di bellezza». E dunque è con spirito più che positivo che il Berto caro ai veronesi, e sensibile al fascino femminino, cita la tradizione rivierasca. Parlando apertamente di bellezza. Cui non era del resto insensibile nemmeno il Dall’Oca, che anzi ritrasse varie torresane nei suoi quadri.
Ma non è tutto qui. C’è un’altra narrazione. In un altro testo, Barbarani ricorda d’una serata trascorsa ai Canevini, dove «si ballava in faccia al lago, disperatamente, all’ombra di due nespoli del Giappone. Il sito», scrive, «distava dal paese quel tanto di strada che le ragazze in vena di sgranchire le gambe, con la scusa di “far due passi”, potessero sottrarsi alla diretta sorveglianza dei famigliari. E ci si sentiva così lontani dal mondo, là, sotto quei due nespoli, tal che si perdonava volentieri anche alle scapestrerie musicali dell’organo. Ed era in quella onesta baraonda, che si raffinava nella ginnica del flirt il miglior prodotto originario di “Torri da le belle donne”!»
Quale la sentenza? Sentite le parti ed esaminata la materia, propendiamo per il Barbarani. Dunque, sia gloria alla bellezza delle donne di Torri. Sapendo peraltro d’innescare un conflitto d’interesse: chi scrive queste righe ha sposato una torresana…
Angelo Peretti

Le fotografie ufficiali delle inaugurazioni diventano fonti storiche

Fanfani a Pai per la scuola

Ogni taglio del nastro documenta un’epoca

Le inaugurazioni di opere pubbliche sono le occasioni in cui da sempre i fotografi si producono in fotografie «di circostanza». Con il passare degli anni, queste istantanee diventano spesso documenti interessanti di un’epoca, al di là delle stesse intenzioni celebrative per cui erano state scattate. Nella prima immagine qui a fianco, la piazza di Albisano è gremita di gente per l’inaugurazione della lapide ai caduti di guerra, sormontata dall’aquila, infissa sulla parete esterna delle vecchie scuole elementari, ora trasformate in sale civiche. A sinistra della corona d’alloro si intravede il sindaco Igino Bonetti. Successivamente, la lapide verrà spostata all’ingresso del paese, dov’è stato realizzato un piccolo monumento, presso l’ex asilo.
Sono i ragazzini i protagonisti del momento finale della festa per l’inaugurazione delle scuole elementari a Pai. Dietro di loro, sulla sinistra, in giacca scura, il senatore Amintore Fanfani, intervenuto per il taglio del nastro. (a.p.)

Quando i barconi e la pesca lasciarono il posto ai turisti

A vederlo così, di primo acchito, questo scorcio di Torri del Benaco non pare troppo carico d’anni. Il porticciolo sembra aver la fisionomia attuale. Forse, ecco, i platani sul penèl del molo adesso sono un po’ più alti. E nella foto, ripresa dal toràs, la torretta che chiude da un lato il porticciolo, non si vede l’asta delle bandiere. Ma per il resto, la struttura è ancora così. Poi osservi i dettagli, e t’accorgi che invece tutto è cambiato. È mutato il contesto. Siamo, non c’è dubbio, agli albori dell’economia turistica, nel momento di transito fra il lago dei pescatori e quello dei forestieri. È il tempo del miracolo economico.
La cartolina, a colori, è della ditta M. Rossi di Brescia. La didascalia, sul retro, è in tre lingue: «Lago di Garda - Torri del Benaco - Il porto» in italiano e poi la traduzione in francese e tedesco. Niente inglese, che ora sarebbe forse al primo posto. Il periodo? Be’, l’immagine potrebbe essere stata scattata nei primissimi anni Sessanta. Sul molo sono posteggiate alcune automobili. Una è la Seicento, l’utilitaria che ha segnato un’epoca nella storia della motorizzazione italiana, la macchina del boom (in fianco par di scorgere una mitica Bianchina). La prima Seicento venne presentata dalla Fiat a Ginevra nel 1955. Si continuò a costruirla fino al 1969. Siamo sicuramente oltre la metà degli anni Cinquanta, ma non troppo avanti nei Sessanta, perché le altre auto, di foggia estera, appaiono d’antan.
Forse è domenica: c’è parecchia gente sul molo. E probabilmente è tarda primavera, ma non ancora estate: il velista pare in maglietta, ma le signore indossano il soprabito: fa freschino. Non può essere il primo autunno, però, perché le chiome degli alberi verdeggiano, o forse il colore è stato ritoccato in tipografia, in modo da rendere primaverile un paesaggio già autunnale? Il livello del lago è abbastanza basso: si nota la riga lasciata sull’approdo dall’acqua più alta. Se è primavera, è molto avanti, a meno che l’inverno sia stato povero di nevi e precipitazioni. Ma potrebbe davvero essere autunno incipiente, con lago in secca per la siccità estiva (e il fogliame, dunque, davvero colorato artificiosamente dalla ditta delle cartoline). Mistero.
In basso, s’intravedono tre piccole barche, una semiaffondata (che fosse passato da non moltissimo un temporale di quelli che ogni tanto scoppiano sul lago?) Sono vecchie gondole da pesca in legno. Quasi all’uscita del porticciolo è invece attraccato un motoscafo, coperto da un telo: forse un Riva, dallo scafo in legno, elegantissimo. Appena oltre il molo, una barca a vela. Sulla velatura è scritto U 208. È dunque un’imbarcazione della classe U, un modello che — ci racconta l’architetto Piero Vantini, velista appassionato che è anche una sorta di storico dello sport nautico benacense — ebbe qualche successo nel dopoguerra, soprattutto in Liguria. Sul Garda ce n’erano pochi esemplari, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi è praticamente scomparso: va ancora un po’ di moda a Forte dei Marmi, dove s’organizza tuttora una regata.
Di là del molo un barcone a due alberi. Uno degli ultimi a solcare il lago per trasportare mercanzie: oggi, ne restano due, a servizio dei turisti.
Sono tutti segnali della transizione, quelli che appaiono in foto: resta viva la memoria del Garda che fu, con le barche da pesca e il barcone per le merci, ma c’è già il lago della modernità, dell’industria del villeggiante, del turista. Una foto che ripropone l’età di passaggio: la vecchia Torri che lascia spazio a quella nuova. (a.p.)
 

A Saldam dal 1932 al 1940 raduno aeronautico annuale

Anni Trenta, foto ricordo a bordo degli idrovolanti

Il lago di Garda fu, negli anni Trenta, lo specchio d’acqua prescelto per la sperimentazione di aeromobili d’eccezione: gli idrovolanti (aerei che partono e arrivano sull’acqua, poggiando su pattini galleggianti), macchine in cui l’industria italiana conquistò una particolare competenza, coronata con le traversate intercontinentali degli idrovolanti di Italo Balbo.
Sul Garda furono conquistati anche primati mondiali di velocità in volo, ma a Torri accadde anche un incidente mortale: nel 1932 un aereo cadde in località Saldam e il pilota morì. Da allora ogni anno, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, si svolse in paese un raduno aeronautico nazionale.
Gli idrovolanti planavano nella zona davanti a Saldam e i piloti in corteo andavano in chiesa per la messa di suffragio al caduto. I bambini facevano a gara per avere una fotografia ricordo a bordo di un idrovolante.

Riscoperte in municipio le minute degli articoli che il segretario comunale scriveva per il giornale durante il Ventennio

