|
Paese
di belle donne
Da sfottò a blasone
Torri dalle belle donne: si dice così, in riva al lago. Ed è
strano che i civici amministratori e gli operatori turistici non
abbiano mai pensato di sfruttare a dovere il vecchio adagio. Alla
fin fine, il mercato femminile è quello più redditizio per
l’industria delle vacanze. Ma forse la ritrosia sta nel fatto che
il detto popolare ha sempre avuto ambigua interpretazione. C’è chi
lo invocava convinto della sua verità letterale. Chi invece lo
spiattellava con intento ironico, se non oltraggioso.
Aggiungendovi, in questo secondo caso: «Torri dalle belle donne,
che le fa paura ai santi e alle Madonne».
Insomma: ci sono due partiti. E c’è chi non se l’è sentita di
prendere le parti né dell’uno, nè dell’altro. Come Benedetto
Lenotti, che nel suo volume delle Leggende del Garda
scriveva così: «Torri, invece, ha il suo titolo in “Torri da le
bele done”, che non si sa bene, dopo un affrettato controllo, se
sia veritiero o ironico». Chi avrà ragione?
Cominciamo con chi la vede in senso negativo. Con l’accusa. Con
quelli che, insomma, usano il motto in forma velenosa. Costoro
richiamano gli altri detti di riviera, tutti giocati sul sarcasmo:
per esempio «màgna aole da Garda» per evocare la povertà dei
pescatori gardesani, che altro non avevano per sfamarsi che le
alborelle, oppure «cùsa sanc da Casô», perché leggenda vuole che
gli abitanti di Cassone avessero accusato gli eremiti Benigno e
Caro di convivere non proprio santamente con una discepola.
«Dunque», dicono questi, «perché mai l’appellativo di Torri
dovrebbe essere complimentoso?» In loro soccorso viene anche
monsignor Giovanni Serafini Volta, che nel 1822 dava alle stampe
un libretto, la Descrizione del lago di Garda e de’ suoi
contorni, contenente una staffilata contro le femmine
torresane: «Le donne sono per lo più ben formate e di bella
presenza, a riserva di quelle del villaggio di Torri quasi tutte
calve e deformi». Gran cattiveria, piuttosto difficile da
comprendere.
«Ohi, ohi», si dirà, «qui le cose si mettono male per l’onore
delle torresane». E invece no. Perché i detrattori trovano ampio
contraltare in chi la virtù e la bellezza delle donne di Torri
l’ha stimata per davvero. E in giro per il lago oggi non c’è
nessuno che, parlando di «Torri dalle belle donne» faccia
dell’ironia. E non solo oggi. Tant’è che un poeta veronese che le
belle donne le ha sempre apprezzate non ha avuto dubbi su quale
posizione prendere. Mica un poeta qualunque: Berto Barbarani.
A un certo punto, come scrisse Riccardo Bacchelli in un suo
racconto di viaggio, Barbarani «s’era messo in testa di fare il
cronista di giornale». Erano gli anni Venti quando tratteggiava
alcuni racconti di viaggio in tema lacustre, raccolti qualche
tempo fa in volume a cura di Mauro Bonato e Giorgio Maria Cambiè.
E in quei testi il poeta — diventato scrittore — per un paio di
volte è in argomento di bellezze torresane.
Parlando d’una visita a Torri, dove incontra l’amico pittore
Angelo Dall’Oca Bianca, cittadino onorario del paese, scrive: «La
buona leggenda, che perpetua ancor oggi in Torri del Benaco la
creazione delle “Bele Done” ha per contrasto una realtà nella
vicina Castelletto di Brenzone dove esiste virtualmente una così
detta “fabrica de moneghe” (convento). Ciò non toglie che anche a
Castelletto non vi siano delle donne piacenti. Il lago di Garda è
bello da per tutto. Perché vi si devono giustamente specchiare
tutte le donne del lago, che non isdegnano tale rifrazione di
bellezza». E dunque è con spirito più che positivo che il Berto
caro ai veronesi, e sensibile al fascino femminino, cita la
tradizione rivierasca. Parlando apertamente di bellezza. Cui non
era del resto insensibile nemmeno il Dall’Oca, che anzi ritrasse
varie torresane nei suoi quadri.
Ma non è tutto qui. C’è un’altra narrazione. In un altro testo,
Barbarani ricorda d’una serata trascorsa ai Canevini, dove «si
ballava in faccia al lago, disperatamente, all’ombra di due
nespoli del Giappone. Il sito», scrive, «distava dal paese quel
tanto di strada che le ragazze in vena di sgranchire le gambe, con
la scusa di “far due passi”, potessero sottrarsi alla diretta
sorveglianza dei famigliari. E ci si sentiva così lontani dal
mondo, là, sotto quei due nespoli, tal che si perdonava volentieri
anche alle scapestrerie musicali dell’organo. Ed era in quella
onesta baraonda, che si raffinava nella ginnica del flirt il
miglior prodotto originario di “Torri da le belle donne”!»
Quale la sentenza? Sentite le parti ed esaminata la materia,
propendiamo per il Barbarani. Dunque, sia gloria alla bellezza
delle donne di Torri. Sapendo peraltro d’innescare un conflitto
d’interesse: chi scrive queste righe ha sposato una torresana…
Angelo Peretti
Le fotografie ufficiali delle
inaugurazioni diventano fonti storiche
Fanfani a Pai per la
scuola
Ogni taglio del nastro documenta
un’epoca
Le inaugurazioni di opere pubbliche sono le occasioni in cui da
sempre i fotografi si producono in fotografie «di circostanza».
Con il passare degli anni, queste istantanee diventano spesso
documenti interessanti di un’epoca, al di là delle stesse
intenzioni celebrative per cui erano state scattate. Nella prima
immagine qui a fianco, la piazza di Albisano è gremita di gente
per l’inaugurazione della lapide ai caduti di guerra, sormontata
dall’aquila, infissa sulla parete esterna delle vecchie scuole
elementari, ora trasformate in sale civiche. A sinistra della
corona d’alloro si intravede il sindaco Igino Bonetti.
Successivamente, la lapide verrà spostata all’ingresso del paese,
dov’è stato realizzato un piccolo monumento, presso l’ex asilo.
Sono i ragazzini i protagonisti del momento finale della festa per
l’inaugurazione delle scuole elementari a Pai. Dietro di loro,
sulla sinistra, in giacca scura, il senatore Amintore Fanfani,
intervenuto per il taglio del nastro. (a.p.)
Quando i barconi e la pesca lasciarono il posto ai turisti
A vederlo così, di primo acchito, questo scorcio di Torri del
Benaco non pare troppo carico d’anni. Il porticciolo sembra aver
la fisionomia attuale. Forse, ecco, i platani sul penèl del molo
adesso sono un po’ più alti. E nella foto, ripresa dal toràs, la
torretta che chiude da un lato il porticciolo, non si vede l’asta
delle bandiere. Ma per il resto, la struttura è ancora così. Poi
osservi i dettagli, e t’accorgi che invece tutto è cambiato. È
mutato il contesto. Siamo, non c’è dubbio, agli albori
dell’economia turistica, nel momento di transito fra il lago dei
pescatori e quello dei forestieri. È il tempo del miracolo
economico.
La cartolina, a colori, è della ditta M. Rossi di Brescia. La
didascalia, sul retro, è in tre lingue: «Lago di Garda - Torri del
Benaco - Il porto» in italiano e poi la traduzione in francese e
tedesco. Niente inglese, che ora sarebbe forse al primo posto. Il
periodo? Be’, l’immagine potrebbe essere stata scattata nei
primissimi anni Sessanta. Sul molo sono posteggiate alcune
automobili. Una è la Seicento, l’utilitaria che ha segnato
un’epoca nella storia della motorizzazione italiana, la macchina
del boom (in fianco par di scorgere una mitica Bianchina). La
prima Seicento venne presentata dalla Fiat a Ginevra nel 1955. Si
continuò a costruirla fino al 1969. Siamo sicuramente oltre la
metà degli anni Cinquanta, ma non troppo avanti nei Sessanta,
perché le altre auto, di foggia estera, appaiono d’antan.
Forse è domenica: c’è parecchia gente sul molo. E probabilmente è
tarda primavera, ma non ancora estate: il velista pare in
maglietta, ma le signore indossano il soprabito: fa freschino. Non
può essere il primo autunno, però, perché le chiome degli alberi
verdeggiano, o forse il colore è stato ritoccato in tipografia, in
modo da rendere primaverile un paesaggio già autunnale? Il livello
del lago è abbastanza basso: si nota la riga lasciata sull’approdo
dall’acqua più alta. Se è primavera, è molto avanti, a meno che
l’inverno sia stato povero di nevi e precipitazioni. Ma potrebbe
davvero essere autunno incipiente, con lago in secca per la
siccità estiva (e il fogliame, dunque, davvero colorato
artificiosamente dalla ditta delle cartoline). Mistero.
In basso, s’intravedono tre piccole barche, una semiaffondata (che
fosse passato da non moltissimo un temporale di quelli che ogni
tanto scoppiano sul lago?) Sono vecchie gondole da pesca in legno.
Quasi all’uscita del porticciolo è invece attraccato un motoscafo,
coperto da un telo: forse un Riva, dallo scafo in legno,
elegantissimo. Appena oltre il molo, una barca a vela. Sulla
velatura è scritto U 208. È dunque un’imbarcazione della classe U,
un modello che — ci racconta l’architetto Piero Vantini, velista
appassionato che è anche una sorta di storico dello sport nautico
benacense — ebbe qualche successo nel dopoguerra, soprattutto in
Liguria. Sul Garda ce n’erano pochi esemplari, a cavallo fra gli
anni Cinquanta e Sessanta. Oggi è praticamente scomparso: va
ancora un po’ di moda a Forte dei Marmi, dove s’organizza tuttora
una regata.
Di là del molo un barcone a due alberi. Uno degli ultimi a solcare
il lago per trasportare mercanzie: oggi, ne restano due, a
servizio dei turisti.
Sono tutti segnali della transizione, quelli che appaiono in foto:
resta viva la memoria del Garda che fu, con le barche da pesca e
il barcone per le merci, ma c’è già il lago della modernità,
dell’industria del villeggiante, del turista. Una foto che
ripropone l’età di passaggio: la vecchia Torri che lascia spazio a
quella nuova. (a.p.)
A Saldam dal 1932 al 1940 raduno
aeronautico annuale
Anni Trenta, foto ricordo a bordo degli idrovolanti
Il lago di Garda fu, negli anni Trenta, lo specchio d’acqua
prescelto per la sperimentazione di aeromobili d’eccezione: gli
idrovolanti (aerei che partono e arrivano sull’acqua, poggiando
su pattini galleggianti), macchine in cui l’industria italiana
conquistò una particolare competenza, coronata con le traversate
intercontinentali degli idrovolanti di Italo Balbo.
Sul Garda furono conquistati anche primati mondiali di velocità
in volo, ma a Torri accadde anche un incidente mortale: nel 1932
un aereo cadde in località Saldam e il pilota morì. Da allora
ogni anno, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, si
svolse in paese un raduno aeronautico nazionale.
Gli idrovolanti planavano nella zona davanti a Saldam e i piloti
in corteo andavano in chiesa per la messa di suffragio al
caduto. I bambini facevano a gara per avere una fotografia
ricordo a bordo di un idrovolante.
Riscoperte in municipio le minute
degli articoli che il segretario comunale scriveva per il giornale
durante il Ventennio
Cronache di regime, che strada
La Nuova Gardesana
tema onnipresente nelle corrispondenze
Firmava: «Il corrispondente». Così si legge sulle sbiadite
copie dattiloscritte conservate in municipio, a Torri del Benaco.
Anni Venti, epoca fascista. Il corrispondente in questione era
quello dell’Arena. Ruolo assunto dal segretario comunale,
Ettore Furioli, da quanto si intravede in un autografo. Sono
rimaste in archivio le sue minute. Cronache in parte, crediamo,
mai pubblicate. Raccontano qualche spaccato di vita torresana di
quegli anni.
Lo stile magari è un po’ ampolloso, come s’usava in quei tempi.
Però c’è ricchezza di dettaglio, perfino eccesso nei particolari.
Come nella cronaca stilata il 5 novembre del 1929. Informa che due
giorni prima «il corteo per la commemorazione del XI annuale della
maggiore Vittoria italiana si svolse qui domenica mattina, movendo
dalla Piazza del Municipio verso il Parco della Rimembranza e la
Parrocchiale, nell’ordine seguente: Asilo infantile - Balilla -
Marinaretti e Piccole Italiane in divisa bianca - Bandiere e
gagliardetti - premilitari inquadrati - Autorità - Sezione Ex
Combattenti - Sezione del Fascio - Sindacati lavoratori -
popolazione». Il parroco, don Carlo Venturi, «cantò nel Parco
brevi esequie». E poi ecco un che di burocratica poesia nel
narrare un curioso accidente: «Issata in mezzo al Parco stava
un’antenna della Vittoria, alta circa 10 metri, sormontata da una
croce e stemma scaligero in ferro. Su di essa sventolava un grande
tricolore. Il vento furioso che col suo lamentoso sibilo pareva
aggiungere mestizia alla rievocazione dei 27 Caduti gloriosi,
chiamati per nome dal Presidente della Sezione Combattenti,
soffiava sì forte che ad un certo punto, mentre tutti erano
intenti alla solenne cerimonia, si spezzò e cadde riversa e con la
ressa di popolo che stringevas’attorno il parco quadrangolare,
poco mancò non ne nascesse una disgrazia».
Erano le cronache di quegli anni da Torri: ricorrenze, feste
combattentistiche, magari da chiudere «fra i canti e gli evviva»,
a fine giornata, «presso l’osteria di Bellini Silvio». La cronaca
è quella del primo ottobre del 1929. Era in programma una gita a
Riva. Ma il traffico sulla Gardesana venne bloccato da un
imprevisto. A Frader, «il camion della ditta Pifferi di Malcesine,
carico d’uva, con traino a rimorchio, proprio mentre incrociava
coll’Autovalpantena proveniente da Malcesine e diretta a Verona,
perdeva la ruota posteriore sinistra, bloccando così il passaggio
della grossa vettura». Fu necessario scaricare il camion e
spostarlo a forza di braccia, ma gli ex combattenti Link utili non
si fecero pregare. Poi, qualche recita di beneficenza. Come nel
maggio 1929, quando ci fu la «première» della Tradita:
«Protagonista la signorina Lucia Campanardi. La Elvira impersonata
nella signorina Bertera Carmela. Lo spettacolo è riuscito
veramente interessante, e per la buona messa in scena, e per la
indiscussa bravura di tutte indistintamente le artiste. Seguì da
ultimo un bozzetto melodrammatico, cantato dalla signorina
Vedovelli con molta grazia e con bella voce. Accompagnava
all’armonium il sig. Bertelli Guglielmo. Il salone dell’Asilo
infantile era letteralmente stipato di famiglie».
Oppure c’era da raccontare l’esordio di un neo-avvocato, come nel
dicembre 1929: «Il giovane avvocato Francesco Raus, il figlio del
nostro Medico condotto cav. Dr. Giuseppe Raus, ha esordito la
prima volta davanti la R. Pretura di Caprino, sez. staccata di
Bardolino, nell’udienza del 18 corr. in patrocinio del sig.
Moscolo Claudio, per contravvenzione. La sala d’udienza era
letteralmente stipata di pubblico. L’imputato è stato pienamente
assolto».
E poi, le assemblee del fascio. Nella riunione del 21 maggio 1929,
convocata dal «Cav. Luigi Pasetto, nella sua duplice veste di
Commissario straordinario del Fascio di Torri e di regio Podestà»,
si provvedeva a distribuire le tessere. Fu l’occasione per parlare
di opere pubbliche. L’acquedotto comunale «è ormai una realtà
presto condotta a compimento», e non se ne ricaverà solo il
vantaggio «di dare acqua veramente potabile alla popolazione», ma
anche «di porre la condizione pregiudiziale per la dichiarazione
di stazione climatica di Torri del Benaco, analogamente a quanto
ha potuto ottenere Malcesine». Si sa poi che «un grande numero di
giovani e di cittadini» vuole avere il campo sportivo, ma
scarseggiano i fondi. Le frazioni di Pai e Albisano «hanno
assoluto, inderogabile bisogno di vedere ampliato il loro
insufficiente Cimitero»: a Pai il Comune ha ottenuto gratis l’area
dal parroco don Michele Castellani, ad Albisano è pronto il
progetto. E poi c’è la questione dell’illuminazione. «Alcuni
fascisti», si legge, «nella loro qualità di utenti privati della
Soc. Trentina di Elettricità, vorrebbero che da questa Assemblea
fosse elevata una pubblica protesta per il disservizio che
caratterizza la Società in confronto ad esempio della rete
bresciana, che non conosce interruzioni di linee, né di corrente».
Il podestà fa sapere che «la Società ha dato ripetuti affidamenti
che, ultimata la strada Gardesana nel tronco Malcesine Torbole, la
linea ad alta tensione verrà interamente sistemata; posto che è su
tale tratto che più di frequente avvengono le interruzioni dovute
a frane».
Ah, quella strada. Doveva essere davvero un problema non vederla
finita. «Chissà quando questa benedetta strada provinciale
Gardesana sarà finita e chissà quando si potranno evitare queste
disgrazie che si susseguono a sì breve scadenza», si lascia
sfuggire il corrispondente nella sua nota del 30 luglio 1929,
parlando di due incidenti automobilistici accaduti l’uno in
località Pi e l’altro a Pai.
A proposito di incidenti: è tragicomico quello occorso il 18
maggio 1929 alla curva del Toràs, sotto il castello scaligero, a
ridosso del porto. Verso le 19, «Bertoldi Giovanni di Augusto di
anni 26 da Garda» era appena partito per tornare a casa col suo
carro carico di calce. Ma ecco arrivare una macchina: è guidata da
Giovanni Chisolfi, ingegnere progettista della Gardesana, che ha a
fianco «il signor Corradi Attilio, esperto automobilista». Ed ecco
cosa accadde: «Il Bertoldi, che occupava il lato sinistro della
strada, tentò di portarsi sul lato destro. L’auto sopravveniente,
vista la larghezza della strada, che in quel punto misura metri
8,50, tentò a sua volta di passare a sinistra. Ma non le riuscì di
compiere la manovra in tempo. Tentò allora di portarsi nuovamente
sul lato destro; ma un po’ per la forza centrifuga della curva, un
po’ per la mancata azione dei freni, la macchina andò a sbattere
colle ruote anteriori e col radiatore tra le gambe del mulo. Il
Bertoldi che si trovava sul carretto, si trovò di colpo a terra,
per fortuna incolume. Una stanga del carretto, battendo contro il
parabrise dell’auto, lo frantumò in mille pezzi, sfiorando nel suo
colpo violentissimo la faccia del Corradi. Il mulo si trovò a
cavallo del radiatore, il quale naturalmente subì parecchie
rotture». Arrivò subito gente, e «il mulo fu tolto dall’incomoda
posizione con grande stento». I viaggiatori? Pochi graffi.
Incidenti d’altri tempi.
Angelo Peretti
Una tradizione dimenticata.
Oggi solo visitando il museo
si può scoprire che fino a 50 anni fa le cave erano
un’attività importantissima. Tra i clienti il duca di Torlonia
Non
c’è più quel marmo «majonese»
La lavorazione della
pietra estratta sulle colline avveniva sulla riva e lasciava un
pietrisco dorato, «sì che il bel villaggio peschereccio celebre
pei carpioni», scriveva Berto Barbarani, «appare acconciato con la
salsa»
La capitale del mandorlato? Non c’è dubbio: è Torri del Benaco.
Ma non saltino sulle sedie i colognesi. Il mandorlato dolce, da
mangiare, fatto d’albume, miele, zucchero e mandorle, quello resta
vanto di Cologna Veneta. Non c’è da discuterne. Il mandorlato
torresano è altra cosa: marmo, pietra. Che si cava — o meglio, si
cavava, dato che l’estrazione è un ricordo del passato — sulle
colline.
Il marmo era importante a Torri del Benaco. E rendeva celebre la
località. «Marmifero» aveva definito il paese il poeta bresciano
Cesare Arici nel 1822. «Ecco di marmi Torri fecondo incontro a me
pur farsi», scrisse il bardolinese Cesare Betteloni nel 1834. Nel
1900 Enrico Nicolis, dicendo di Materiali, pietre e terre
coloranti della provincia di Verona, cita fra i più pregiati
il marmo «giallo, giallo e turchino, e rosso di Torri». Ma si
cavava anche il mandorlato. «In vicinanza ed a fianco del marmo
giallo», scriveva Serafino Volta nel 1828, «esistono delle cave di
un altro marmo, che chiamasi Mandorlato di Torri, bianco anch’esso
di fondo, ma con macchie di colore porporino. Gli strati di questo
marmo sono alternati da stratificazioni di marmo bianco privo di
macchie».
Il più ricercato, quello era il «giallo di Torri», pietra
esclusiva: si trovava solo lì, in un'area ristretta.
Pregiatissimo. «Il giallo di Torri, quando sia del più scelto, e
ben carico di colore, non pare inferiore al giallo antico»,
asseriva Scipione Maffei nella Verona Illustrata. Finiva
sugli altari delle chiese, nei saloni delle ville, perfino di là
dell’Oceano. «A Roma, il Duca di Torlonia, 30 anni or sono»,
scriveva Nicolis nel 1900, «completava con il giallo di Torri la
chiesa del Gesù che era di giallo di Siena. Come pure di giallo di
Torri è un blocco lungo 9 metri che forma due gradini di un altare
della chiesa di San Luigi Gonzaga in Castiglione delle Stiviere».
Le cave oggi sono chiuse, esauste. Ma l’attività lapidea a Torri è
stata una piccola industria fino agli anni Sessanta, quando
l’economia turistica (e di conseguenza anche quella edilizia e
immobiliare) non era ancora esplosa. L’artigianato della pietra
era una valvola di sfogo per la manodopera. Olivi e marmo: era
così che si sbarcava il lunario. Fra i colli Link utili si è
seguitato a estrarre pietra fino a mezzo secolo fa. Il marmo
veniva cavato, tagliato in grossi blocchi o sminuzzato sul posto,
e poi trasportato sino al porto. C’erano anche delle fabbrichette
che lo trasformavano in graniglia per realizzarci i pavimenti alla
veneziana. Gli scarti di lavorazione, piccolissimi, vero e proprio
ghiaino, finivano sulla spiaggia, e ancora oggi se ne trovano.