Cronache di regime, che strada

La Nuova Gardesana tema onnipresente nelle corrispondenze

Firmava: «Il corrispondente». Così si legge sulle sbiadite copie dattiloscritte conservate in municipio, a Torri del Benaco. Anni Venti, epoca fascista. Il corrispondente in questione era quello dell’Arena. Ruolo assunto dal segretario comunale, Ettore Furioli, da quanto si intravede in un autografo. Sono rimaste in archivio le sue minute. Cronache in parte, crediamo, mai pubblicate. Raccontano qualche spaccato di vita torresana di quegli anni.
Lo stile magari è un po’ ampolloso, come s’usava in quei tempi. Però c’è ricchezza di dettaglio, perfino eccesso nei particolari. Come nella cronaca stilata il 5 novembre del 1929. Informa che due giorni prima «il corteo per la commemorazione del XI annuale della maggiore Vittoria italiana si svolse qui domenica mattina, movendo dalla Piazza del Municipio verso il Parco della Rimembranza e la Parrocchiale, nell’ordine seguente: Asilo infantile - Balilla - Marinaretti e Piccole Italiane in divisa bianca - Bandiere e gagliardetti - premilitari inquadrati - Autorità - Sezione Ex Combattenti - Sezione del Fascio - Sindacati lavoratori - popolazione». Il parroco, don Carlo Venturi, «cantò nel Parco brevi esequie». E poi ecco un che di burocratica poesia nel narrare un curioso accidente: «Issata in mezzo al Parco stava un’antenna della Vittoria, alta circa 10 metri, sormontata da una croce e stemma scaligero in ferro. Su di essa sventolava un grande tricolore. Il vento furioso che col suo lamentoso sibilo pareva aggiungere mestizia alla rievocazione dei 27 Caduti gloriosi, chiamati per nome dal Presidente della Sezione Combattenti, soffiava sì forte che ad un certo punto, mentre tutti erano intenti alla solenne cerimonia, si spezzò e cadde riversa e con la ressa di popolo che stringevas’attorno il parco quadrangolare, poco mancò non ne nascesse una disgrazia».
Erano le cronache di quegli anni da Torri: ricorrenze, feste combattentistiche, magari da chiudere «fra i canti e gli evviva», a fine giornata, «presso l’osteria di Bellini Silvio». La cronaca è quella del primo ottobre del 1929. Era in programma una gita a Riva. Ma il traffico sulla Gardesana venne bloccato da un imprevisto. A Frader, «il camion della ditta Pifferi di Malcesine, carico d’uva, con traino a rimorchio, proprio mentre incrociava coll’Autovalpantena proveniente da Malcesine e diretta a Verona, perdeva la ruota posteriore sinistra, bloccando così il passaggio della grossa vettura». Fu necessario scaricare il camion e spostarlo a forza di braccia, ma gli ex combattenti Link utili non si fecero pregare. Poi, qualche recita di beneficenza. Come nel maggio 1929, quando ci fu la «première» della Tradita: «Protagonista la signorina Lucia Campanardi. La Elvira impersonata nella signorina Bertera Carmela. Lo spettacolo è riuscito veramente interessante, e per la buona messa in scena, e per la indiscussa bravura di tutte indistintamente le artiste. Seguì da ultimo un bozzetto melodrammatico, cantato dalla signorina Vedovelli con molta grazia e con bella voce. Accompagnava all’armonium il sig. Bertelli Guglielmo. Il salone dell’Asilo infantile era letteralmente stipato di famiglie».
Oppure c’era da raccontare l’esordio di un neo-avvocato, come nel dicembre 1929: «Il giovane avvocato Francesco Raus, il figlio del nostro Medico condotto cav. Dr. Giuseppe Raus, ha esordito la prima volta davanti la R. Pretura di Caprino, sez. staccata di Bardolino, nell’udienza del 18 corr. in patrocinio del sig. Moscolo Claudio, per contravvenzione. La sala d’udienza era letteralmente stipata di pubblico. L’imputato è stato pienamente assolto».
E poi, le assemblee del fascio. Nella riunione del 21 maggio 1929, convocata dal «Cav. Luigi Pasetto, nella sua duplice veste di Commissario straordinario del Fascio di Torri e di regio Podestà», si provvedeva a distribuire le tessere. Fu l’occasione per parlare di opere pubbliche. L’acquedotto comunale «è ormai una realtà presto condotta a compimento», e non se ne ricaverà solo il vantaggio «di dare acqua veramente potabile alla popolazione», ma anche «di porre la condizione pregiudiziale per la dichiarazione di stazione climatica di Torri del Benaco, analogamente a quanto ha potuto ottenere Malcesine». Si sa poi che «un grande numero di giovani e di cittadini» vuole avere il campo sportivo, ma scarseggiano i fondi. Le frazioni di Pai e Albisano «hanno assoluto, inderogabile bisogno di vedere ampliato il loro insufficiente Cimitero»: a Pai il Comune ha ottenuto gratis l’area dal parroco don Michele Castellani, ad Albisano è pronto il progetto. E poi c’è la questione dell’illuminazione. «Alcuni fascisti», si legge, «nella loro qualità di utenti privati della Soc. Trentina di Elettricità, vorrebbero che da questa Assemblea fosse elevata una pubblica protesta per il disservizio che caratterizza la Società in confronto ad esempio della rete bresciana, che non conosce interruzioni di linee, né di corrente». Il podestà fa sapere che «la Società ha dato ripetuti affidamenti che, ultimata la strada Gardesana nel tronco Malcesine Torbole, la linea ad alta tensione verrà interamente sistemata; posto che è su tale tratto che più di frequente avvengono le interruzioni dovute a frane».
Ah, quella strada. Doveva essere davvero un problema non vederla finita. «Chissà quando questa benedetta strada provinciale Gardesana sarà finita e chissà quando si potranno evitare queste disgrazie che si susseguono a sì breve scadenza», si lascia sfuggire il corrispondente nella sua nota del 30 luglio 1929, parlando di due incidenti automobilistici accaduti l’uno in località Pi e l’altro a Pai.
A proposito di incidenti: è tragicomico quello occorso il 18 maggio 1929 alla curva del Toràs, sotto il castello scaligero, a ridosso del porto. Verso le 19, «Bertoldi Giovanni di Augusto di anni 26 da Garda» era appena partito per tornare a casa col suo carro carico di calce. Ma ecco arrivare una macchina: è guidata da Giovanni Chisolfi, ingegnere progettista della Gardesana, che ha a fianco «il signor Corradi Attilio, esperto automobilista». Ed ecco cosa accadde: «Il Bertoldi, che occupava il lato sinistro della strada, tentò di portarsi sul lato destro. L’auto sopravveniente, vista la larghezza della strada, che in quel punto misura metri 8,50, tentò a sua volta di passare a sinistra. Ma non le riuscì di compiere la manovra in tempo. Tentò allora di portarsi nuovamente sul lato destro; ma un po’ per la forza centrifuga della curva, un po’ per la mancata azione dei freni, la macchina andò a sbattere colle ruote anteriori e col radiatore tra le gambe del mulo. Il Bertoldi che si trovava sul carretto, si trovò di colpo a terra, per fortuna incolume. Una stanga del carretto, battendo contro il parabrise dell’auto, lo frantumò in mille pezzi, sfiorando nel suo colpo violentissimo la faccia del Corradi. Il mulo si trovò a cavallo del radiatore, il quale naturalmente subì parecchie rotture». Arrivò subito gente, e «il mulo fu tolto dall’incomoda posizione con grande stento». I viaggiatori? Pochi graffi. Incidenti d’altri tempi.
Angelo Peretti

 

Una tradizione dimenticata. Oggi solo visitando il museo
si può scoprire che fino a 50 anni fa le cave erano
un’attività importantissima. Tra i clienti il duca di Torlonia

Non c’è più quel marmo «majonese»

La lavorazione della pietra estratta sulle colline avveniva sulla riva e lasciava un pietrisco dorato, «sì che il bel villaggio peschereccio celebre pei carpioni», scriveva Berto Barbarani, «appare acconciato con la salsa»

La capitale del mandorlato? Non c’è dubbio: è Torri del Benaco. Ma non saltino sulle sedie i colognesi. Il mandorlato dolce, da mangiare, fatto d’albume, miele, zucchero e mandorle, quello resta vanto di Cologna Veneta. Non c’è da discuterne. Il mandorlato torresano è altra cosa: marmo, pietra. Che si cava — o meglio, si cavava, dato che l’estrazione è un ricordo del passato — sulle colline.
Il marmo era importante a Torri del Benaco. E rendeva celebre la località. «Marmifero» aveva definito il paese il poeta bresciano Cesare Arici nel 1822. «Ecco di marmi Torri fecondo incontro a me pur farsi», scrisse il bardolinese Cesare Betteloni nel 1834. Nel 1900 Enrico Nicolis, dicendo di Materiali, pietre e terre coloranti della provincia di Verona, cita fra i più pregiati il marmo «giallo, giallo e turchino, e rosso di Torri». Ma si cavava anche il mandorlato. «In vicinanza ed a fianco del marmo giallo», scriveva Serafino Volta nel 1828, «esistono delle cave di un altro marmo, che chiamasi Mandorlato di Torri, bianco anch’esso di fondo, ma con macchie di colore porporino. Gli strati di questo marmo sono alternati da stratificazioni di marmo bianco privo di macchie».
Il più ricercato, quello era il «giallo di Torri», pietra esclusiva: si trovava solo lì, in un'area ristretta. Pregiatissimo. «Il giallo di Torri, quando sia del più scelto, e ben carico di colore, non pare inferiore al giallo antico», asseriva Scipione Maffei nella Verona Illustrata. Finiva sugli altari delle chiese, nei saloni delle ville, perfino di là dell’Oceano. «A Roma, il Duca di Torlonia, 30 anni or sono», scriveva Nicolis nel 1900, «completava con il giallo di Torri la chiesa del Gesù che era di giallo di Siena. Come pure di giallo di Torri è un blocco lungo 9 metri che forma due gradini di un altare della chiesa di San Luigi Gonzaga in Castiglione delle Stiviere».
Le cave oggi sono chiuse, esauste. Ma l’attività lapidea a Torri è stata una piccola industria fino agli anni Sessanta, quando l’economia turistica (e di conseguenza anche quella edilizia e immobiliare) non era ancora esplosa. L’artigianato della pietra era una valvola di sfogo per la manodopera. Olivi e marmo: era così che si sbarcava il lunario. Fra i colli Link utili si è seguitato a estrarre pietra fino a mezzo secolo fa. Il marmo veniva cavato, tagliato in grossi blocchi o sminuzzato sul posto, e poi trasportato sino al porto. C’erano anche delle fabbrichette che lo trasformavano in graniglia per realizzarci i pavimenti alla veneziana. Gli scarti di lavorazione, piccolissimi, vero e proprio ghiaino, finivano sulla spiaggia, e ancora oggi se ne trovano. Trasformando in dorato il bagnasciuga. E quei depositi di pezzetti di pietra lavorata ebbero anche un testimone importante, il poeta Berto Barbarani, che in una sua memoria scrisse: «Sulla banchina nuova del porto, si stendeva malgrando non fosse ancora apparso in paese, una luce artificiale di sole. Il miracolo si deve alla minuta ghiaietta largamente profusa del marmo giallo di Torri, macinato nei pressi della chiesa e della quale appare anche bordata l’elegante curva della riva, sì, che il bel villaggio peschereccio e celebre per gli suoi squisiti carpioni, appare acconciato con la salsa majonese! E non esagero». Poi la pregiata pietra torresana prendeva la via del lago, sui barconi da carico che tuttora figurano nell’iconografia benacense. Diretti a Desenzano, soprattutto, ma anche a Salò e Peschiera. Una lettera dell’agosto 1789 ricorda come fosse giunto al porto di Peschiera, «ridotto già in piccoli pezzi», un carico del «noto marmo giallo» di Torri, da trasportare poi con dei carri fino nel Mantovano.
L’acqua, il lago: eccolo qui il segreto del successo dell’attività lapidea di Torri. Esattamente come a Sant’Ambrogio, dove l’acqua era quella fluviale, l’Adige. Lago e fiume come vie di commercio. Lo sottolinea lo storico valpolicellese Pierpaolo Brugnoli in un saggio apparso su Il Garda. L’ambiente, l’uomo, l’annuario pubblicato a Torri del Benaco dal Centro studi per il territorio benacense. «Come quella del bacino marmifero di Sant’Ambrogio di Valpolicella», dice Brugnoli, «anche la fortuna commerciale che arrise ai marmi nel tempo estratti dalle pendici delle montagne che delimitano il lago di Garda è dovuta, oltreché alla bellezza di questi materiali, alla presenza di uno specchio d’acqua, elemento un tempo (e fino al secolo XIX) indispensabile per il trasporto di merci».
L’origine dell’attività di cava a Torri è antica. Fiorente, come s’usa dire, in età veneziana. In un verbale della vicìnia, il consiglio cioè, del 1542, si ha notizia della discussione sull’uso delle «predare» locali. Per verificare i quantitativi di pietra presi dalle cave torresane, e farci pagar sopra le tasse, nel Settecento faceva servizio un pubblico «misurador». Era al Comune che Venezia aveva dato la concessione sulle «buse» e sulle «predare» del posto «di qualsivoglia sorte». E c’erano famiglie di tagliapietra famosi: gli Zuliani, i Morelli. Discende dalla famiglia dei Saletti di Sant’Ambrogio, trasferitisi a lavorar la pietra sul lago nel Seicento, il cognome dei Galetti di Torri: l’ha dimostrato ancora Brugnoli. Nel 1764 un Galetti, Girolamo, lavorò alla realizzazione del balaustrino in marmo della croce dell’altare della Compagnia del Carmine, nella parrocchiale di Torri. Un altro Galetti tagliapietra, Angelo, costruisce il fonte battesimale, nel 1823.
Contro gli Zuliani e i Mazzetti ebbe a costituirsi la Comunità di Torri nel 1740. Ce lo riferisce un documento dell’epoca. «I Link utili avesse affittato le loro preare a Zen e fratelli Zuliani e Gio. Batta e fratelli Mazzetti con l’obbligo di pagar troni tre per ogni caro di pietra giala e troni uno, marchetti cinque della pietra bianca e rossa, con condizione di non poter levare le pietre, né caricarle, se prima non saranno state dal pubblico misurador». S’accusavano invece i tagliapietra d’aver portato le pietre sulla barche senza averle fatte prima stimare. Il che avrebbe loro consentito d’evadere il pagamento, «in aperto deffraudo dell’interesse della povera Comunità di Torri». Vicende antiche, che però ci forniscono testimonianza del valore del marmo giallo, tassato più delle altre pietre.
Ora la tradizione marmifera appartiene solo ai ricordi. Ed è finita nel museo, quello del castello scaligero, dove sono esposti, insieme con gli attrezzi da lavoro, alcuni pezzi d’artigianato locale: le tine per l’olio, i pilécc per il pesce sotto sale, qualche secchiaio. Perfino un fonte battesimale.