Trasformando in dorato il bagnasciuga. E quei depositi di pezzetti
di pietra lavorata ebbero anche un testimone importante, il poeta
Berto Barbarani, che in una sua memoria scrisse: «Sulla banchina
nuova del porto, si stendeva malgrando non fosse ancora apparso in
paese, una luce artificiale di sole. Il miracolo si deve alla
minuta ghiaietta largamente profusa del marmo giallo di Torri,
macinato nei pressi della chiesa e della quale appare anche
bordata l’elegante curva della riva, sì, che il bel villaggio
peschereccio e celebre per gli suoi squisiti carpioni, appare
acconciato con la salsa majonese! E non esagero». Poi la pregiata
pietra torresana prendeva la via del lago, sui barconi da carico
che tuttora figurano nell’iconografia benacense. Diretti a
Desenzano, soprattutto, ma anche a Salò e Peschiera. Una lettera
dell’agosto 1789 ricorda come fosse giunto al porto di Peschiera,
«ridotto già in piccoli pezzi», un carico del «noto marmo giallo»
di Torri, da trasportare poi con dei carri fino nel Mantovano.
L’acqua, il lago: eccolo qui il segreto del successo dell’attività
lapidea di Torri. Esattamente come a Sant’Ambrogio, dove l’acqua
era quella fluviale, l’Adige. Lago e fiume come vie di commercio.
Lo sottolinea lo storico valpolicellese Pierpaolo Brugnoli in un
saggio apparso su Il Garda. L’ambiente, l’uomo, l’annuario
pubblicato a Torri del Benaco dal Centro studi per il territorio
benacense. «Come quella del bacino marmifero di Sant’Ambrogio di
Valpolicella», dice Brugnoli, «anche la fortuna commerciale che
arrise ai marmi nel tempo estratti dalle pendici delle montagne
che delimitano il lago di Garda è dovuta, oltreché alla bellezza
di questi materiali, alla presenza di uno specchio d’acqua,
elemento un tempo (e fino al secolo XIX) indispensabile per il
trasporto di merci».
L’origine dell’attività di cava a Torri è antica. Fiorente, come
s’usa dire, in età veneziana. In un verbale della vicìnia, il
consiglio cioè, del 1542, si ha notizia della discussione sull’uso
delle «predare» locali. Per verificare i quantitativi di pietra
presi dalle cave torresane, e farci pagar sopra le tasse, nel
Settecento faceva servizio un pubblico «misurador». Era al Comune
che Venezia aveva dato la concessione sulle «buse» e sulle
«predare» del posto «di qualsivoglia sorte». E c’erano famiglie di
tagliapietra famosi: gli Zuliani, i Morelli. Discende dalla
famiglia dei Saletti di Sant’Ambrogio, trasferitisi a lavorar la
pietra sul lago nel Seicento, il cognome dei Galetti di Torri:
l’ha dimostrato ancora Brugnoli. Nel 1764 un Galetti, Girolamo,
lavorò alla realizzazione del balaustrino in marmo della croce
dell’altare della Compagnia del Carmine, nella parrocchiale di
Torri. Un altro Galetti tagliapietra, Angelo, costruisce il fonte
battesimale, nel 1823.
Contro gli Zuliani e i Mazzetti ebbe a costituirsi la Comunità di
Torri nel 1740. Ce lo riferisce un documento dell’epoca. «I
Link utili avesse affittato le loro preare a Zen e fratelli Zuliani
e Gio. Batta e fratelli Mazzetti con l’obbligo di pagar troni tre
per ogni caro di pietra giala e troni uno, marchetti cinque della
pietra bianca e rossa, con condizione di non poter levare le
pietre, né caricarle, se prima non saranno state dal pubblico
misurador». S’accusavano invece i tagliapietra d’aver portato le
pietre sulla barche senza averle fatte prima stimare. Il che
avrebbe loro consentito d’evadere il pagamento, «in aperto
deffraudo dell’interesse della povera Comunità di Torri». Vicende
antiche, che però ci forniscono testimonianza del valore del marmo
giallo, tassato più delle altre pietre.
Ora la tradizione marmifera appartiene solo ai ricordi. Ed è
finita nel museo, quello del castello scaligero, dove sono
esposti, insieme con gli attrezzi da lavoro, alcuni pezzi
d’artigianato locale: le tine per l’olio, i pilécc per il pesce
sotto sale, qualche secchiaio. Perfino un fonte battesimale.
Polpette, fettine di scamone e i libri sulla storia del
paese
La macelleria che è diventata un
laboratorio d’arte e cultura
È riduttivo chiamarla macelleria. È un laboratorio d’arte.
Perché sì, ci vendono la carne e anche qualche prodotto di
gastronomia, e la qualità è invidiabile. Ma loro, i fratelli
Girardi, coltivano altre passioni. Uno ha l’animo dell’editore di
opere locali, e stampa libri, poster e calendari e fa pure il
gestore d’un sito web; l’altro è poeta e scultore.
Lorenzo Girardi è del 1948. In pratica, fa il macellaio da quasi
mezzo secolo. Da quando portava le braghe corte. Era un bòcia
quando il Toni Peroni gli chiese d’aiutarlo a girare la manovella
alla macchinetta delle lugàneghe. Mario, più giovane di due anni,
iniziò poco dopo, andando in bici a portar la spesa ai clienti.
Erano i primi anni Sessanta. La macelleria allora era all’angolo
di piazza Umberto, in pieno centro. Fu nel 1965 che si spostò
sulla strada. Loro, i Girardi brothers, impararono il mestiere
così bene che quando il Toni decise di passar la mano gli affittò
il negozio: era il 1977. Fino alla fine degli anni Novanta sono
rimasti sulla Gardesana, all’incrocio per Albisano. Poi hanno
aperto la nuova sede, in un vicolo a due passi, e hanno cominciato
ad affiancare ai tagli di carne anche qualche sfiziosità pronta:
il roast beef, l’arrosto di vitello. Poi, le fettine di scamone di
manzo aromatizzate, che vanno a ruba: se gli chiedi degli aromi,
non hanno problemi a svelarteli: sale, pepe, prezzemolo, poco
aglio, «ma il segreto sono le dosi», aggiungono. Per non parlare
delle mitiche polpettine: c’è chi le compra per portarsele a
Milano dopo il fine settimana passato a Torri.
Ma il cuore palpita per la cultura. Mario Girardi pubblicò il
primo libro a fine anni Settanta, una guida di Torri in bianco e
nero, bilingue, compilata insieme con Giorgio Vedovelli, che è
presidente del museo del castello scaligero. Cinque anni fa una
bella raccolta fotografica: Torri andata e ritorno, lo
stesso lavoro da cui abbiamo tratto molte delle immagini di
quest’inserto. Poi, La tredicina di Sant’Antonio, edito
insieme con Luigina Pescetta, capocontrada del borgo che sta
attorno alla chiesetta dedicata al santo. Assieme a Daniela Pippa
ha pure stampato le poesie del fratello Lorenzo, ma di questo
parliamo più avanti.
Fin qui i libri. Poi, i calendari, attesissimi a fine anno dai
Link utili. Quest’anno è uscita l’undicesima edizione. I soggetti
sono sempre locali: foto d’epoca, la pesca, le donne, i panorami,
i fiori, le persone. Stavolta tocca alle cartoline stampate nel
corso del tempo dal Circolo filatelico numismatico di Torri, che
compie ben trent’anni. E dopo ci sono i poster, anch’essi
strapaesani: c’è quello delle porte di Torri, quello delle
finestre, quello delle chiavi di volta dei portoni, quello del
porto, «e non ho certo idea di fermarmi qui», ammette Mario.
Infine, il sito internet. Si chiama berengario.com. È on line dal
2000 ed è visitatissimo, anche dai Link utili emigrati all’estero,
che hanno la possibilità di tenersi aggiornati sulle vicende del
paese. Una miniera di informazioni. E di immagini, perché Mario
Girardi ha anche l’hobby della fotocamera, e non c’è evento che
non venga immortalato e messo in rete quasi in tempo reale. Ogni
giorno c’è almeno uno scatto nuovo. Una raccolta straordinaria. E
gratuita.
Lorenzo Girardi, si diceva, ama scrivere in versi e scolpire. A
dire il vero, la prima passione è stata quella per i bonsai, le
piante in miniatura, che erano piuttosto apprezzate. Da lì è
passato alla scultura: il legno d’ulivo e la pietra sono i
materiali preferiti. Ha perfino realizzato, in marmo, il monumento
al donatore di sangue installato all’inizio del paese. Da una
manciata d’anni si dedica alla composizione poetica. In dialetto e
in lingua. Una selezione dei suoi testi è nel volume Sulle ali
di un gabbiano. Altre opere sono nella miscellanea En mès
ai nùgui, pubblicata dal centro culturale La Marola. E non
disdegna di recitare in pubblico. Applaudito.
D’accordo, la bottega è una macelleria. E la roba che ci si compra
è buona. Ma questa, ammettiamolo, è soprattutto una fucina di
idee. E di cultura.
Angelo Peretti
Don Giovanni Andreoli, il parroco
di Pai scomparso nel 2003: alla sua porta arrivavano da ogni paese
Tutti in coda
dal prete che sapeva ascoltare
A volte, vedevi la luce dello studio accesa fino a tarda notte.
Di giorno, c’era la coda di gente ad attendere, sui pochi gradini
della canonica. Lui non si tirava indietro, mai. Anche se talvolta
lo vedevi stanchissimo e doveva ammettere d’aver potuto dormire
poco. Don Giovanni Andreoli arrivava in parrocchia a Pai il
venerdì e ripartiva la domenica notte o il lunedì mattina. Amava
la bellezza del luogo, ma non aveva tempo per goderne: non c’era
un attimo di tregua, così come accadeva, negli altri giorni, a
casa sua, a Bardolino, in contrada San Zeno. Sempre gente da
ricevere, da ascoltare, da confortare, da consigliare. Rita, la
perpetua, sotto le feste di Natale e di Pasqua doveva affiggere un
cartello che invitava gli «amici venuti da lontano», come li
chiamava lui, a dare la precedenza ai parrocchiani per le
confessioni. Ma una parola non la faceva comunque mancare a
nessuno. Così come la sua raccomandazione: «Volìve bén»,
vogliatevi bene.
Nelle omelie aveva due riferimenti fissi: don Giovanni Calabria,
suo maestro spirituale, e la mamma. Pregava di poterli rivedere in
paradiso. L’abbraccio, secondo la fede cristiana, è avvenuto sul
finire di febbraio del 2003, quando s’è addormentato nel riposo
eterno, a quasi 82 anni d’età. Era nato a Bardolino nel giugno
1921. Ordinato sacerdote nel 1947, è stato vicario parrocchiale a
Bagnolo fino al 1966. Poi ha prestato servizio al santuario della
Madonna della Corona per un decennio. Nel 1978 eccolo a Pai,
frazione di Torri ma parrocchia autonoma. E qui venivano ad
ascoltarlo da ogni dove. Era capace di ascoltare la sofferenza, di
darle un senso, di aiutare ad accettarla. Così come accettò la sua
malattia. «Se qualcuno che ci ama ci è vicino», sono parole sue,
«allora anche il dolore perde la sua forza e noi, pur piangendo,
godiamo della beatitudine di non essere soli».