Polpette, fettine di scamone e i libri sulla storia del paese

La macelleria che è diventata un laboratorio d’arte e cultura

È riduttivo chiamarla macelleria. È un laboratorio d’arte. Perché sì, ci vendono la carne e anche qualche prodotto di gastronomia, e la qualità è invidiabile. Ma loro, i fratelli Girardi, coltivano altre passioni. Uno ha l’animo dell’editore di opere locali, e stampa libri, poster e calendari e fa pure il gestore d’un sito web; l’altro è poeta e scultore.
Lorenzo Girardi è del 1948. In pratica, fa il macellaio da quasi mezzo secolo. Da quando portava le braghe corte. Era un bòcia quando il Toni Peroni gli chiese d’aiutarlo a girare la manovella alla macchinetta delle lugàneghe. Mario, più giovane di due anni, iniziò poco dopo, andando in bici a portar la spesa ai clienti. Erano i primi anni Sessanta. La macelleria allora era all’angolo di piazza Umberto, in pieno centro. Fu nel 1965 che si spostò sulla strada. Loro, i Girardi brothers, impararono il mestiere così bene che quando il Toni decise di passar la mano gli affittò il negozio: era il 1977. Fino alla fine degli anni Novanta sono rimasti sulla Gardesana, all’incrocio per Albisano. Poi hanno aperto la nuova sede, in un vicolo a due passi, e hanno cominciato ad affiancare ai tagli di carne anche qualche sfiziosità pronta: il roast beef, l’arrosto di vitello. Poi, le fettine di scamone di manzo aromatizzate, che vanno a ruba: se gli chiedi degli aromi, non hanno problemi a svelarteli: sale, pepe, prezzemolo, poco aglio, «ma il segreto sono le dosi», aggiungono. Per non parlare delle mitiche polpettine: c’è chi le compra per portarsele a Milano dopo il fine settimana passato a Torri.
Ma il cuore palpita per la cultura. Mario Girardi pubblicò il primo libro a fine anni Settanta, una guida di Torri in bianco e nero, bilingue, compilata insieme con Giorgio Vedovelli, che è presidente del museo del castello scaligero. Cinque anni fa una bella raccolta fotografica: Torri andata e ritorno, lo stesso lavoro da cui abbiamo tratto molte delle immagini di quest’inserto. Poi, La tredicina di Sant’Antonio, edito insieme con Luigina Pescetta, capocontrada del borgo che sta attorno alla chiesetta dedicata al santo. Assieme a Daniela Pippa ha pure stampato le poesie del fratello Lorenzo, ma di questo parliamo più avanti.
Fin qui i libri. Poi, i calendari, attesissimi a fine anno dai Link utili. Quest’anno è uscita l’undicesima edizione. I soggetti sono sempre locali: foto d’epoca, la pesca, le donne, i panorami, i fiori, le persone. Stavolta tocca alle cartoline stampate nel corso del tempo dal Circolo filatelico numismatico di Torri, che compie ben trent’anni. E dopo ci sono i poster, anch’essi strapaesani: c’è quello delle porte di Torri, quello delle finestre, quello delle chiavi di volta dei portoni, quello del porto, «e non ho certo idea di fermarmi qui», ammette Mario. Infine, il sito internet. Si chiama berengario.com. È on line dal 2000 ed è visitatissimo, anche dai Link utili emigrati all’estero, che hanno la possibilità di tenersi aggiornati sulle vicende del paese. Una miniera di informazioni. E di immagini, perché Mario Girardi ha anche l’hobby della fotocamera, e non c’è evento che non venga immortalato e messo in rete quasi in tempo reale. Ogni giorno c’è almeno uno scatto nuovo. Una raccolta straordinaria. E gratuita.
Lorenzo Girardi, si diceva, ama scrivere in versi e scolpire. A dire il vero, la prima passione è stata quella per i bonsai, le piante in miniatura, che erano piuttosto apprezzate. Da lì è passato alla scultura: il legno d’ulivo e la pietra sono i materiali preferiti. Ha perfino realizzato, in marmo, il monumento al donatore di sangue installato all’inizio del paese. Da una manciata d’anni si dedica alla composizione poetica. In dialetto e in lingua. Una selezione dei suoi testi è nel volume Sulle ali di un gabbiano. Altre opere sono nella miscellanea En mès ai nùgui, pubblicata dal centro culturale La Marola. E non disdegna di recitare in pubblico. Applaudito.
D’accordo, la bottega è una macelleria. E la roba che ci si compra è buona. Ma questa, ammettiamolo, è soprattutto una fucina di idee. E di cultura.
Angelo Peretti

Don Giovanni Andreoli, il parroco di Pai scomparso nel 2003: alla sua porta arrivavano da ogni paese

Tutti in coda dal prete che sapeva ascoltare

A volte, vedevi la luce dello studio accesa fino a tarda notte. Di giorno, c’era la coda di gente ad attendere, sui pochi gradini della canonica. Lui non si tirava indietro, mai. Anche se talvolta lo vedevi stanchissimo e doveva ammettere d’aver potuto dormire poco. Don Giovanni Andreoli arrivava in parrocchia a Pai il venerdì e ripartiva la domenica notte o il lunedì mattina. Amava la bellezza del luogo, ma non aveva tempo per goderne: non c’era un attimo di tregua, così come accadeva, negli altri giorni, a casa sua, a Bardolino, in contrada San Zeno. Sempre gente da ricevere, da ascoltare, da confortare, da consigliare. Rita, la perpetua, sotto le feste di Natale e di Pasqua doveva affiggere un cartello che invitava gli «amici venuti da lontano», come li chiamava lui, a dare la precedenza ai parrocchiani per le confessioni. Ma una parola non la faceva comunque mancare a nessuno. Così come la sua raccomandazione: «Volìve bén», vogliatevi bene.
Nelle omelie aveva due riferimenti fissi: don Giovanni Calabria, suo maestro spirituale, e la mamma. Pregava di poterli rivedere in paradiso. L’abbraccio, secondo la fede cristiana, è avvenuto sul finire di febbraio del 2003, quando s’è addormentato nel riposo eterno, a quasi 82 anni d’età. Era nato a Bardolino nel giugno 1921. Ordinato sacerdote nel 1947, è stato vicario parrocchiale a Bagnolo fino al 1966. Poi ha prestato servizio al santuario della Madonna della Corona per un decennio. Nel 1978 eccolo a Pai, frazione di Torri ma parrocchia autonoma. E qui venivano ad ascoltarlo da ogni dove. Era capace di ascoltare la sofferenza, di darle un senso, di aiutare ad accettarla. Così come accettò la sua malattia. «Se qualcuno che ci ama ci è vicino», sono parole sue, «allora anche il dolore perde la sua forza e noi, pur piangendo, godiamo della beatitudine di non essere soli».
L’ascolto. Era questo il suo carisma. «Diamo un sorriso, tendiamo la mano», è una sua omelia del febbraio 1998, «smettiamola di essere avari di tempo. Fermiamoci ad ascoltare, facciamo sentire importante qualcuno, ridiamogli un volto, tiriamolo fuori dall’anonimato, dal grigio di un’esistenza senza arcobaleni». Volìve bén, il suo saluto, è diventato il titolo d’un libretto che la parrocchia gli ha dedicato. Un quadernetto andato a ruba. Chi lo volesse, ne può trovare ancora qualche copia. «La persona che ami ti chiede: “Tu credi in me, ti fidi di me? Mi vuoi bene?” Tu non dici: “Te lo dirò domani, devo pensarci, devo pesare tante cose, abbi pazienza”. Se ami, dici subito di sì. Bisognerebbe vedere come e quanto lo dimostri questo amore, per crederci davvero, ma la prima risposta è già una spinta del cuore e ha sempre grande valore».
«Dio», diceva nel 1996, «ha messo nel tuo cuore il seme della gioia. È il suo stile. Dio regala semi, non frutti». (a.p.)

 

Giovedì 29 Dicembre 2005


TORRI. A due poliziotti che salvarono dei turisti finiti contro gli scogli il riconoscimento
«Benemerenze del Garda». Premiati gli «angeli» dei naufraghi
In finale anche i responsabili di un progetto per la cura delle patologie della vista


Torri. Le Benemerenze 2005 ai due «angeli custodi» del lago di Garda. È il verdetto della qualificata giuria della prima edizione del premio «Benemerenze sul Garda», organizzata a Torri dal consigliere comunale di minoranza Stefano Nicotra. E così, in una sala consiliare traboccante di gente tanto da lasciare in piedi più di una decina di persone, ed annoverando personaggi del mondo politico, amministrativo, giudiziario e religioso provinciale, oltre a moltissimi comuni cittadini, il presidente della giuria, il giornalista Angelo Peretti, il medico e noto poeta dialettale Bepi Sartori, e il prefetto vicario di Verona Elio Faillacci, hanno decretato Marina Tezza e Andrea Dentali quali vincitori del premio istituito come riconoscimento per chi ha fatto del bene e si è prodigato per il prossimo, come ha ricordato Nicotra durante la serata.
Sapientemente moderata dalla bella giornalista Maria Critelli, la serata ha riservato al folto pubblico momenti di partecipazione davvero intensa. La conduttrice, dopo avere nominato i cinque personaggi, selezionati da un apposito Comitato costituito nei mesi scorsi, ha lasciato che gli stessi illustrassero di persona le proprie azioni meritorie per le quali erano stati candidati al premio. E così, don Giorgio Benedetti, responsabile per la Curia diocesana di Verona per lo sport, il tempo libero, il turismo e i pellegrinaggi, ha raccontato come, dal 1990, si stia occupando di portare in Terra Santa pellegrini provenienti da tutto il mondo.
Don Giorgio, con senso dell’umorismo, ha illustrato come a Gerusalemme sia tangibile oggi l’impegno di Verona e dei veronesi, che portano sostegno concreto alle famiglie di cattolici arabi, spesso vessate da israeliani e palestinesi. «È questo assedio delle altre culture», ha commentato don Giorgio, «fa sì che i cattolici arabi, in pratica, le prendano da tutte e due le fazioni».
Di qui l’impegno del religioso per queste famiglie, altrimenti costrette ad emigrare dalla Terra Santa. Inoltre, il sacerdote veronese ha contribuito in maniera determinante a creare la mostra permanente dei presepi e la Porta Santa a Gerusalemme.
L'altra coppia di candidati alle Benemerenze 2005 era poi costituita dal presidente del Lions di Villafranca, Massimo Zuccotti assieme all’oculista della clinica Pederzoli di Peschiera, Emiliano Ghinelli. Entrambi stanno realizzando un progetto di vista bionica per pazienti affetti da patologie irreversibili della retina, che portano alla cecità e per le quali finora nessuno ha ancora trovato soluzione. «In collaborazione con l’americano Mit, il Massachusset Institute of Tecnology, i due scienziati italiani stanno realizzando, uno dal punto di vista tecnologico e l’altro dal punto di vista della applicazione medica, un «progetto per un microchip da impiantare nell’occhio umano per ridare la vista a questi pazienti».
Infine, i due poliziotti della pattuglia nautica di Peschiera, Marina Tezza e Andrea Dentale, hanno raccontato come, durante una notte estiva del 2003, mentre erano ad una festa a Peschiera, decisero di rientrare in servizio per rispondere ad un Sos di un gommone con a bordo diverse persone, naufragato contro gli scogli al largo di Sirmione. «Nessun altro, a parte noi, poteva intervenire dato che non c’erano i mezzi idonei a raggiungere quel posto pieno di scogli». hanno raccontato. «Sfidando il buio, il lago mosso e senza punti di riferimento precisi per evitare le rocce», ha sottolineato Andrea Dentale, già premiato assieme alla collega anche durante l’annuale festa della polizia a Verona, «siamo riusciti a mettere in salvo cinque persone di cui tre, nell’impatto sugli scogli, avevano anche riportato fratture ossee e traumi vari, oltre a finire in acqua». È per questo senso di responsabilità, assolutamente diverso dal semplice senso del dovere, ha argomentato il presidente della giuria Angelo Peretti, che la giuria, pur tra molte difficoltà nella selezione, ha deciso di premiare questi due personaggi, rispetto a brillanti esempi di sussidiarietà, come quello di don Giorgio Benedetti, e di solidarietà, come quello di Zuccotti e Ghinelli.
Da ultimo, ma non in ordine di importanza, l’apprezzato intervento finale a sorpresa, e a grande richiesta del pubblico, di Bepi Sartori, «un’autentica istituzione nel campo della poesia dialettale veronese», come ha ricordato Maria Critelli. Leggendo alcune delle sue poesie in dialetto, tra cui anche la divertente «Dotor, za’ che l’è qua…», Sartori ha divertito e conquistato il pubblico, che lo ha poi lungamente applaudito.
Gerardo Musuraca

 

Martedì 22 Novembre 2005

Contributi per l’alto lago. Brenzone, Torri e Malcesine possono sistemare palestre, tennis e campetti
La Regione aiuta lo sport. Finanziati i lavori per migliorare tre impianti.

Soldi in arrivo da Venezia per gli impianti sportivi dei tre comuni dell’alto Garda. A darne comunicazione alle amministrazioni comunali è l’assessore regionale ai lavori pubblici, Massimo Giorgetti.
«Di recente», annuncia l’esponente scaligero di Alleanza nazionale, «la giunta regionale, su mia proposta, ha deliberato alcuni contributi richiesti dai Comuni di Malcesine, Brenzone e Torri del Benaco per il completamento o conversione degli impianti sportivi esistenti. Secondo quanto previsto dalla legge numero 5 del 2000, abbiamo quindi deliberato alcuni interventi che dovrebbero offrire ai cittadini gardesani e alle centinaia di migliaia di turisti che vengono sul lago strutture più adeguate, ristrutturate e che incrementino la pratica sportiva». Dall’assessorato ai lavori pubblici sono state fornite le cifre esatte degli stanziamenti per finanziare i progetti presentati dalle amministrazioni comunali.
«A Malcesine andranno cinquemila euro, rispetto ai 12mila necessari», elencano in Regione, «per gli interventi sulla palestra annessa alla scuola elementare, gli interventi di protezione murale ed antiurto della struttura. A Brenzone arriveranno 57 mila euro, a fronte dei 139 mila necessari per la sistemazione dell’impianto sportivo annesso al centro velico Acquafresca, del parcheggio antistante e della pavimentazione del campo polivalente della struttura. Infine a Torri arriveranno 32 mila euro, a fronte dell’importo di progetto inviato a Venezia di 79 mila euro, per trasformare l’ex campo da tennis annesso al Lido Bagni in campo polivalente». Il contributo regionale su quest’ultima struttura comunque avrà effetti benefici doppi, come aveva confermato il sindaco di Torri, Giorgio Passionelli Infatti, «grazie al risparmio sulle spese per il campo del Lido Bagni», aveva promesso il primo cittadino, «metteremo mano anche al campo polivalente di Pai, inaugurato appena nel 1999, ma già bisognoso di restauri». Il problema di Pai era stato segnalato dal sindaco anche l’ex assessore al patrimonio, ed ora consigliere di minoranza, Alberto Tomei. Nel 2003, infatti, Tomei aveva richiesto a Venezia contributi per risistemare il campo polivalente ma ora, grazie ai soldi stanziati per quello di Torri, indirettamente anche la frazione più a nord «potrà vedere ripristinata la propria struttura sportiva e pure l’area sottostante, da sempre trascurata e in disuso», come aveva detto in conclusione Passionelli.
Felice per i soldi giunti da Venezia anche l’assessore ai lavori pubblici di Brenzone, Davide Benedetti. «Ringraziamo la Regione», dice, «per la sensibilità che dimostra nell’ambito dello sport e delle politiche giovanili».
Con l’attuale contributo ai tre comuni dell’alto Garda sta proseguendo l’operazione sugli impianti sportivi da parte della Regione Veneto sul lago, lo scorso anno. Nel 2004, infatti, «l’assessorato ai lavori pubblici aveva concesso al comune di Garda 77. 847 euro per la realizzazione di due campi da tennis scoperti, con relative strutture fisse in legno e Pvc e a Bardolino centomila euro per la ristrutturazione degli spogliatoi degli impianti di località Quaiara», come ha confermato infine l’assessore regionale.
Gerardo Musuraca
 


A Torri del Benaco, panettiere in rianimazione per monossido di carbonio

Panettiere ricoverato all’ospedale di Borgo Trento per una sospetta intossicazione da monossido di carbonio. Da ieri mattina all’alba Giuliano Sandri, 52 anni, titolare del panificio Sami e Anna di via Alighieri a Torri, è in rianimazione.
L’uomo è stato trovato ieri mattina al suolo, nel suo pastificio, vicino al forno a gas, da uno dei suoi collaboratori arrivato al lavoro.
Secondo un primo sopralluogo dei carabinieri di Torri e Caprino, competenti per territorio, Sandri avrebbe respirato il monossido di carbonio fuoriuscito dal forno che con ogni probabilità non funziona bene.
Ieri quando la comunicazione è arrivata ai militari, sono scattate le indagini del caso, sul posto sono andati anche i vigili del fuoco di Bardolino, per mettere in sicurezza il forno.
Il monossido di carbonio è un gas incolore, inodore, infiammabile, e molto tossico. Si forma durante le combustioni delle sostanze organiche, quando sono incomplete per difetto di aria per mancanza di ossigeno.
Gli effetti sull’uomo sono particolarmente pericolosi. La sua pericolosità è dovuta alla formazione con l’emoglobina del sangue di un composto fisiologicamente inattivo, la carbossiemoglobina, che impedisce l’ossigenazione dei tessuti. A basse concentrazioni il monossido provoca emicranie, debolezza diffusa, giramenti di testa, ma a concentrazioni maggiori può provocare esiti letali.
Quando si ha il sospetto di essere intossicati, bisogna aerare subito il luogo in cui ci si trova e poi rivolgersi subito al pronto soccorso. (a.v.)

 

28 ottobre 2005

« Fraderiana », storico
albergo in riva al lago


La due giorni dedicata all’olio d’oliva del Garda presenta anche iniziative promozionali, che coinvolgono gli operatori della ristorazione e dell’accoglienza.
Tra queste rientra “Viaggio nel Gusto”, manifestazione ideata dall’Amministrazione comunale che interessa alberghi e ristoranti di Torri del Benaco. Questi hanno elaborato dei pacchetti speciali per il fine settimana, che comprendono un menù a base di olio d’oliva e prodotti tipici ed il pernottamento, il tutto a prezzi davvero convenienti.
L’Hotel Ristorante Fraderiana, ad esempio, propone 2 pernottamenti con colazione e cena per 2 persone a soli 150 euro. Il menù proposto prevede trota in salsa con pinoli, uvetta ed olio extra vergine d’oliva; cestino di verdure con lavarello ed olio al rosmarino; bigoli con salsa di olive nere; pesce persico preparato con una ghiotta ricetta e semifreddo al limone caramellato. Il tutto accompagnato da ottimo Soave DOC.
Il Fraderiana è uno degli alberghi storici di Torri d. B. Ubicato in località Frader, a meno di due chilometri dal centro del paese, che si raggiunge a piedi in circa 20 minuti, è ospitato in un edifico suggestivo, che è stato il primo frantoio attivo a Torri. Dove un tempo funzionava la macina, oggi c’è un bar davvero tipico con sassi a vista, mentre la sala ristorante ha preso il posto della vecchia stalla.
Il Fraderiana sorge proprio in riva al lago ed offre pertanto la possibilità di pranzare e cenare godendosi un incantevole panorama. Il ristorante dispone di circa 50 posti e propone la tipica cucina del territorio. In primavera ed in estate si può usufruire anche della splendida terrazza, che offre un panorama ancora più suggestivo e affascinante.
Dall’inizio dell’anno, la gestione dell’Hotel Fraderiana, ancora di proprietà della famiglia Peroni, è affidata alla famiglia Thurner, con i fratelli Nicola, Stefano e Mauro che si avvalgono della preziosa collaborazione dell’abilissima cuoca Stefania Peroni. Se vi recherete a Torri d. Benaco, ricordatevi di assaggiare il prelibato menù proposto dell’Hotel Fraderiana, dove potrete anche soggiornare nelle confortevoli camere, che si affacciano per metà sul lago e per metà sullo scenario incantevole del Monte Baldo


28 ottobre 2005

Amministrazione comunale ed AIPO unite per dare il benvenuto alla campagna olearia 2005
A Torri si celebra l’olio del Garda