L’ascolto. Era questo il suo carisma. «Diamo un sorriso, tendiamo
la mano», è una sua omelia del febbraio 1998, «smettiamola di
essere avari di tempo. Fermiamoci ad ascoltare, facciamo sentire
importante qualcuno, ridiamogli un volto, tiriamolo fuori
dall’anonimato, dal grigio di un’esistenza senza arcobaleni».
Volìve bén, il suo saluto, è diventato il titolo d’un libretto
che la parrocchia gli ha dedicato. Un quadernetto andato a ruba.
Chi lo volesse, ne può trovare ancora qualche copia. «La persona
che ami ti chiede: “Tu credi in me, ti fidi di me? Mi vuoi bene?”
Tu non dici: “Te lo dirò domani, devo pensarci, devo pesare tante
cose, abbi pazienza”. Se ami, dici subito di sì. Bisognerebbe
vedere come e quanto lo dimostri questo amore, per crederci
davvero, ma la prima risposta è già una spinta del cuore e ha
sempre grande valore».
«Dio», diceva nel 1996, «ha messo nel tuo cuore il seme della
gioia. È il suo stile. Dio regala semi, non frutti». (a.p.)
Giovedì 29 Dicembre 2005
TORRI. A due poliziotti che salvarono dei
turisti finiti contro gli scogli il riconoscimento
«Benemerenze del Garda». Premiati gli «angeli» dei naufraghi
In finale anche i responsabili di un progetto per la cura delle
patologie della vista
Torri. Le Benemerenze 2005 ai due «angeli custodi» del lago di
Garda. È il verdetto della qualificata giuria della prima edizione
del premio «Benemerenze sul Garda», organizzata a Torri dal
consigliere comunale di minoranza Stefano Nicotra. E così, in una
sala consiliare traboccante di gente tanto da lasciare in piedi più
di una decina di persone, ed annoverando personaggi del mondo
politico, amministrativo, giudiziario e religioso provinciale, oltre
a moltissimi comuni cittadini, il presidente della giuria, il
giornalista Angelo Peretti, il medico e noto poeta dialettale Bepi
Sartori, e il prefetto vicario di Verona Elio Faillacci, hanno
decretato Marina Tezza e Andrea Dentali quali vincitori del premio
istituito come riconoscimento per chi ha fatto del bene e si è
prodigato per il prossimo, come ha ricordato Nicotra durante la
serata.
Sapientemente moderata dalla bella giornalista Maria Critelli, la
serata ha riservato al folto pubblico momenti di partecipazione
davvero intensa. La conduttrice, dopo avere nominato i cinque
personaggi, selezionati da un apposito Comitato costituito nei mesi
scorsi, ha lasciato che gli stessi illustrassero di persona le
proprie azioni meritorie per le quali erano stati candidati al
premio. E così, don Giorgio Benedetti, responsabile per la Curia
diocesana di Verona per lo sport, il tempo libero, il turismo e i
pellegrinaggi, ha raccontato come, dal 1990, si stia occupando di
portare in Terra Santa pellegrini provenienti da tutto il mondo.
Don Giorgio, con senso dell’umorismo, ha illustrato come a
Gerusalemme sia tangibile oggi l’impegno di Verona e dei veronesi,
che portano sostegno concreto alle famiglie di cattolici arabi,
spesso vessate da israeliani e palestinesi. «È questo assedio delle
altre culture», ha commentato don Giorgio, «fa sì che i cattolici
arabi, in pratica, le prendano da tutte e due le fazioni».
Di qui l’impegno del religioso per queste famiglie, altrimenti
costrette ad emigrare dalla Terra Santa. Inoltre, il sacerdote
veronese ha contribuito in maniera determinante a creare la mostra
permanente dei presepi e la Porta Santa a Gerusalemme.
L'altra coppia di candidati alle Benemerenze 2005 era poi costituita
dal presidente del Lions di Villafranca, Massimo Zuccotti assieme
all’oculista della clinica Pederzoli di Peschiera, Emiliano
Ghinelli. Entrambi stanno realizzando un progetto di vista bionica
per pazienti affetti da patologie irreversibili della retina, che
portano alla cecità e per le quali finora nessuno ha ancora trovato
soluzione. «In collaborazione con l’americano Mit, il Massachusset
Institute of Tecnology, i due scienziati italiani stanno
realizzando, uno dal punto di vista tecnologico e l’altro dal punto
di vista della applicazione medica, un «progetto per un microchip da
impiantare nell’occhio umano per ridare la vista a questi pazienti».
Infine, i due poliziotti della pattuglia nautica di Peschiera,
Marina Tezza e Andrea Dentale, hanno raccontato come, durante una
notte estiva del 2003, mentre erano ad una festa a Peschiera,
decisero di rientrare in servizio per rispondere ad un Sos di un
gommone con a bordo diverse persone, naufragato contro gli scogli al
largo di Sirmione. «Nessun altro, a parte noi, poteva intervenire
dato che non c’erano i mezzi idonei a raggiungere quel posto pieno
di scogli». hanno raccontato. «Sfidando il buio, il lago mosso e
senza punti di riferimento precisi per evitare le rocce», ha
sottolineato Andrea Dentale, già premiato assieme alla collega anche
durante l’annuale festa della polizia a Verona, «siamo riusciti a
mettere in salvo cinque persone di cui tre, nell’impatto sugli
scogli, avevano anche riportato fratture ossee e traumi vari, oltre
a finire in acqua». È per questo senso di responsabilità,
assolutamente diverso dal semplice senso del dovere, ha argomentato
il presidente della giuria Angelo Peretti, che la giuria, pur tra
molte difficoltà nella selezione, ha deciso di premiare questi due
personaggi, rispetto a brillanti esempi di sussidiarietà, come
quello di don Giorgio Benedetti, e di solidarietà, come quello di
Zuccotti e Ghinelli.
Da ultimo, ma non in ordine di importanza, l’apprezzato intervento
finale a sorpresa, e a grande richiesta del pubblico, di Bepi
Sartori, «un’autentica istituzione nel campo della poesia dialettale
veronese», come ha ricordato Maria Critelli. Leggendo alcune delle
sue poesie in dialetto, tra cui anche la divertente «Dotor, za’ che
l’è qua…», Sartori ha divertito e conquistato il pubblico, che lo ha
poi lungamente applaudito.
Gerardo Musuraca Martedì 22 Novembre 2005
Contributi per l’alto lago. Brenzone, Torri
e Malcesine possono sistemare palestre, tennis e campetti
La Regione aiuta lo sport. Finanziati i lavori per migliorare tre
impianti.
Soldi in arrivo da Venezia per gli impianti sportivi dei tre comuni
dell’alto Garda. A darne comunicazione alle amministrazioni comunali
è l’assessore regionale ai lavori pubblici, Massimo Giorgetti.
«Di recente», annuncia l’esponente scaligero di Alleanza nazionale,
«la giunta regionale, su mia proposta, ha deliberato alcuni
contributi richiesti dai Comuni di Malcesine, Brenzone e Torri del
Benaco per il completamento o conversione degli impianti sportivi
esistenti. Secondo quanto previsto dalla legge numero 5 del 2000,
abbiamo quindi deliberato alcuni interventi che dovrebbero offrire
ai cittadini gardesani e alle centinaia di migliaia di turisti che
vengono sul lago strutture più adeguate, ristrutturate e che
incrementino la pratica sportiva». Dall’assessorato ai lavori
pubblici sono state fornite le cifre esatte degli stanziamenti per
finanziare i progetti presentati dalle amministrazioni comunali.
«A Malcesine andranno cinquemila euro, rispetto ai 12mila
necessari», elencano in Regione, «per gli interventi sulla palestra
annessa alla scuola elementare, gli interventi di protezione murale
ed antiurto della struttura. A Brenzone arriveranno 57 mila euro, a
fronte dei 139 mila necessari per la sistemazione dell’impianto
sportivo annesso al centro velico Acquafresca, del parcheggio
antistante e della pavimentazione del campo polivalente della
struttura. Infine a Torri arriveranno 32 mila euro, a fronte
dell’importo di progetto inviato a Venezia di 79 mila euro, per
trasformare l’ex campo da tennis annesso al Lido Bagni in campo
polivalente». Il contributo regionale su quest’ultima struttura
comunque avrà effetti benefici doppi, come aveva confermato il
sindaco di Torri, Giorgio Passionelli Infatti, «grazie al risparmio
sulle spese per il campo del Lido Bagni», aveva promesso il primo
cittadino, «metteremo mano anche al campo polivalente di Pai,
inaugurato appena nel 1999, ma già bisognoso di restauri». Il
problema di Pai era stato segnalato dal sindaco anche l’ex assessore
al patrimonio, ed ora consigliere di minoranza, Alberto Tomei. Nel
2003, infatti, Tomei aveva richiesto a Venezia contributi per
risistemare il campo polivalente ma ora, grazie ai soldi stanziati
per quello di Torri, indirettamente anche la frazione più a nord
«potrà vedere ripristinata la propria struttura sportiva e pure
l’area sottostante, da sempre trascurata e in disuso», come aveva
detto in conclusione Passionelli.
Felice per i soldi giunti da Venezia anche l’assessore ai lavori
pubblici di Brenzone, Davide Benedetti. «Ringraziamo la Regione»,
dice, «per la sensibilità che dimostra nell’ambito dello sport e
delle politiche giovanili».
Con l’attuale contributo ai tre comuni dell’alto Garda sta
proseguendo l’operazione sugli impianti sportivi da parte della
Regione Veneto sul lago, lo scorso anno. Nel 2004, infatti,
«l’assessorato ai lavori pubblici aveva concesso al comune di Garda
77. 847 euro per la realizzazione di due campi da tennis scoperti,
con relative strutture fisse in legno e Pvc e a Bardolino centomila
euro per la ristrutturazione degli spogliatoi degli impianti di
località Quaiara», come ha confermato infine l’assessore regionale.
Gerardo Musuraca
A Torri del Benaco, panettiere in rianimazione
per monossido di carbonio
Panettiere ricoverato all’ospedale di Borgo Trento per una
sospetta intossicazione da monossido di carbonio. Da ieri mattina
all’alba Giuliano Sandri, 52 anni, titolare del panificio Sami e
Anna di via Alighieri a Torri, è in rianimazione.
L’uomo è stato trovato ieri mattina al suolo, nel suo pastificio,
vicino al forno a gas, da uno dei suoi collaboratori arrivato al
lavoro.
Secondo un primo sopralluogo dei carabinieri di Torri e Caprino,
competenti per territorio, Sandri avrebbe respirato il monossido di
carbonio fuoriuscito dal forno che con ogni probabilità non funziona
bene.
Ieri quando la comunicazione è arrivata ai militari, sono scattate
le indagini del caso, sul posto sono andati anche i vigili del fuoco
di Bardolino, per mettere in sicurezza il forno.
Il monossido di carbonio è un gas incolore, inodore, infiammabile, e
molto tossico. Si forma durante le combustioni delle sostanze
organiche, quando sono incomplete per difetto di aria per mancanza
di ossigeno.
Gli effetti sull’uomo sono particolarmente pericolosi. La sua
pericolosità è dovuta alla formazione con l’emoglobina del sangue di
un composto fisiologicamente inattivo, la carbossiemoglobina, che
impedisce l’ossigenazione dei tessuti. A basse concentrazioni il
monossido provoca emicranie, debolezza diffusa, giramenti di testa,
ma a concentrazioni maggiori può provocare esiti letali.
Quando si ha il sospetto di essere intossicati, bisogna aerare
subito il luogo in cui ci si trova e poi rivolgersi subito al pronto
soccorso. (a.v.)