L’inizio della raccolta delle olive e del primo olio si celebra a Torri del Benaco.
Sabato e domenica andrà in scena «Verde oro in riva al lago», manifestazione che si propone di valorizzare l’olivo e l’olio d’oliva, sia per la loro valenza economica, che per quella paesaggistica e culturale. In tale direzione si indirizza lo sforzo dell’Amministrazione comunale, fortemente coadiuvata dall’AIPO. Nei due giorni della manifestazione si punterà molto sulla volontà di dare continuità ad un’attività tradizionale, che i giovani non hanno ancora abbracciato. Saranno proposte prove pratiche di raccolta delle olive e mostre di attrezzature agricole di un tempo, oggi sostituite da tecnologie moderne che rendono la raccolta molto meno faticosa e pericolosa. Oggi, tra l’altro, proprio per favorire la raccolta, le piante di olivo sono più basse di un tempo (5-6 metri), con ramificazioni molto più estese. Appuntamento, allora, nell’antico borgo romano di Castrum Turrium, tra le sue vie dal fascino discreto, tra i bei palazzi che si specchiano sul lago, il piccolo porto, il castello scaligero e il clima è dolce. La terra è fertile e permette una florida coltivazione di olivi. Ora che è giunto il momento della raccolta, come negli antichi riti agresti, si inizia con una festa propiziatoria. Chi vi partecipava aveva anche la possibilità di accertare il prodotto e assicurarsi un eventuale buon acquisto, come accade ancora oggi.
Allora la lavorazione delle olive si realizzava nel trapeum, una pila di pietre sulla quale giravano due macine semisferiche, fissate ad un palo posto al centro della vasca. La pasta che si otteneva dallo schiacciamento delle olive defluiva nei fiscoli, stuoie di fibra vegetale che, sottoposti a pressione, lasciavano scendere l’olio, unitamente alle acque di vegetazione. La decantazione separava poi i due liquidi e l’olio ottenuto era classificato in: - oleum acerbum, prodotto con olive verdi o verdi-biancastre, dall’intenso profumo erbaceo e dal sapore piccante - oleum strictum, da olive prossime alla maturazione, dal tono delicato - oleum commune, da olive mature, adatto alla tavola di tutti i giorni - oleum cibarium, ricavato da olive bacate e guaste, e utilizzato per le lampada ad olio.
Ancora nel nostro tempo, anche se ci si avvale di strumenti meccanici, si procede sempre con la frangitura, l’estrazione per spremitura o per centrifuga. Solitamente questa operazione avviene a freddo (30°).
Conoscere quindi l'olio extravergine di oliva è comprendere la nostra civiltà, la storia, la cultura e le tradizioni ed è stimolante andare a vedere personalmente come vengono raccolte le olive o come funziona un frantoio. Poi, se ci addentriamo nelle due vicine frazioni di Pai , il cui centro storico è arroccato in un poggio, e di Albisano, che è in collina, ci accorgeremo di quanto valore ambientale hanno gli olivi, le cui varietà possono essere Casaliva o Drizzar, Lezzo, Favarol, Rossanel, Fort, Morcai, Trepp, Pendolino.
A questo evento, affiancata all’Amministrazione comunale di Torri, non può mancare la presenza dell’Associazione Interregionale Produttori Olivicoli (AIPO), come afferma il suo presidente, Albino Pezzini. «Le manifestazioni sono strumenti utili per avvicinare il prodotto al consumatore, perché ne verifica personalmente la bontà. Questa annata poi promette un raccolto molto buono e l’Associazione si è spesa nel lavoro, attuando sistemi di contrasto ai parassiti con l’ausilio di tecniche di lotta molto rispettose dell’ambiente. La produzione d’olio del lago di Garda ha poi un invidiabile riconoscimento comunitario, la D.O.P., che garantisce il profondo legame storico, culturale e la provenienza di questa produzione che, seppure di nicchia, sostiene quelle imprese agricole che dall’oliva e dell’olio traggono il reddito per le loro famiglie».
Albino Pezzini fornisce anche preziosi consigli per imparare a degustare l’olio.
Annusare cercando di raccogliere tutte le sensazioni gradevoli o sgradevoli - assaggiare piccole quantità, aspirando con una suzione prima lenta e delicata, poi più vigorosa, in modo da vaporizzarlo nel cavo orale, portandolo a diretto contatto con le papille gustative - fare riposare un poco la bocca, muovendo lentamente la lingua contro il palato - aspirare di nuovo con la lingua contro il palato e labbra semi aperte.
Poi cercare di scoprire il colore: da verde a giallo - l’odore: fruttato medio o leggero - il sapore: fruttato con sensazioni di piccante, amaro e mandorla.
Così si gusta al meglio l’olio delle nostre terre.
 

 

Sabato 8 Ottobre 2005

TORRI. La rassegna delle Colonie alpine veronesi, si svolge ad Albisano: ci sono anche un mercatino e la lotteria.
Il tartufo nero protagonista per due giorni. Prevista una gara tra cani specializzati nel ritrovamento del prezioso tubero

Tartufo del Monte Baldo indiscusso protagonista nel fine settimana con la terza edizione della festa organizzata dalle Colonie Alpine veronesi. Si svolgerà ad Albisano, all’hotel Le Torri del Garda oggi e domani, la terza rassegna del Tartufo Nero del Baldo, organizzata dall’ente di pubblica assistenza e beneficenza di via Salici, a Verona.
Le Colonie Alpine nella frazione collinare di Torri hanno infatti in proprietà alcuni campi coltivati a oliveto e una tartufaia, entrambi utilizzati per attività sociali. «Questo appuntamento», ha detto il presidente delle Colonie Alpine, Amos Guatta Caldini, «è diventato un ritrovo annuale che ha due obiettivi: promuovere i prodotti tipici del Baldo, come il tartufo nero, e avvicinare la gente alle attività sociali, sanitarie e culturali delle Colonie Alpine Veronesi».
Da anni l’ente pubblico porta avanti progetti in collaborazione con la Comunità Montana del Baldo, per il reinserimento dei disabili psichici nel mondo lavorativo. «Finora», hanno fatto sapere da via Salici, «siamo riusciti a reinserire dei ragazzi nel mondo lavorativo e li abbiamo resi autonomi, insegnando loro un lavoro agricolo». Sono già diversi i disabili, schizofrenici o paranoici, che si sono reinseriti nel mondo lavorativo e hanno ottenuto anche l’assunzione definitiva in alcune ditte o aziende agricole della provincia. Ma accanto a questo progetto, le Colonie stanno portando avanti una collaborazione con il dipartimento di psichiatria dell’Ulss 20 di Verona, grazie al quale stanno gestendo 12 disabili psichici, impiegati sia in campagna ad Albisano che nella sede centrale di Verona, con compiti di centralinisti telefonici e di segreteria, sia infine in un albergo a Boscochiesanuova, gestito dal gennaio 2004 dalle Colonie Alpine.
Nutrito il programma della due giorni a base di tartufo nero. Oggi dopo il pranzo di gala, alle 13 all’hotel Le Torri del Garda, al quale sono attesi anche l’assessore regionale agli enti locali, Stefano Valdegamberi, il presidente della commissione regionale alla sanità, Raffaele Bazzoni e anche quello ai servizi sociali De Poli, è previsto un convegno sul tema «Come affrontare l’età che avanza e viverla serenamente». Infine domani, oltre alla prosecuzione delle mostre fotografiche, a un mercatino dei prodotti tipici, a una mostra di gioielli e un’altra di quadri, sono previste una lotteria con ricchi premi in oro, il cui ricavato andrà a favore delle attività delle Colonie Alpine, una gara tra cani da tartufo e e una visita guidata, sia agli oliveti che alla tartufaia di Albisano, di proprietà dell’ente.
Gerardo Musuraca



 

 

Mercoledì 5 Ottobre 2005

TORRI. L’intervento costa 127mila euro e si affianca alla scuola materna già esistente: i posti disponibili saranno 26 l'asilo nido sarà pronto per gennaio .Entro metà ottobre la riunione per i genitori e l’apertura delle preiscrizioni

Torri. Asilo nido più vicino per i bimbi di Torri del Benaco tra uno e tre anni. Lo aveva detto in campagna elettorale e, vinte le elezioni, aveva subito iniziato l’iter per attivare la struttura, finora assente, in paese. A poco più di un anno di distanza l’obiettivo dell’assessore al bilancio, Alessandra Marconi, sembra quanto mai vicino ad essere centrato. «Siamo ormai in fase davvero avanzata», afferma l’assessore, «dato che i lavori all’interno della struttura iniziano a giorni e dovrebbero concludersi a fine anno».
Il costo complessivo dell’operazione è di 127mila euro, già finanziati e approvati in giunta e discussi anche in consiglio comunale all’inizio dell’estate. Abbastanza elevato è il numero di posti che saranno disponibili per i più piccoli: ben 26, a fronte di una settantina di bambini tra uno e tre anni residenti a Torri. L’asilo nido troverà posto nel complesso dell’attuale scuola materna, ma sarà da essa separato. Occuperà i locali della ex palestra, posta nella parte più alta del complesso, «e dovrebbe essere composto da una sala grande, uno spogliatoio, due sale letto con rispettivi servizi e altre due stanze, una delle quali da adibire a refettorio e l’altra probabilmente a sala giochi. Oltre questo, l’asilo nido potrà contare anche su un giardino a uliveto attiguo, ma anche in questo caso separato, dal parco della scuola materna», prosegue Alessandra Marconi.
«Per quanto riguarda la gestione», conferma il sindaco, Giorgio Passionelli, «l’amministrazione si avvarrà della cooperativa Spazio Aperto, che già collabora con il Comune per i servizi sociali e per l’assistenza domiciliare». «La scelta», prosegue il primo cittadino, «è stata fatta da una commissione non politica, costituita da personale qualificato come una pedagoga, una assistente sociale e altre persone del mestiere».
«Avevamo invitato le tre cooperative più grosse della provincia», proseguono in amministrazione, «e tutte e tre avevano presentato progetti gestionali di rilievo». «Ciò che conta comunque non è il risvolto economico della gestione», affermano ancora l’assessore Marconi e il sindaco Passionelli, «ma è la qualità dell’ offerta formativa per i piccoli. In questo senso, la collaborazione con Spazio Aperto per noi è una garanzia in più, dato che li conosciamo bene e che gestiscono molti altri asili nido, tra i quali quello di Brenzone».
«A metà ottobre», anticipa infine l’assessore, «faremo una riunione operativa con tutte le mamme interessate e illustreremo loro il regolamento dell’asilo nido e le rette. Il regolamento non è bloccato: chi avesse eventuali proposte di modifica potrà esporle e saranno prese in considerazione». Dal municipio infine fanno sapere che le rette dovrebbero variare tra i 250 e i 450 euro, in linea insomma con gli standard degli altri asili nido e, ovviamente, in base ai redditi dei genitori. Dopo la riunione di metà ottobre in comune inizierà la raccolta delle preiscrizioni all’asilo nido, in modo che da gennaio 2006 il servizio possa effettivamente partire.
«Verrà dato spazio anche a bimbi dei paesi vicini, una volta soddisfatte le esigenze di Torri. Le prime quattro iscrizioni», scherza l’assessore Marconi, «sono già prenotate: la prima sarà per la mia bambina più piccola, altre due saranno quelle dei due figli del sindaco e un’altra per la figlia del consigliere di maggioranza, Sara Pinali». Da questo punto di vista quindi i primi garanti della corretta funzionalità dell’asilo nido saranno proprio i vertici dell’amministrazione comunale.
Gerardo Musuraca



 Martedì 27 Settembre 2005

"El Rineto" di Albisano ancora sovrano del carnevale settembrino
Il maltempo non cancella il ritorno di Re Berengario