28 ottobre 2005
« Fraderiana », storico
albergo in riva al lago
La due giorni dedicata all’olio d’oliva del Garda presenta anche
iniziative promozionali, che coinvolgono gli operatori della
ristorazione e dell’accoglienza.
Tra queste rientra “Viaggio nel Gusto”, manifestazione ideata
dall’Amministrazione comunale che interessa alberghi e ristoranti di
Torri del Benaco. Questi hanno elaborato dei pacchetti speciali per
il fine settimana, che comprendono un menù a base di olio d’oliva e
prodotti tipici ed il pernottamento, il tutto a prezzi davvero
convenienti.
L’Hotel Ristorante Fraderiana, ad esempio, propone 2 pernottamenti
con colazione e cena per 2 persone a soli 150 euro. Il menù proposto
prevede trota in salsa con pinoli, uvetta ed olio extra vergine
d’oliva; cestino di verdure con lavarello ed olio al rosmarino;
bigoli con salsa di olive nere; pesce persico preparato con una
ghiotta ricetta e semifreddo al limone caramellato. Il tutto
accompagnato da ottimo Soave DOC.
Il Fraderiana è uno degli alberghi storici di Torri d. B. Ubicato in
località Frader, a meno di due chilometri dal centro del paese, che
si raggiunge a piedi in circa 20 minuti, è ospitato in un edifico
suggestivo, che è stato il primo frantoio attivo a Torri. Dove un
tempo funzionava la macina, oggi c’è un bar davvero tipico con sassi
a vista, mentre la sala ristorante ha preso il posto della vecchia
stalla.
Il Fraderiana sorge proprio in riva al lago ed offre pertanto la
possibilità di pranzare e cenare godendosi un incantevole panorama.
Il ristorante dispone di circa 50 posti e propone la tipica cucina
del territorio. In primavera ed in estate si può usufruire anche
della splendida terrazza, che offre un panorama ancora più
suggestivo e affascinante.
Dall’inizio dell’anno, la gestione dell’Hotel Fraderiana, ancora di
proprietà della famiglia Peroni, è affidata alla famiglia Thurner,
con i fratelli Nicola, Stefano e Mauro che si avvalgono della
preziosa collaborazione dell’abilissima cuoca Stefania Peroni. Se vi
recherete a Torri d. Benaco, ricordatevi di assaggiare il prelibato
menù proposto dell’Hotel Fraderiana, dove potrete anche soggiornare
nelle confortevoli camere, che si affacciano per metà sul lago e per
metà sullo scenario incantevole del Monte Baldo
28 ottobre 2005
Amministrazione comunale ed AIPO unite per
dare il benvenuto alla campagna olearia 2005
A Torri si celebra l’olio del Garda
L’inizio della raccolta delle olive e del primo olio si
celebra a Torri del Benaco.
Sabato e domenica andrà in scena «Verde oro in riva al lago»,
manifestazione che si propone di valorizzare l’olivo e l’olio
d’oliva, sia per la loro valenza economica, che per quella
paesaggistica e culturale. In tale direzione si indirizza lo sforzo
dell’Amministrazione comunale, fortemente coadiuvata dall’AIPO. Nei
due giorni della manifestazione si punterà molto sulla volontà di
dare continuità ad un’attività tradizionale, che i giovani non hanno
ancora abbracciato. Saranno proposte prove pratiche di raccolta
delle olive e mostre di attrezzature agricole di un tempo, oggi
sostituite da tecnologie moderne che rendono la raccolta molto meno
faticosa e pericolosa. Oggi, tra l’altro, proprio per favorire la
raccolta, le piante di olivo sono più basse di un tempo (5-6 metri),
con ramificazioni molto più estese. Appuntamento, allora,
nell’antico borgo romano di Castrum Turrium, tra le sue vie dal
fascino discreto, tra i bei palazzi che si specchiano sul lago, il
piccolo porto, il castello scaligero e il clima è dolce. La terra è
fertile e permette una florida coltivazione di olivi. Ora che è
giunto il momento della raccolta, come negli antichi riti agresti,
si inizia con una festa propiziatoria. Chi vi partecipava aveva
anche la possibilità di accertare il prodotto e assicurarsi un
eventuale buon acquisto, come accade ancora oggi.
Allora la lavorazione delle olive si realizzava nel trapeum, una
pila di pietre sulla quale giravano due macine semisferiche, fissate
ad un palo posto al centro della vasca. La pasta che si otteneva
dallo schiacciamento delle olive defluiva nei fiscoli, stuoie di
fibra vegetale che, sottoposti a pressione, lasciavano scendere
l’olio, unitamente alle acque di vegetazione. La decantazione
separava poi i due liquidi e l’olio ottenuto era classificato in: -
oleum acerbum, prodotto con olive verdi o verdi-biancastre,
dall’intenso profumo erbaceo e dal sapore piccante - oleum strictum,
da olive prossime alla maturazione, dal tono delicato - oleum
commune, da olive mature, adatto alla tavola di tutti i giorni -
oleum cibarium, ricavato da olive bacate e guaste, e utilizzato per
le lampada ad olio.
Ancora nel nostro tempo, anche se ci si avvale di strumenti
meccanici, si procede sempre con la frangitura, l’estrazione per
spremitura o per centrifuga. Solitamente questa operazione avviene a
freddo (30°).
Conoscere quindi l'olio extravergine di oliva è comprendere la
nostra civiltà, la storia, la cultura e le tradizioni ed è
stimolante andare a vedere personalmente come vengono raccolte le
olive o come funziona un frantoio. Poi, se ci addentriamo nelle due
vicine frazioni di Pai , il cui centro storico è arroccato in un
poggio, e di Albisano, che è in collina, ci accorgeremo di quanto
valore ambientale hanno gli olivi, le cui varietà possono essere
Casaliva o Drizzar, Lezzo, Favarol, Rossanel, Fort, Morcai, Trepp,
Pendolino.
A questo evento, affiancata all’Amministrazione comunale di Torri,
non può mancare la presenza dell’Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli (AIPO), come afferma il suo presidente, Albino
Pezzini. «Le manifestazioni sono strumenti utili per avvicinare il
prodotto al consumatore, perché ne verifica personalmente la bontà.
Questa annata poi promette un raccolto molto buono e l’Associazione
si è spesa nel lavoro, attuando sistemi di contrasto ai parassiti
con l’ausilio di tecniche di lotta molto rispettose dell’ambiente.
La produzione d’olio del lago di Garda ha poi un invidiabile
riconoscimento comunitario, la D.O.P., che garantisce il profondo
legame storico, culturale e la provenienza di questa produzione che,
seppure di nicchia, sostiene quelle imprese agricole che dall’oliva
e dell’olio traggono il reddito per le loro famiglie».
Albino Pezzini fornisce anche preziosi consigli per imparare a
degustare l’olio.
Annusare cercando di raccogliere tutte le sensazioni gradevoli o
sgradevoli - assaggiare piccole quantità, aspirando con una suzione
prima lenta e delicata, poi più vigorosa, in modo da vaporizzarlo
nel cavo orale, portandolo a diretto contatto con le papille
gustative - fare riposare un poco la bocca, muovendo lentamente la
lingua contro il palato - aspirare di nuovo con la lingua contro il
palato e labbra semi aperte.
Poi cercare di scoprire il colore: da verde a giallo - l’odore:
fruttato medio o leggero - il sapore: fruttato con sensazioni di
piccante, amaro e mandorla.
Così si gusta al meglio l’olio delle nostre terre.
Sabato 8 Ottobre 2005
TORRI. La rassegna delle Colonie alpine veronesi, si svolge ad
Albisano: ci sono anche un mercatino e la lotteria.
Il tartufo nero protagonista per due giorni. Prevista una gara tra
cani specializzati nel ritrovamento del prezioso tubero
Tartufo del Monte Baldo indiscusso protagonista nel fine settimana
con la terza edizione della festa organizzata dalle Colonie Alpine
veronesi. Si svolgerà ad Albisano, all’hotel Le Torri del Garda oggi
e domani, la terza rassegna del Tartufo Nero del Baldo, organizzata
dall’ente di pubblica assistenza e beneficenza di via Salici, a
Verona.
Le Colonie Alpine nella frazione collinare di Torri hanno infatti in
proprietà alcuni campi coltivati a oliveto e una tartufaia, entrambi
utilizzati per attività sociali. «Questo appuntamento», ha detto il
presidente delle Colonie Alpine, Amos Guatta Caldini, «è diventato
un ritrovo annuale che ha due obiettivi: promuovere i prodotti
tipici del Baldo, come il tartufo nero, e avvicinare la gente alle
attività sociali, sanitarie e culturali delle Colonie Alpine
Veronesi».
Da anni l’ente pubblico porta avanti progetti in collaborazione con
la Comunità Montana del Baldo, per il reinserimento dei disabili
psichici nel mondo lavorativo. «Finora», hanno fatto sapere da via
Salici, «siamo riusciti a reinserire dei ragazzi nel mondo
lavorativo e li abbiamo resi autonomi, insegnando loro un lavoro
agricolo». Sono già diversi i disabili, schizofrenici o paranoici,
che si sono reinseriti nel mondo lavorativo e hanno ottenuto anche
l’assunzione definitiva in alcune ditte o aziende agricole della
provincia. Ma accanto a questo progetto, le Colonie stanno portando
avanti una collaborazione con il dipartimento di psichiatria
dell’Ulss 20 di Verona, grazie al quale stanno gestendo 12 disabili
psichici, impiegati sia in campagna ad Albisano che nella sede
centrale di Verona, con compiti di centralinisti telefonici e di
segreteria, sia infine in un albergo a Boscochiesanuova, gestito dal
gennaio 2004 dalle Colonie Alpine.
Nutrito il programma della due giorni a base di tartufo nero. Oggi
dopo il pranzo di gala, alle 13 all’hotel Le Torri del Garda, al
quale sono attesi anche l’assessore regionale agli enti locali,
Stefano Valdegamberi, il presidente della commissione regionale alla
sanità, Raffaele Bazzoni e anche quello ai servizi sociali De Poli,
è previsto un convegno sul tema «Come affrontare l’età che avanza e
viverla serenamente». Infine domani, oltre alla prosecuzione delle
mostre fotografiche, a un mercatino dei prodotti tipici, a una
mostra di gioielli e un’altra di quadri, sono previste una lotteria
con ricchi premi in oro, il cui ricavato andrà a favore delle
attività delle Colonie Alpine, una gara tra cani da tartufo e e una
visita guidata, sia agli oliveti che alla tartufaia di Albisano, di
proprietà dell’ente.
Gerardo Musuraca
Mercoledì 5 Ottobre 2005
TORRI. L’intervento costa 127mila euro e si affianca alla scuola
materna già esistente: i posti disponibili saranno 26 l'asilo nido
sarà pronto per gennaio .Entro metà ottobre la riunione per i
genitori e l’apertura delle preiscrizioni
Torri. Asilo nido più vicino per i bimbi di Torri del Benaco tra uno
e tre anni. Lo aveva detto in campagna elettorale e, vinte le
elezioni, aveva subito iniziato l’iter per attivare la struttura,
finora assente, in paese. A poco più di un anno di distanza
l’obiettivo dell’assessore al bilancio, Alessandra Marconi, sembra
quanto mai vicino ad essere centrato. «Siamo ormai in fase davvero
avanzata», afferma l’assessore, «dato che i lavori all’interno della
struttura iniziano a giorni e dovrebbero concludersi a fine anno».
Il costo complessivo dell’operazione è di 127mila euro, già
finanziati e approvati in giunta e discussi anche in consiglio
comunale all’inizio dell’estate. Abbastanza elevato è il numero di
posti che saranno disponibili per i più piccoli: ben 26, a fronte di
una settantina di bambini tra uno e tre anni residenti a Torri.
L’asilo nido troverà posto nel complesso dell’attuale scuola
materna, ma sarà da essa separato. Occuperà i locali della ex
palestra, posta nella parte più alta del complesso, «e dovrebbe
essere composto da una sala grande, uno spogliatoio, due sale letto
con rispettivi servizi e altre due stanze, una delle quali da
adibire a refettorio e l’altra probabilmente a sala giochi. Oltre
questo, l’asilo nido potrà contare anche su un giardino a uliveto
attiguo, ma anche in questo caso separato, dal parco della scuola
materna», prosegue Alessandra Marconi.
«Per quanto riguarda la gestione», conferma il sindaco, Giorgio
Passionelli, «l’amministrazione si avvarrà della cooperativa Spazio
Aperto, che già collabora con il Comune per i servizi sociali e per
l’assistenza domiciliare». «La scelta», prosegue il primo cittadino,
«è stata fatta da una commissione non politica, costituita da
personale qualificato come una pedagoga, una assistente sociale e
altre persone del mestiere».
«Avevamo invitato le tre cooperative più grosse della provincia»,
proseguono in amministrazione, «e tutte e tre avevano presentato
progetti gestionali di rilievo». «Ciò che conta comunque non è il
risvolto economico della gestione», affermano ancora l’assessore
Marconi e il sindaco Passionelli, «ma è la qualità dell’ offerta
formativa per i piccoli. In questo senso, la collaborazione con
Spazio Aperto per noi è una garanzia in più, dato che li conosciamo
bene e che gestiscono molti altri asili nido, tra i quali quello di
Brenzone».
«A metà ottobre», anticipa infine l’assessore, «faremo una riunione
operativa con tutte le mamme interessate e illustreremo loro il
regolamento dell’asilo nido e le rette. Il regolamento non è
bloccato: chi avesse eventuali proposte di modifica potrà esporle e
saranno prese in considerazione». Dal municipio infine fanno sapere
che le rette dovrebbero variare tra i 250 e i 450 euro, in linea
insomma con gli standard degli altri asili nido e, ovviamente, in
base ai redditi dei genitori. Dopo la riunione di metà ottobre in
comune inizierà la raccolta delle preiscrizioni all’asilo nido, in
modo che da gennaio 2006 il servizio possa effettivamente partire.
«Verrà dato spazio anche a bimbi dei paesi vicini, una volta
soddisfatte le esigenze di Torri. Le prime quattro iscrizioni»,
scherza l’assessore Marconi, «sono già prenotate: la prima sarà per
la mia bambina più piccola, altre due saranno quelle dei due figli
del sindaco e un’altra per la figlia del consigliere di maggioranza,
Sara Pinali». Da questo punto di vista quindi i primi garanti della
corretta funzionalità dell’asilo nido saranno proprio i vertici
dell’amministrazione comunale.
Gerardo Musuraca
Martedì 27 Settembre 2005
"El Rineto" di Albisano ancora sovrano del
carnevale settembrino
Il maltempo non cancella il ritorno di Re Berengario
Torri.
Carnevale settembrino condizionato dal maltempo. È stata
ridimensionata dalla pioggia l’undicesima edizione della festa in
maschera che, quest’anno per la prima volta, era anche associata
alla festa di fine estate. Anche il pubblico, che si è però
divertito e ha riempito piazza del porto, era in minor numero che
nelle precedenti edizioni. Il Papà del Gnoco è intervenuto a rendere
omaggio a Re Berengario Primo, maschera ufficiale del carnevale
torresano, quest’anno riconfermato nella figura del “Rineto”, al
secolo Annibale Perotti di Albisano. Dopo un decennio in cui la
frazione collinare non solo non aveva mai avuto un sire ma neppure
un candidato, si è ora ripetuta la performance dello scorso anno:
stavolta però semplicemente riconfermato e non rieletto, dato che
non ha trovato sulla sua strada candidature alternative. «Una
riconferma d’ufficio in conclave e col benestare del comitato
provinciale del Carnevale di Verona», ha sottolineato con un velo di
ironia Mino Sartori, direttore artistico del carnevale settembrino e
speaker della manifestazione.
A sfilare per le vie di Torri c’erano decine di gruppi mascherati,
tra cui alcuni provenienti da Venezia, Cento (Ferrara), Mirandola,
Modena, oltre che da Verona e da buona parte della provincia.
Probabilmente le più belle però sono state le otto maschere del
gruppo Volo luminoso tra giorno e notte, provenienti da Grado,
Friuli. Un nome quasi profetico dato che, oltre a una grande stella
in volto come maschera, grazie alle grosse ali poggiate sulle spalle
e alle larghissime gonne a campana, le ragazze friulane hanno
rischiato di decollare causa il forte vento da nord che ha sferzato
Torri sabato sera. Il vento ha impedito l’esecuzione
dell’attesissimo spettacolo pirotecnico. È stato della partita anche
l’irriducibile assessore alle manifestazioni turistiche, Agostino
Danese, oltre al capogruppo di maggioranza Fabio Raguzzi. Nonostante
la frattura a un piede Danese si è piazzato su una sedia ai piedi
del palco al porto e ha accolto le maschere. «Dobbiamo davvero
ringraziarle», ha detto, «per la passione con cui figuranti sono
venuti qui. Gratis e col maltempo. Considero la festa ben riuscita
anche se vento e pioggia ci hanno penalizzato».
Una menzione merita la serata precedente a quella del carnevale
settembrino, dedicata alla musica classica. Venerdì sera infatti,
dentro il porto, è stata ancorata la Siora Veronica, uno dei due
grandi velieri bialbero rimasti sull’intero lago di Garda. Ad
esibirsi, sul fianco sinistro della barca, rivolti verso il centro
della piazza, i musicisti dell’ Accademia dei Sinestesici. In un
ambiente irrealmente silenzioso, alla stregua di un vero teatro,
centinaia di persone hanno potuto ascoltare la musica classica e
assistere a uno spettacolo dalla scenografia davvero unica.
«Spettacoli come questo», ha commentato il sindaco di Torri, Giorgio
Passionelli, «cercheremo di portarli più spesso in paese. A
cominciare dall’anno prossimo, quando accoglieremo musicisti
tedeschi che suoneranno in onore di Bach». (g.m.)
Venerdì 2 Settembre 2005
TORRI. Denuncia del consigliere di minoranza Nicotra: in troppi
utilizzano l’area alla Volpara per i rifiuti
Il deposito diventa discarica
Sacchi abbandonati anche tra le campane lungo la Gardesana
Il deposito dei cassonetti dei rifiuti e degli automezzi per
raccogliere l’immondizia è stato trasformato in una sorta di
discarica di rifiuti a cielo aperto. A dirlo, o meglio, a
denunciarlo è il consigliere di minoranza Stefano Nicotra. Con una
interrogazione al sindaco di Torri, Giorgio Passionelli, e
all’ufficio tecnico del comune, interrogazione inviata pure, per
conoscenza, alla polizia municipale, il giovane politico denuncia lo
«stato di degrado vergognoso», come testualmente si legge, in cui
versa la zona a sud del campo sportivo, di località Volpara, ad
Albisano.
Il terreno, che si trova ai piedi di un bosco ed è immerso nel
verde, è da molti mesi utilizzato come ricovero per i mezzi che
raccolgono i rifiuti e, da un po’ di tempo, anche come deposito per
i cassonetti che fino a prima dell’introduzione della raccolta
differenziata porta a porta erano dislocati lungo le vie del paese.
La zona, che si trova ai bordi della strada che congiunge Albisano a
Garda, teoricamente dovrebbe essere chiusa e resa inaccessibile da
una sbarra in ferro che però, sempre secondo quanto scritto nella
denuncia di Nicotra, «in realtà è sempre aperta». «Per questo
motivo», spiega ancora il consigliere di minoranza dopo aver fatto
una sorta di appostamento, diversi sopralluoghi e portando a
supporto della sua tesi ampia documentazione fotografica, «si nota
un continuo via vai di automobili da quel posto. La gente scende e
butta rifiuti sul terreno, che vengono raccolti magari solo nei
giorni successivi, e si crea così uno spettacolo disgustoso».
Il problema era stato più volte sollevato dal capogruppo di
Navighiamo per Torri anche in consiglio comunale, ma la faccenda non
ha evidentemente trovato ancora pace.
E c’è di più. Nicotra ha anche denunciato che sulla gardesana,
dinanzi allo Stube torresano dove si trovano le campane per la
raccolta del vetro, spesso «la gente abbandona sacchi di plastica
chiusi ai piedi delle campane, creando cattivi odori, disordine
oltre che danno alla attività commerciale che si trova a lavorare di
fronte a quel tratto di strada».
A dire il vero da qualche giorno, e cioè proprio forse dopo la
denuncia di Nicotra, l’area sulla gardesana risulta più pulita e ai
piedi delle campane del vetro è più difficile trovare rifiuti. Il
tutto, comunque, nonostante gli appostamenti e le sanzioni
amministrative già comminate dalla polizia municipale di Torri che,
dall’inizio dell’estate, è stata costretta a fare appostamenti anche
in borghese e diverse contravvenzioni, proprio per scoraggiare
l’operato di chi abbandonava rifiuti in giro per il territorio
comunale. Tanto che il comandante, Domenico Tenca, aveva anche
lanciato un appello affinché ci si adeguasse alla raccolta
differenziata e si usassero, da parte dei non residenti, anche le
isole ecologiche per la raccolta dei rifiuti poste a Brancolino e
proprio in Volpara, nell’area del campo sportivo, in modo da non
incappare nei controlli e nelle multe dei vigili. Resta ora da
vedere se, con la fine della stagione turistica, la situazione
migliorerà e quali eventuali correttivi si potranno portare avanti,
perché l’inciviltà e il degrado di questi mesi non si ripetano anche
in altre zone del territorio comunale.
Gerardo Musuraca
Domenica 28 Agosto 2005
Navigarda nel mirino. Chincarini e
Passionelli vogliono rilanciare l’azienda pubblica e il servizio per
i pendolari
Sul Garda il modello Sydney servono traghettini veloci per
rivoluzionare il trasporto su acqua
Il senatore e sindaco di Peschiera, Umberto Chincarini, coordinatore
della commissione governativa incaricata di studiare le emergenze
del lago di Garda, insieme al sindaco di Torri, Giorgio Passionelli,
ha deciso di affrontare il tema del trasporto pubblico sulle acque
del lago. Chincarini ha messo in agenda per settembre la
convocazione di un tavolo di trattativa, a nome dei sindaci della
sponda veronese, con i vertici regionali, nazionali e con il gestore
governativo, Renato Poletti. «È da decenni che lo sviluppo della
Navigarda è bloccato», spiega il senatore leghista, «bisogna passare
dalla gestione commissariale a una politica di rilancio del
servizio, sfruttando la professionalità di chi vi lavora. La
competenza su questo trasporto deve passare alle Regioni e ai
Comuni».