Torri. Carnevale settembrino condizionato dal maltempo. È stata ridimensionata dalla pioggia l’undicesima edizione della festa in maschera che, quest’anno per la prima volta, era anche associata alla festa di fine estate. Anche il pubblico, che si è però divertito e ha riempito piazza del porto, era in minor numero che nelle precedenti edizioni. Il Papà del Gnoco è intervenuto a rendere omaggio a Re Berengario Primo, maschera ufficiale del carnevale torresano, quest’anno riconfermato nella figura del “Rineto”, al secolo Annibale Perotti di Albisano. Dopo un decennio in cui la frazione collinare non solo non aveva mai avuto un sire ma neppure un candidato, si è ora ripetuta la performance dello scorso anno: stavolta però semplicemente riconfermato e non rieletto, dato che non ha trovato sulla sua strada candidature alternative. «Una riconferma d’ufficio in conclave e col benestare del comitato provinciale del Carnevale di Verona», ha sottolineato con un velo di ironia Mino Sartori, direttore artistico del carnevale settembrino e speaker della manifestazione.
A sfilare per le vie di Torri c’erano decine di gruppi mascherati, tra cui alcuni provenienti da Venezia, Cento (Ferrara), Mirandola, Modena, oltre che da Verona e da buona parte della provincia. Probabilmente le più belle però sono state le otto maschere del gruppo Volo luminoso tra giorno e notte, provenienti da Grado, Friuli. Un nome quasi profetico dato che, oltre a una grande stella in volto come maschera, grazie alle grosse ali poggiate sulle spalle e alle larghissime gonne a campana, le ragazze friulane hanno rischiato di decollare causa il forte vento da nord che ha sferzato Torri sabato sera. Il vento ha impedito l’esecuzione dell’attesissimo spettacolo pirotecnico. È stato della partita anche l’irriducibile assessore alle manifestazioni turistiche, Agostino Danese, oltre al capogruppo di maggioranza Fabio Raguzzi. Nonostante la frattura a un piede Danese si è piazzato su una sedia ai piedi del palco al porto e ha accolto le maschere. «Dobbiamo davvero ringraziarle», ha detto, «per la passione con cui figuranti sono venuti qui. Gratis e col maltempo. Considero la festa ben riuscita anche se vento e pioggia ci hanno penalizzato».
Una menzione merita la serata precedente a quella del carnevale settembrino, dedicata alla musica classica. Venerdì sera infatti, dentro il porto, è stata ancorata la Siora Veronica, uno dei due grandi velieri bialbero rimasti sull’intero lago di Garda. Ad esibirsi, sul fianco sinistro della barca, rivolti verso il centro della piazza, i musicisti dell’ Accademia dei Sinestesici. In un ambiente irrealmente silenzioso, alla stregua di un vero teatro, centinaia di persone hanno potuto ascoltare la musica classica e assistere a uno spettacolo dalla scenografia davvero unica.
«Spettacoli come questo», ha commentato il sindaco di Torri, Giorgio Passionelli, «cercheremo di portarli più spesso in paese. A cominciare dall’anno prossimo, quando accoglieremo musicisti tedeschi che suoneranno in onore di Bach». (g.m.)


 

Venerdì 2 Settembre 2005

TORRI. Denuncia del consigliere di minoranza Nicotra: in troppi utilizzano l’area alla Volpara per i rifiuti
Il deposito diventa discarica
Sacchi abbandonati anche tra le campane lungo la Gardesana

Il deposito dei cassonetti dei rifiuti e degli automezzi per raccogliere l’immondizia è stato trasformato in una sorta di discarica di rifiuti a cielo aperto. A dirlo, o meglio, a denunciarlo è il consigliere di minoranza Stefano Nicotra. Con una interrogazione al sindaco di Torri, Giorgio Passionelli, e all’ufficio tecnico del comune, interrogazione inviata pure, per conoscenza, alla polizia municipale, il giovane politico denuncia lo «stato di degrado vergognoso», come testualmente si legge, in cui versa la zona a sud del campo sportivo, di località Volpara, ad Albisano.
Il terreno, che si trova ai piedi di un bosco ed è immerso nel verde, è da molti mesi utilizzato come ricovero per i mezzi che raccolgono i rifiuti e, da un po’ di tempo, anche come deposito per i cassonetti che fino a prima dell’introduzione della raccolta differenziata porta a porta erano dislocati lungo le vie del paese. La zona, che si trova ai bordi della strada che congiunge Albisano a Garda, teoricamente dovrebbe essere chiusa e resa inaccessibile da una sbarra in ferro che però, sempre secondo quanto scritto nella denuncia di Nicotra, «in realtà è sempre aperta». «Per questo motivo», spiega ancora il consigliere di minoranza dopo aver fatto una sorta di appostamento, diversi sopralluoghi e portando a supporto della sua tesi ampia documentazione fotografica, «si nota un continuo via vai di automobili da quel posto. La gente scende e butta rifiuti sul terreno, che vengono raccolti magari solo nei giorni successivi, e si crea così uno spettacolo disgustoso».
Il problema era stato più volte sollevato dal capogruppo di Navighiamo per Torri anche in consiglio comunale, ma la faccenda non ha evidentemente trovato ancora pace.
E c’è di più. Nicotra ha anche denunciato che sulla gardesana, dinanzi allo Stube torresano dove si trovano le campane per la raccolta del vetro, spesso «la gente abbandona sacchi di plastica chiusi ai piedi delle campane, creando cattivi odori, disordine oltre che danno alla attività commerciale che si trova a lavorare di fronte a quel tratto di strada».
A dire il vero da qualche giorno, e cioè proprio forse dopo la denuncia di Nicotra, l’area sulla gardesana risulta più pulita e ai piedi delle campane del vetro è più difficile trovare rifiuti. Il tutto, comunque, nonostante gli appostamenti e le sanzioni amministrative già comminate dalla polizia municipale di Torri che, dall’inizio dell’estate, è stata costretta a fare appostamenti anche in borghese e diverse contravvenzioni, proprio per scoraggiare l’operato di chi abbandonava rifiuti in giro per il territorio comunale. Tanto che il comandante, Domenico Tenca, aveva anche lanciato un appello affinché ci si adeguasse alla raccolta differenziata e si usassero, da parte dei non residenti, anche le isole ecologiche per la raccolta dei rifiuti poste a Brancolino e proprio in Volpara, nell’area del campo sportivo, in modo da non incappare nei controlli e nelle multe dei vigili. Resta ora da vedere se, con la fine della stagione turistica, la situazione migliorerà e quali eventuali correttivi si potranno portare avanti, perché l’inciviltà e il degrado di questi mesi non si ripetano anche in altre zone del territorio comunale.
Gerardo Musuraca

 

Domenica 28 Agosto 2005

Navigarda nel mirino. Chincarini e Passionelli vogliono rilanciare l’azienda pubblica e il servizio per i pendolari
Sul Garda il modello Sydney servono traghettini veloci per rivoluzionare il trasporto su acqua


Il senatore e sindaco di Peschiera, Umberto Chincarini, coordinatore della commissione governativa incaricata di studiare le emergenze del lago di Garda, insieme al sindaco di Torri, Giorgio Passionelli, ha deciso di affrontare il tema del trasporto pubblico sulle acque del lago. Chincarini ha messo in agenda per settembre la convocazione di un tavolo di trattativa, a nome dei sindaci della sponda veronese, con i vertici regionali, nazionali e con il gestore governativo, Renato Poletti. «È da decenni che lo sviluppo della Navigarda è bloccato», spiega il senatore leghista, «bisogna passare dalla gestione commissariale a una politica di rilancio del servizio, sfruttando la professionalità di chi vi lavora. La competenza su questo trasporto deve passare alle Regioni e ai Comuni».
Passionelli entra nello specifico ed elenca i cambiamenti necessari: «Innanzitutto il trasporto deve divenire più veloce, con corse ogni 15 o 30 minuti, con mezzi veloci come gli aliscafi, che fanno tutta la tratta da Riva a Desenzano in 40 minuti. Il servizio deve proseguire anche alla sera, magari fino alle due di notte, come funziona in molti trasporti cittadini, per dare la possibilità al turista di Torri, che magari vuole andare a cena a Limone, di trovare il mezzo per farlo. Da Torri ci sono solo due battelli al giorno, uno alle 11.15 che arriva a Riva alle 13.30 e un altro alle 18.35 che arriva a Sirmione alle 20.05».
Passionelli ha anche un esempio concreto da portare a modello: «La baia di Sydney, in Australia», afferma, «è conformata in modo molto simile al Garda ed è collegata con un servizio di traghettini per trasporto persone che funziona come un servizio di autobus. Ma senza andare tanto lontano, un altro esempio è il trasporto traghetti di Venezia. Il Garda ha bisogno di un sistema di questo tipo, per fare fronte alla congestione della viabilità su gomma». Di metropolitana sull’acqua è da tanto che si parla sul lago, il sistema però deve essere dotato di mezzi. Il sindaco di Torri è drastico: «Lo stato di fatto è un servizio non all’altezza del turismo che abbiamo. Non si può pretendere che il turista venga e paghi fior di quattrini se quando si muove rimane per ore sulla strada o ad attendere i battelli. Il battello sulle tratte di media distanza, tipo Garda-Salò, impiega mezza giornata, questo è folle. La navigazione un tempo era migliore, c’erano più corse e più fermate». Chincarini, a sua volta, sottolinea la necessità, intanto, di cominciare a parlarne. «Il nostro compito», sostiene, «è quello di fotografare la realtà, poi tutte le istituzioni dovranno fare la loro parte. Peschiera, come Desenzano, è sede del ricovero notturno delle imbarcazioni della Navigarda, che ha l’esclusiva di un tratto di area a Punta Marina, dove finisce il lago ed inizia il Mincio. Se venissero trasferite le competenze agli enti locali per noi quell’area sarebbe molto preziosa, lo Stato gestisce una porzione bellissima del nostro territorio, escludendoci». «È chiaro», prosegue il sindaco di Peschiera, «che per interventi di questo tipo serve il medio o lungo periodo, anche 10 anni perché qualcosa si muova, ma stiamo parlando del sistema lago: se investi e fai una politica di lungo respiro, tra 10 anni torna tutto, se lasci fermo lo sviluppo del trasporto, invece, perdi tutto». Anche il sindaco di Bardolino, Pietro Meschi, entra nel merito della questione. «Il traffico su strada deve essere risolto, gli stessi autobus rimangono bloccati, la via dell’acqua è una delle risorse che abbiamo, ma ci vogliono molti servizi che adesso mancano. Sul lago comandano tutti eccetto gli amministratori locali. Sul nostro territorio c’è il molo di Cisano: è sempre stato un attracco ma da anni è stato soppresso, mentre per la frazione sarebbe importante venisse ripristinato».
Nel dar voce al problema si unisce ai sindaci Michele Bertucco, presidente provinciale di Legambiente: «La navigazione va potenziata e non deve avere solo finalità turistiche, deve diventare sistema per ridurre il traffico inquinante sulla gardesana e per facilitare i collegamenti fra i comuni del Garda. La Navigarda deve partecipare ai tavoli sui problemi della mobilità del lago, non ci sembra purtroppo che l’azienda pensi la stessa cosa».
I sindaci di Peschiera, Torri e Bardolino propongono delle soluzioni, partendo dal presupposto delle finalità del trasporto. Giorgio Passionelli spiega: «Il servizio da crociera va bene, ma il servizio prioritario è quello del trasporto pubblico. Tutti i miei colleghi della sponda veronese sono concordi con questa tesi. Il giro del lago è lungo 150 chilometri; l’attraversata 75 chilometri: servono imbarcazioni piccole che partano a orari cadenzati. Lungo il percorso ci vogliono più depositi per le barche, con attracchi nuovi per le fermate notturne».
«Il servizio ora», continua il primo cittadino di Torri, «è fatto con battelli che portano centinaia di passeggeri. Di questi mezzi ne può bastare qualcuno ad uso turistico, mentre servono soprattutto imbarcazioni funzionali al pendolarismo. È chiaro che per mettere in acqua un servizio di questo tipo ci vogliono finanziamenti enormi e non ci saranno grandi guadagni, però mi chiedo se un servizio pubblico deve per forza essere in attivo quando va a migliorare la qualità di vita di tutti, per giunta coprendo un’area interregionale».
Chincarini e Passionelli hanno anche già un’idea su come cominciare ad applicare la rivoluzione dei trasporti. «Servirebbe un consorzio o una società con tutti i Comuni, le Provincie e le Regioni, che potrebbero accedere a finanziamenti anche europei oltre che nazionali. Bisogna rifare sia flotta che gestione. Chi costruisce porti nuovi può fare anche attracchi per i battellini e per le fermate notturne». Umberto Chincarini precisa che per risolvere i problemi di mobilità occorre la sinergia di tutti: «I Comuni possono intervenire sulla viabilità locale e creare parcheggi e aree di scambio, Veneto Strade interviene sulla gardesana, il Genio Civile sui porti, Navigarda sugli orari e sugli investimenti». Un labirinto di istituzioni, se si pensa che il Garda è soggetto a tre Regioni, tre Provincie e moltissimi Comuni, tutti da mettere d’accordo, mentre la competenza per la navigazione pubblica è statale. Pietro Meschi ricorda: «Imbarcazioni piccole, di nuova generazione, non hanno bisogno di fondali particolari, quindi oltre ad essere più veloci e meno inquinanti, potrebbero raggiungere molte più località». Ad esempio il molo di Gardaland, nuovo e già chiuso causa il basso livello dell’acqua.
Annamaria Schiano