Passionelli entra nello specifico ed elenca i cambiamenti necessari:
«Innanzitutto il trasporto deve divenire più veloce, con corse ogni
15 o 30 minuti, con mezzi veloci come gli aliscafi, che fanno tutta
la tratta da Riva a Desenzano in 40 minuti. Il servizio deve
proseguire anche alla sera, magari fino alle due di notte, come
funziona in molti trasporti cittadini, per dare la possibilità al
turista di Torri, che magari vuole andare a cena a Limone, di
trovare il mezzo per farlo. Da Torri ci sono solo due battelli al
giorno, uno alle 11.15 che arriva a Riva alle 13.30 e un altro alle
18.35 che arriva a Sirmione alle 20.05».
Passionelli ha anche un esempio concreto da portare a modello: «La
baia di Sydney, in Australia», afferma, «è conformata in modo molto
simile al Garda ed è collegata con un servizio di traghettini per
trasporto persone che funziona come un servizio di autobus. Ma senza
andare tanto lontano, un altro esempio è il trasporto traghetti di
Venezia. Il Garda ha bisogno di un sistema di questo tipo, per fare
fronte alla congestione della viabilità su gomma». Di metropolitana
sull’acqua è da tanto che si parla sul lago, il sistema però deve
essere dotato di mezzi. Il sindaco di Torri è drastico: «Lo stato di
fatto è un servizio non all’altezza del turismo che abbiamo. Non si
può pretendere che il turista venga e paghi fior di quattrini se
quando si muove rimane per ore sulla strada o ad attendere i
battelli. Il battello sulle tratte di media distanza, tipo
Garda-Salò, impiega mezza giornata, questo è folle. La navigazione
un tempo era migliore, c’erano più corse e più fermate». Chincarini,
a sua volta, sottolinea la necessità, intanto, di cominciare a
parlarne. «Il nostro compito», sostiene, «è quello di fotografare la
realtà, poi tutte le istituzioni dovranno fare la loro parte.
Peschiera, come Desenzano, è sede del ricovero notturno delle
imbarcazioni della Navigarda, che ha l’esclusiva di un tratto di
area a Punta Marina, dove finisce il lago ed inizia il Mincio. Se
venissero trasferite le competenze agli enti locali per noi
quell’area sarebbe molto preziosa, lo Stato gestisce una porzione
bellissima del nostro territorio, escludendoci». «È chiaro»,
prosegue il sindaco di Peschiera, «che per interventi di questo tipo
serve il medio o lungo periodo, anche 10 anni perché qualcosa si
muova, ma stiamo parlando del sistema lago: se investi e fai una
politica di lungo respiro, tra 10 anni torna tutto, se lasci fermo
lo sviluppo del trasporto, invece, perdi tutto». Anche il sindaco di
Bardolino, Pietro Meschi, entra nel merito della questione. «Il
traffico su strada deve essere risolto, gli stessi autobus rimangono
bloccati, la via dell’acqua è una delle risorse che abbiamo, ma ci
vogliono molti servizi che adesso mancano. Sul lago comandano tutti
eccetto gli amministratori locali. Sul nostro territorio c’è il molo
di Cisano: è sempre stato un attracco ma da anni è stato soppresso,
mentre per la frazione sarebbe importante venisse ripristinato».
Nel dar voce al problema si unisce ai sindaci Michele Bertucco,
presidente provinciale di Legambiente: «La navigazione va potenziata
e non deve avere solo finalità turistiche, deve diventare sistema
per ridurre il traffico inquinante sulla gardesana e per facilitare
i collegamenti fra i comuni del Garda. La Navigarda deve partecipare
ai tavoli sui problemi della mobilità del lago, non ci sembra
purtroppo che l’azienda pensi la stessa cosa».
I sindaci di Peschiera, Torri e Bardolino propongono delle
soluzioni, partendo dal presupposto delle finalità del trasporto.
Giorgio Passionelli spiega: «Il servizio da crociera va bene, ma il
servizio prioritario è quello del trasporto pubblico. Tutti i miei
colleghi della sponda veronese sono concordi con questa tesi. Il
giro del lago è lungo 150 chilometri; l’attraversata 75 chilometri:
servono imbarcazioni piccole che partano a orari cadenzati. Lungo il
percorso ci vogliono più depositi per le barche, con attracchi nuovi
per le fermate notturne».
«Il servizio ora», continua il primo cittadino di Torri, «è fatto
con battelli che portano centinaia di passeggeri. Di questi mezzi ne
può bastare qualcuno ad uso turistico, mentre servono soprattutto
imbarcazioni funzionali al pendolarismo. È chiaro che per mettere in
acqua un servizio di questo tipo ci vogliono finanziamenti enormi e
non ci saranno grandi guadagni, però mi chiedo se un servizio
pubblico deve per forza essere in attivo quando va a migliorare la
qualità di vita di tutti, per giunta coprendo un’area
interregionale».
Chincarini e Passionelli hanno anche già un’idea su come cominciare
ad applicare la rivoluzione dei trasporti. «Servirebbe un consorzio
o una società con tutti i Comuni, le Provincie e le Regioni, che
potrebbero accedere a finanziamenti anche europei oltre che
nazionali. Bisogna rifare sia flotta che gestione. Chi costruisce
porti nuovi può fare anche attracchi per i battellini e per le
fermate notturne». Umberto Chincarini precisa che per risolvere i
problemi di mobilità occorre la sinergia di tutti: «I Comuni possono
intervenire sulla viabilità locale e creare parcheggi e aree di
scambio, Veneto Strade interviene sulla gardesana, il Genio Civile
sui porti, Navigarda sugli orari e sugli investimenti». Un labirinto
di istituzioni, se si pensa che il Garda è soggetto a tre Regioni,
tre Provincie e moltissimi Comuni, tutti da mettere d’accordo,
mentre la competenza per la navigazione pubblica è statale. Pietro
Meschi ricorda: «Imbarcazioni piccole, di nuova generazione, non
hanno bisogno di fondali particolari, quindi oltre ad essere più
veloci e meno inquinanti, potrebbero raggiungere molte più
località». Ad esempio il molo di Gardaland, nuovo e già chiuso causa
il basso livello dell’acqua.
Annamaria Schiano
Domenica 28 Agosto 2005
TORRI. Festa in paese
Emilia Zucchetti è oggi al traguardo dei 102 anni
Torri. Oggi taglia il nastro dei 102 anni Emilia “Milia” Zucchetti,
la decana del paese che tutt’ora vive nella sua casa natale. Qui ha
trascorso gran parte della sua vita, prima con la famiglia e, poi,
sola. E proprio il vivere al ritmo dello scorrere delle stagioni
secondo la lenta cadenza del mondo lacustre (e, sostiene, il non
essersi sposata) potrebbe essere il segreto della sua longevità.
Milia, come già detto, vive sola e autosufficiente, con lucida
memoria. Afferma, infatti: «Mi ricordo proprio tutto di quando ero
bambina, degli anni della prima e della seconda guerra mondiale, del
lento ma progressivo miglioramento dei lavori di casa, che ha
sollevato la donna da gravose fatiche».
Milia si tiene costantemente informata leggendo giornali e riviste e
seguendo vari canali TV. Con nostalgia riguarda le fotografie del
passato ricordando ogni fatto e circostanza. Oggi ci sarà festa in
paese, come del resto avviene ad ogni compleanno a partire dal
centesimo. E tutto il paese, le autorità civili e religiose, gli
amici e i parenti le faranno sentire il loro affetto.
Sabato 27 Agosto 2005
TORRI. Iniziativa del circolo anziani Villa
Melisa: 30 biglietti vincenti, estrazione a fine settembre
«Libri e radici», la strana lotteria che mette in palio la storia
del lago
Torri del Benaco. Sul Garda si scrive tanto. Intendiamo,
cioè, che si scrivono molti libri dedicati al territorio che si
affaccia sul lago. Si tratta di opere spesso diffuse solo a livello
locale, ma non per questo meno interessanti sotto il profilo della
conoscenza dei luoghi e delle loro storie. Così, un po’ anche per
aiutare a sdoganare dall’isolamento le fatiche editoriali degli
autori gardesani, il circolo anziani di Torri del Benaco ha varato
una curiosa, insolita iniziativa: una lotteria.
«Libri e radici», l’hanno intitolata. Angelo Zamboni, presidente del
circolo di Villa Melisa, ha preso il telefono e ha chiamato a casa
un po’ tutti coloro che, nati o residenti o anche solo villeggianti,
anche occasionali, a Torri del Benaco, hanno dato alle stampe
qualche loro contributo. E sono tanti, non foss’altro perché a Torri
ha sede il Centro studi per il territorio benacense, un sodalizio
che riunisce alcuni fra i migliori ricercatori gardesani in tema
d’ambiente e di storia.
Con il suo giro di telefonate ad autori ed editori accomunati dalla
passione per il lago Angelo Zamboni ha raccolto ben 217 volumi, in
rappresentanza di 54 titoli. Un’enormità: una vera e propria
biblioteca gardesana. Che non è neppure, si badi, completa. Perché,
a ben vedere, i titoli avrebbero potuto essere anche di più.
Il repertorio di «Libri e radici» propone dunque saggi a carattere
storico o architettonico, studi di stampo etnografico, memorie del
mondo dei pescatori, raccolte di poesie, ricordi di Berto Barbarani,
testi di gastronomia, opere sui vini, ricerche a carattere
filatelico, guide turistiche. Insomma, di tutto un po’, ma sempre in
qualche modo a carattere torresano.
Chi vuol cercare di portarsi a casa qualcuno di questi volumi non ha
che da comprare i biglietti della lotteria in vendita al circolo
anziani di Villa Melisa. E tutto lascia pensare che questa
iniziativa potrà essere un successo. Basti pensare che a ferragosto
c’è stata una serata di presentazione della lotteria: c’era brutto
tempo, ma lo stesso si è arrivati a un centinaio di presenze.
Le estrazioni dei premi si svolgeranno venerdì 30 settembre. I premi
in palio sono 30: il biglietto primo classificato farà vincere al
suo possessore una minibiblioteca torresana, composta da 20 opere,
rappresentative di tutti gli autori o degli editori che hanno
aderito all’iniziativa.
Il secondo premio consiste in 14 libri, il terzo prevede 12 volumi e
via via a scalare con premi da nove, otto, sei, quattro e tre testi.
«Per quanto riguarda il valore dei libri messi in palio con la
lotteria», dice Claire Sargint, che ha collaborato con Zamboni
nell’allestimento della manifestazione, «è come parlare di una
persona. Non conta il vestito, ma quello che c’è dentro. E queste
sono tutte opere importanti, perché parlano di lago e contengono la
nostra storia». (a.p.)
Venerdì 26 Agosto 2005
TORRI. Attivato l’ 800.800.300
Numero verde dei vigili per le emergenze
Torri. Un numero verde per rintracciare subito la polizia municipale
e fare fronte a vari tipi di emergenza. È questa l’ultima iniziativa
messa in campo dal comandante della polizia municipale di Torri del
Benaco, Domenico Tenca, per dare una migliore risposta e un servizio
aggiuntivo a cittadini che, per qualsiasi motivo, avessero necessità
di comunicare con i vigili in servizio. Il numero verde, e cioè
gratuito, è facile da memorizzazione: 800.800.300. Con questo
numero, 24 ore su 24, è possibile comunicare con i poliziotti
municipali anche quando questi fossero fuori dall’ufficio o di
pattuglia nel territorio comunale. «Visto che siamo continuamente
contattati per motivi che vanno dagli incidenti stradali, a problemi
di viabilità, alla tutela del patrimonio ambientale, paesaggistico,
a interventi in campo edilizio, sanitario, commerciale», ha spiegato
il comandante Tenca, «abbiamo pensato di cercare di essere più
vicini ai cittadini e di essere rintracciabili anche quando siamo
fuori dall’ufficio, attraverso la deviazione delle chiamate sui
nostri telefoni cellulari. Infatti, solo al mattino dalle 10 alle 12
riceviamo il pubblico nella nostra sede comunale mentre poi siamo a
pattugliare le strade o impiegati in altri servizi. Con questo
sistema invece saremo rintracciabili anche all’esterno del municipio
e potremo dare risposte più efficienti e rapide ai vari problemi che
ci vengono sottoposti».