 

Domenica 28 Agosto 2005

TORRI. Festa in paese
Emilia Zucchetti è oggi al traguardo dei 102 anni


Torri. Oggi taglia il nastro dei 102 anni Emilia “Milia” Zucchetti, la decana del paese che tutt’ora vive nella sua casa natale. Qui ha trascorso gran parte della sua vita, prima con la famiglia e, poi, sola. E proprio il vivere al ritmo dello scorrere delle stagioni secondo la lenta cadenza del mondo lacustre (e, sostiene, il non essersi sposata) potrebbe essere il segreto della sua longevità.
Milia, come già detto, vive sola e autosufficiente, con lucida memoria. Afferma, infatti: «Mi ricordo proprio tutto di quando ero bambina, degli anni della prima e della seconda guerra mondiale, del lento ma progressivo miglioramento dei lavori di casa, che ha sollevato la donna da gravose fatiche».
Milia si tiene costantemente informata leggendo giornali e riviste e seguendo vari canali TV. Con nostalgia riguarda le fotografie del passato ricordando ogni fatto e circostanza. Oggi ci sarà festa in paese, come del resto avviene ad ogni compleanno a partire dal centesimo. E tutto il paese, le autorità civili e religiose, gli amici e i parenti le faranno sentire il loro affetto.
 

 Sabato 27 Agosto 2005

TORRI. Iniziativa del circolo anziani Villa Melisa: 30 biglietti vincenti, estrazione a fine settembre
«Libri e radici», la strana lotteria che mette in palio la storia del lago

To
rri del Benaco. Sul Garda si scrive tanto. Intendiamo, cioè, che si scrivono molti libri dedicati al territorio che si affaccia sul lago. Si tratta di opere spesso diffuse solo a livello locale, ma non per questo meno interessanti sotto il profilo della conoscenza dei luoghi e delle loro storie. Così, un po’ anche per aiutare a sdoganare dall’isolamento le fatiche editoriali degli autori gardesani, il circolo anziani di Torri del Benaco ha varato una curiosa, insolita iniziativa: una lotteria.
«Libri e radici», l’hanno intitolata. Angelo Zamboni, presidente del circolo di Villa Melisa, ha preso il telefono e ha chiamato a casa un po’ tutti coloro che, nati o residenti o anche solo villeggianti, anche occasionali, a Torri del Benaco, hanno dato alle stampe qualche loro contributo. E sono tanti, non foss’altro perché a Torri ha sede il Centro studi per il territorio benacense, un sodalizio che riunisce alcuni fra i migliori ricercatori gardesani in tema d’ambiente e di storia.
Con il suo giro di telefonate ad autori ed editori accomunati dalla passione per il lago Angelo Zamboni ha raccolto ben 217 volumi, in rappresentanza di 54 titoli. Un’enormità: una vera e propria biblioteca gardesana. Che non è neppure, si badi, completa. Perché, a ben vedere, i titoli avrebbero potuto essere anche di più.
Il repertorio di «Libri e radici» propone dunque saggi a carattere storico o architettonico, studi di stampo etnografico, memorie del mondo dei pescatori, raccolte di poesie, ricordi di Berto Barbarani, testi di gastronomia, opere sui vini, ricerche a carattere filatelico, guide turistiche. Insomma, di tutto un po’, ma sempre in qualche modo a carattere torresano.
Chi vuol cercare di portarsi a casa qualcuno di questi volumi non ha che da comprare i biglietti della lotteria in vendita al circolo anziani di Villa Melisa. E tutto lascia pensare che questa iniziativa potrà essere un successo. Basti pensare che a ferragosto c’è stata una serata di presentazione della lotteria: c’era brutto tempo, ma lo stesso si è arrivati a un centinaio di presenze.
Le estrazioni dei premi si svolgeranno venerdì 30 settembre. I premi in palio sono 30: il biglietto primo classificato farà vincere al suo possessore una minibiblioteca torresana, composta da 20 opere, rappresentative di tutti gli autori o degli editori che hanno aderito all’iniziativa.
Il secondo premio consiste in 14 libri, il terzo prevede 12 volumi e via via a scalare con premi da nove, otto, sei, quattro e tre testi.
«Per quanto riguarda il valore dei libri messi in palio con la lotteria», dice Claire Sargint, che ha collaborato con Zamboni nell’allestimento della manifestazione, «è come parlare di una persona. Non conta il vestito, ma quello che c’è dentro. E queste sono tutte opere importanti, perché parlano di lago e contengono la nostra storia». (a.p.)
 


 Venerdì 26 Agosto 2005

TORRI. Attivato l’ 800.800.300
Numero verde dei vigili per le emergenze


Torri. Un numero verde per rintracciare subito la polizia municipale e fare fronte a vari tipi di emergenza. È questa l’ultima iniziativa messa in campo dal comandante della polizia municipale di Torri del Benaco, Domenico Tenca, per dare una migliore risposta e un servizio aggiuntivo a cittadini che, per qualsiasi motivo, avessero necessità di comunicare con i vigili in servizio. Il numero verde, e cioè gratuito, è facile da memorizzazione: 800.800.300. Con questo numero, 24 ore su 24, è possibile comunicare con i poliziotti municipali anche quando questi fossero fuori dall’ufficio o di pattuglia nel territorio comunale. «Visto che siamo continuamente contattati per motivi che vanno dagli incidenti stradali, a problemi di viabilità, alla tutela del patrimonio ambientale, paesaggistico, a interventi in campo edilizio, sanitario, commerciale», ha spiegato il comandante Tenca, «abbiamo pensato di cercare di essere più vicini ai cittadini e di essere rintracciabili anche quando siamo fuori dall’ufficio, attraverso la deviazione delle chiamate sui nostri telefoni cellulari. Infatti, solo al mattino dalle 10 alle 12 riceviamo il pubblico nella nostra sede comunale mentre poi siamo a pattugliare le strade o impiegati in altri servizi. Con questo sistema invece saremo rintracciabili anche all’esterno del municipio e potremo dare risposte più efficienti e rapide ai vari problemi che ci vengono sottoposti».
Ma non è tutto. Questo è anche un modo per far sentire più sicuro il cittadino e aumentare la percezione e la presenza della polizia municipale anche per fronteggiare eventuali reati contro il patrimonio o le persone. Chiaramente, fuori dell’orario di ufficio, che però in estate è di molto protratto e arriva anche alle prime ore del mattino, quando la polizia municipale è impegnata nei servizi di controllo e prevenzione, dal numero verde, attraverso un risponditore automatico, chi chiama verrà posto in contatto con i numeri di urgenza della polizia, carabinieri o di urgenza sanitaria.
Proprio in questo ambito, il comandante ha resi noti i numeri del Progetto Sicurezza, concluso pochi mesi fa e costato poco meno di centomila euro, grazie anche al contributo della Regione Veneto per circa la metà del necessario. E così, i poliziotti municipali di Torri hanno eseguito, tra il 20 marzo 2004 e il 30 aprile 2005, 76 servizi notturni tra le 22 e le 6 del mattino, per un totale di 935 ore lavorative. Ben 38 sono stati i servizi effettuati con l’etilometro, anche in collaborazione coi Carabinieri di Torri, e 43 sono state le patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza.
I test alcolimetrici effettuati sono stati 980 mentre 1.500 sono stati i veicoli controllati. Numeri importanti, che hanno migliorato la sicurezza stradale e la percezione di sicurezza da parte dei cittadini. «In questo senso», ha chiuso Domenico Tenca, «i risultati di un questionario inviato a tutte le famiglie del paese sulla efficienza, adeguatezza e gradimento del nostro Progetto Sicurezza ci hanno dato soddisfazione. Infatti, il 77% delle persone che hanno restituito il questionario si è detto soddisfatto del nostro operato e vorrebbe che questo progetto venisse ripetuto. Voglio qui ufficialmente ringraziare sia i Carabinieri di Torri, nella persona del comandante, che la Polizia di Bardolino, con cui abbiamo collaborato in questa iniziativa».
Gerardo Musuraca


 

Mercoledì 10 Agosto 2005
TORRI. Proposta di Nicotra
Una spiaggia con la sabbia. L’esperimento piace anche al sindaco


Torri. Un pugno di sabbia era il titolo di una canzone che il gruppo dei Nomadi, qualche anno fa, aveva portato alla ribalta della musica leggera italiana. Il risultato fu che il motivetto aveva portato ulteriore fama e fortuna al team di Beppe Carletti. Chissà se ora lo stesso accadrà al consigliere di minoranza Stefano Nicotra, il quale pure di sabbia si è occupato nella sua ultima pensata, «per tutelare le spiagge di Torri e renderle più fruibili a ospiti e turisti», come lui stesso ha spiegato. Ovvero: ricoprire le spiagge, ora sporche e disagevoli, con sabbia simile a quella di mare e quindi affittarle a privati che si occuperebbero poi anche della loro manutenzione e pulizia. L’idea di Nicotra, partorita parlando con numerosi cittadini e con alcune aziende che sarebbero intenzionate a collaborare, ha preso la forma di una proposta: il «Progetto spiagge pulite», presentato sul tavolo del sindaco di Torri appena pochi giorni fa. «Parlando con amici veronesi che vengono a Torri», spiega Nicotra, «ho notato che in molti indicano tra i principali difetti del Garda, e quindi anche di Torri, la scomodità delle spiagge. Infatti i sassi del litorale e dei primi metri in acqua impediscono di stare comodamente sdraiati a prendere il sole o di fare il bagno senza scarpe di gomma». Di qui l’idea di rendere più agevoli le spiagge, e magari anche di «affittarle a privati, che potrebbero impiantare chioschetti e ombrelloni, in modo da offrire servizi a pagamento e curare, quotidianamente, la pulizia del litorale». «Ovviamente», prosegue il consigliere, «le spiagge resterebbero a libero accesso, ma si presenterebbero più pulite e agevoli di come sono ora. Inoltre verrebbe sgravato da un costo notevole il Comune che, ogni anno, deve appaltare il servizio di pulizia delle spiagge a qualcuno». Una idea tutt’altro che strampalata, insomma, che potrebbe concretizzarsi anche grazie ad alcune aziende interessate a procurare la sabbia e a portarla sulle spiagge. «Si potrebbe iniziare magari con qualche centinaio di metri nell’ambito di una spiaggia più lunga e molto frequentata», conclude Nicotra, «e vedere dove la gente preferisce disporsi per prendere il sole: se nel tratto ricoperto di sabbia o in quello pieno di sassi. E questa iniziativa, qualora risultasse gradita, potrebbe anche essere un buon biglietto da visita e un tam tam pubblicitario non indifferente per Torri, dato che non mi risulta che altri centri della sponda scaligera abbiano finora realizzato una cosa del genere». A conferma del gradimento della sabbia, va detto che alla Baia dei Pini, una delle spiagge senz’altro più affollate di Torri, esiste un tratto di spiaggia di pochi metri con sabbia finissima, simile a quella del mare. E sono molti i residenti che vanno apposta in quel tratto a fare il bagno. Non indifferente alla proposta di Nicotra il sindaco di Torri, Giorgio Passionelli. «L’idea di attrezzare le spiagge», dice il primo cittadino, «è già nei nostri piani, anche se non mi pare proprio che le nostre spiagge oggi siano sporche. Attrezzare i lidi sarebbe un modo anche per renderli più sicuri, controllati e con la presenza di bagnini». Relativamente alla sabbia Passionelli, che di mestiere fa il geometra, ha invece qualche perplessità in più. «Sono favorevole alla sabbia in alcune spiagge a campione», spiega, «il problema però va studiato bene dal punto di vista tecnico, perché se la sabbia arrivasse fino a dove le onde sbattono, non durerebbe più di qualche giorno e il lago se la porterebbe via. Inoltre verrebbero rese torbide dalla sabbia stessa le acque del lago, almeno per i primi metri, con un effetto ottico non certo piacevole». È da valutare infine, sempre secondo il sindaco, anche lo spessore della sabbia da mettere, dato che la ghiaia farebbe un effetto drenante sul bagnasciuga, oltre che le eventuali autorizzazioni da ottenere dal demanio e dalla Azienda gardesana sevizi. Resterebbe infine aperto il problema dei costi, tutti da valutare. «L’idea di fare una spiaggia a campione con sabbia comunque, non mi dispiace». Quindi, per una eventuale proposta di definizione dei costi, la palla torna in mano a Stefano Nicotra. Sperando che possa rimbalzare sulla sabbia.
                                                                                                                                                      Gerardo Musuraca

 

Mercoledì 10 Agosto 2005
Grotte & misteri. I gruppi speleologici di Mantova, Modena e Verona
dopo aver ripulito l’area a Pai ora propongono le visite guidate
La Tanella svela i suoi segreti ai turisti e la Spluga del Tasso riapre agli esperti

Torri. Una signora grotta. La Tanella, che si apre a Pai di Sopra alle pendici del Monte Baldo con vista lago all’uscita, offre un «affascinante viaggio nel mondo sotterraneo» alla portata di tutti, come annuncia il volantino reperibile negli uffici turistici. Domenica 24 luglio è stata aperta a un numeroso gruppo che, accompagnato da quattro guide del Gruppo speleologico mantovano (Gsm) tra cui il presidente Sergio Adami, ha avuto l’opportunità di arrivarci percorrendo il bellissimo sentiero che si snoda tra profumi di erbe mediterranee e la vegetazione, già montana, di carpini, frassini, roveri, corniola, la rossa bacca amara che asciuga la sete di chi si incammina senza acqua. Il sentiero, lungo circa 250 metri, finisce dove la Tanella si apre. Non si entra attraverso un inghiottitoio naturale, ma da una porta: è un accesso in ferro, realizzato dai proprietari del terreno circostante, che hanno firmato una convenzione con il Gsm perché questo tesoro non resti celato ma aperto al pubblico in sicurezza. Per inaugurare ufficialmente la stagione, c’erano l’assessore alle pubbliche manifestazioni di Torri, Agostino Danese, i proprietari Antonio e Giamberto Menegotti, quest’ultimo di Verona. Hanno preso parte all’escursione a cui si sono iscritte famiglie con bambini e turisti. Tutti sono riusciti a percorrere il cunicolo, attrezzato e non difficoltoso, ma gli speleologi raccomandano un abbigliamento adatto: almeno gli scarponcini da montagna. La grotta è un incanto. Ricca di stalattiti e stalagmiti, era stata usata anni fa come ricovero per l’acquedotto di Pai, poi dismesso. Nella torrida estate del 2003 l’anfratto era stato liberato dagli speleologi del Gsm, del Gruppo speleologico veronese (Gasv) e dell’Organizzazione speleologica modenese (Osm) aiutati dagli abitanti della contrada. Tubi simbolici sono stati lasciati all’entrata, in memoria di quel lavoro di pulizia che ha reso la grotta visitabile. Il viaggio nel sottosuolo della Tanella non dura più di un’ora e mezzo, se ci si ferma a osservare un po’ tutto. Il primo tratto si fa percorrendo un cunicolo artificiale lungo un’ottantina di metri e alto circa un metro e venti, da cui si arriva nel punto che congiunge con la galleria naturale inferiore. Il cunicolo fu aperto ai primi del ‘900 a colpi di scalpello e dinamite. Lo testimoniano i sassi squadrati fatti saltare in aria allora, che si alternano ai ciottoli tondeggianti, resti di depositi morenici di quando, 12mila anni fa, durante la glaciazione, la grotta venne scavata dalla pressione del ghiacciaio che spingeva verso il Garda. «Era stata inizialmente scavata con l’intenzione di sfruttare l’acqua che vi scorreva per la centrale idroelettrica», spiega Adami, «poi fu realizzato l’acquedotto, che 20 anni fa fu chiuso perché l’acqua che raccoglieva si rivelò inquinata».
Come se l’anfratto fosse un torrente capovolto, la volta è bucata da un’infinità di cupole di erosione: sono grandi catini circolari, vasche e vaschette scavate dal torrente naturale quando, millenni fa, ebbe la forza di creare potenti vortici di acqua ed erodere la roccia, scolpendovi lame di pietra, sporgenze possenti e taglienti che comunque, con l’elmetto da speleologi, sono del tutto inoffensive. Ora nella Tanella non scorre più un torrente, ma c’è comunque una sorgente perenne. Così l’acqua, ricca di bicarbonato di calcio, crea a contatto con l’aria depositi concrezionati bianchissimi. Quando invece la torcia illumina la terra si notano qua e là strani pizzi di calcaree. Sono i «gourse»: un insieme di lamelle di qualche millimetro; a volte, invece, il calcaree si arriccia e si arrotonda, crescendo con il curioso aspetto di piccolissimi cavolfiori. Occorre arrampicarsi un po’ per scorgere, in una saletta laterale, un inaspettato soffitto cosparso di miriadi di stalattiti bianche che, illuminate dalle torce, proiettano luce come le gocce di un lampadario in cristallo.
                                                                                                                                                           Barbara Bertasi


Martedì 9 Agosto 2005

TORRI.
Inoltrata alla Santa sede la delibera della Giunta comunale che vuole così ricordare il defunto pontefice
La piazza della chiesa per Papa Woytila
E c’è chi è già pronto a realizzare e donare una statua di Giovanni Paolo II

La piazza della chiesa di Torri del Benaco sarà presto intitolata a Papa Giovanni Paolo II. È di pochi giorni fa la delibera della giunta guidata dal sindaco, Giorgio Passionelli, con cui si intitolerà la piazza a Papa Woytila, e con la quale si chiede al ministero dell’Interno, tramite la Prefettura di Verona, l’emissione del parere di merito, necessario per legge. Il sindaco, nel frattempo, ha già incaricato l’ufficio toponomastica e i servizi demografici del Comune per predisporre i provvedimenti necessari, ed ha fatto inoltrare la delibera alla Santa Sede, a Roma, tramite la Segreteria Generale della Città del Vaticano.
«Sua Santità Giovanni Paolo II», hanno fatto sapere dal municipio, «ha incarnato i valori più profondi della solidarietà, della pace e del dialogo tra i popoli. Ha insomma contrassegnato indelebilmente il ventesimo secolo non solo per la durata del suo pontificato, ma soprattutto per quel che ha insegnato e lasciato a tutti noi. Ruolo, questo, riconosciuto pure da altre religioni e credo a livello mondiale. Di qui, la volontà dell’amministrazione comunale di rendergli omaggio attraverso la intitolazione della piazza dove si trova la chiesa parrocchiale di Torri».
Favorevole alla iniziativa anche il consigliere di minoranza Stefano Nicotra, che, consultato e in accordo con il parroco di Torri, monsignor Luciano De Agostini, come il consigliere ha tenuto a precisare, ha richiesto la possibilità di posare una statua del defunto Papa nella piazza. Con una mozione scritta e già presentata sul tavolo del sindaco Giorgio Passionelli, Nicotra ha fatto presente pure di aver preso contatti con una ditta veronese della Val d’Illasi, disposta ad accollarsi la spesa per realizzare la statua e a donarla al Comune di Torri. «In un angolo della piazza», ha concluso Nicotra, «potrebbe trovare posto la statua di Papa Giovanni Paolo II, in ricordo di quanto fatto per l’intera umanità. Potrebbe essere un ulteriore modo per tributare un doveroso ricordo a un grandissimo personaggio, che presto diverrà santo».
                                                                                                                                                      Gerardo Musuraca
 


CANOTTAGGIO
Mattia Boschelli campione mondiale
A Brandeburgo vince l’oro con gli amici del quattro di coppia juniores

Giornata mondiale ieri per l'Italia alle finali di canottaggio Juniores a Brandeburgo.
L'Italia ha conquistato due medaglie d'oro, la prima nel quattro senza femminile, la seconda con il quattro di coppia maschile. Alla "Canottieri Bardolino", ieri alle 13 e 30, è esplosa la felicità, quando è giunta la notizia che tra i campioni del mondo c'è Mattia Boschelli, il diciassettenne dell'associazione sportiva di Bardolino, che con Jacopo Palma, Bruno Rosetti e Andrea Messina è salito sul podio per mettere al collo la medaglia d'oro.
Una regata al cardiopalmo, con i tedeschi e gli ucraini partiti alla grande, ai mille metri gli azzurri erano quarti, ma già ai 1500 sono