Ma non è tutto. Questo è anche un modo per far sentire più sicuro il
cittadino e aumentare la percezione e la presenza della polizia
municipale anche per fronteggiare eventuali reati contro il
patrimonio o le persone. Chiaramente, fuori dell’orario di ufficio,
che però in estate è di molto protratto e arriva anche alle prime
ore del mattino, quando la polizia municipale è impegnata nei
servizi di controllo e prevenzione, dal numero verde, attraverso un
risponditore automatico, chi chiama verrà posto in contatto con i
numeri di urgenza della polizia, carabinieri o di urgenza sanitaria.
Proprio in questo ambito, il comandante ha resi noti i numeri del
Progetto Sicurezza, concluso pochi mesi fa e costato poco meno di
centomila euro, grazie anche al contributo della Regione Veneto per
circa la metà del necessario. E così, i poliziotti municipali di
Torri hanno eseguito, tra il 20 marzo 2004 e il 30 aprile 2005, 76
servizi notturni tra le 22 e le 6 del mattino, per un totale di 935
ore lavorative. Ben 38 sono stati i servizi effettuati con l’etilometro,
anche in collaborazione coi Carabinieri di Torri, e 43 sono state le
patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza.
I test alcolimetrici effettuati sono stati 980 mentre 1.500 sono
stati i veicoli controllati. Numeri importanti, che hanno migliorato
la sicurezza stradale e la percezione di sicurezza da parte dei
cittadini. «In questo senso», ha chiuso Domenico Tenca, «i risultati
di un questionario inviato a tutte le famiglie del paese sulla
efficienza, adeguatezza e gradimento del nostro Progetto Sicurezza
ci hanno dato soddisfazione. Infatti, il 77% delle persone che hanno
restituito il questionario si è detto soddisfatto del nostro operato
e vorrebbe che questo progetto venisse ripetuto. Voglio qui
ufficialmente ringraziare sia i Carabinieri di Torri, nella persona
del comandante, che la Polizia di Bardolino, con cui abbiamo
collaborato in questa iniziativa».
Gerardo Musuraca
Mercoledì 10 Agosto 2005
TORRI. Proposta di Nicotra
Una spiaggia con la sabbia. L’esperimento piace anche al sindaco
Torri. Un pugno di sabbia era il titolo di una canzone che il gruppo
dei Nomadi, qualche anno fa, aveva portato alla ribalta della musica
leggera italiana. Il risultato fu che il motivetto aveva portato
ulteriore fama e fortuna al team di Beppe Carletti. Chissà se ora lo
stesso accadrà al consigliere di minoranza Stefano Nicotra, il quale
pure di sabbia si è occupato nella sua ultima pensata, «per tutelare
le spiagge di Torri e renderle più fruibili a ospiti e turisti»,
come lui stesso ha spiegato. Ovvero: ricoprire le spiagge, ora
sporche e disagevoli, con sabbia simile a quella di mare e quindi
affittarle a privati che si occuperebbero poi anche della loro
manutenzione e pulizia. L’idea di Nicotra, partorita parlando con
numerosi cittadini e con alcune aziende che sarebbero intenzionate a
collaborare, ha preso la forma di una proposta: il «Progetto spiagge
pulite», presentato sul tavolo del sindaco di Torri appena pochi
giorni fa. «Parlando con amici veronesi che vengono a Torri», spiega
Nicotra, «ho notato che in molti indicano tra i principali difetti
del Garda, e quindi anche di Torri, la scomodità delle spiagge.
Infatti i sassi del litorale e dei primi metri in acqua impediscono
di stare comodamente sdraiati a prendere il sole o di fare il bagno
senza scarpe di gomma». Di qui l’idea di rendere più agevoli le
spiagge, e magari anche di «affittarle a privati, che potrebbero
impiantare chioschetti e ombrelloni, in modo da offrire servizi a
pagamento e curare, quotidianamente, la pulizia del litorale».
«Ovviamente», prosegue il consigliere, «le spiagge resterebbero a
libero accesso, ma si presenterebbero più pulite e agevoli di come
sono ora. Inoltre verrebbe sgravato da un costo notevole il Comune
che, ogni anno, deve appaltare il servizio di pulizia delle spiagge
a qualcuno». Una idea tutt’altro che strampalata, insomma, che
potrebbe concretizzarsi anche grazie ad alcune aziende interessate a
procurare la sabbia e a portarla sulle spiagge. «Si potrebbe
iniziare magari con qualche centinaio di metri nell’ambito di una
spiaggia più lunga e molto frequentata», conclude Nicotra, «e vedere
dove la gente preferisce disporsi per prendere il sole: se nel
tratto ricoperto di sabbia o in quello pieno di sassi. E questa
iniziativa, qualora risultasse gradita, potrebbe anche essere un
buon biglietto da visita e un tam tam pubblicitario non indifferente
per Torri, dato che non mi risulta che altri centri della sponda
scaligera abbiano finora realizzato una cosa del genere». A conferma
del gradimento della sabbia, va detto che alla Baia dei Pini, una
delle spiagge senz’altro più affollate di Torri, esiste un tratto di
spiaggia di pochi metri con sabbia finissima, simile a quella del
mare. E sono molti i residenti che vanno apposta in quel tratto a
fare il bagno. Non indifferente alla proposta di Nicotra il sindaco
di Torri, Giorgio Passionelli. «L’idea di attrezzare le spiagge»,
dice il primo cittadino, «è già nei nostri piani, anche se non mi
pare proprio che le nostre spiagge oggi siano sporche. Attrezzare i
lidi sarebbe un modo anche per renderli più sicuri, controllati e
con la presenza di bagnini». Relativamente alla sabbia Passionelli,
che di mestiere fa il geometra, ha invece qualche perplessità in
più. «Sono favorevole alla sabbia in alcune spiagge a campione»,
spiega, «il problema però va studiato bene dal punto di vista
tecnico, perché se la sabbia arrivasse fino a dove le onde sbattono,
non durerebbe più di qualche giorno e il lago se la porterebbe via.
Inoltre verrebbero rese torbide dalla sabbia stessa le acque del
lago, almeno per i primi metri, con un effetto ottico non certo
piacevole». È da valutare infine, sempre secondo il sindaco, anche
lo spessore della sabbia da mettere, dato che la ghiaia farebbe un
effetto drenante sul bagnasciuga, oltre che le eventuali
autorizzazioni da ottenere dal demanio e dalla Azienda gardesana
sevizi. Resterebbe infine aperto il problema dei costi, tutti da
valutare. «L’idea di fare una spiaggia a campione con sabbia
comunque, non mi dispiace». Quindi, per una eventuale proposta di
definizione dei costi, la palla torna in mano a Stefano Nicotra.
Sperando che possa rimbalzare sulla sabbia.
Gerardo Musuraca
Mercoledì 10 Agosto 2005
Grotte & misteri. I gruppi speleologici di
Mantova, Modena e Verona
dopo aver ripulito l’area a Pai ora propongono le visite guidate
La Tanella svela i suoi segreti ai turisti e la Spluga del Tasso
riapre agli esperti
Torri. Una signora grotta. La Tanella, che si apre a Pai di Sopra
alle pendici del Monte Baldo con vista lago all’uscita, offre un
«affascinante viaggio nel mondo sotterraneo» alla portata di tutti,
come annuncia il volantino reperibile negli uffici turistici.
Domenica 24 luglio è stata aperta a un numeroso gruppo che,
accompagnato da quattro guide del Gruppo speleologico mantovano
(Gsm) tra cui il presidente Sergio Adami, ha avuto l’opportunità di
arrivarci percorrendo il bellissimo sentiero che si snoda tra
profumi di erbe mediterranee e la vegetazione, già montana, di
carpini, frassini, roveri, corniola, la rossa bacca amara che
asciuga la sete di chi si incammina senza acqua. Il sentiero, lungo
circa 250 metri, finisce dove la Tanella si apre. Non si entra
attraverso un inghiottitoio naturale, ma da una porta: è un accesso
in ferro, realizzato dai proprietari del terreno circostante, che
hanno firmato una convenzione con il Gsm perché questo tesoro non
resti celato ma aperto al pubblico in sicurezza. Per inaugurare
ufficialmente la stagione, c’erano l’assessore alle pubbliche
manifestazioni di Torri, Agostino Danese, i proprietari Antonio e
Giamberto Menegotti, quest’ultimo di Verona. Hanno preso parte
all’escursione a cui si sono iscritte famiglie con bambini e
turisti. Tutti sono riusciti a percorrere il cunicolo, attrezzato e
non difficoltoso, ma gli speleologi raccomandano un abbigliamento
adatto: almeno gli scarponcini da montagna. La grotta è un incanto.
Ricca di stalattiti e stalagmiti, era stata usata anni fa come
ricovero per l’acquedotto di Pai, poi dismesso. Nella torrida estate
del 2003 l’anfratto era stato liberato dagli speleologi del Gsm, del
Gruppo speleologico veronese (Gasv) e dell’Organizzazione
speleologica modenese (Osm) aiutati dagli abitanti della contrada.
Tubi simbolici sono stati lasciati all’entrata, in memoria di quel
lavoro di pulizia che ha reso la grotta visitabile. Il viaggio nel
sottosuolo della Tanella non dura più di un’ora e mezzo, se ci si
ferma a osservare un po’ tutto. Il primo tratto si fa percorrendo un
cunicolo artificiale lungo un’ottantina di metri e alto circa un
metro e venti, da cui si arriva nel punto che congiunge con la
galleria naturale inferiore. Il cunicolo fu aperto ai primi del ‘900
a colpi di scalpello e dinamite. Lo testimoniano i sassi squadrati
fatti saltare in aria allora, che si alternano ai ciottoli
tondeggianti, resti di depositi morenici di quando, 12mila anni fa,
durante la glaciazione, la grotta venne scavata dalla pressione del
ghiacciaio che spingeva verso il Garda. «Era stata inizialmente
scavata con l’intenzione di sfruttare l’acqua che vi scorreva per la
centrale idroelettrica», spiega Adami, «poi fu realizzato
l’acquedotto, che 20 anni fa fu chiuso perché l’acqua che
raccoglieva si rivelò inquinata».
Come se l’anfratto fosse un torrente capovolto, la volta è bucata da
un’infinità di cupole di erosione: sono grandi catini circolari,
vasche e vaschette scavate dal torrente naturale quando, millenni
fa, ebbe la forza di creare potenti vortici di acqua ed erodere la
roccia, scolpendovi lame di pietra, sporgenze possenti e taglienti
che comunque, con l’elmetto da speleologi, sono del tutto
inoffensive. Ora nella Tanella non scorre più un torrente, ma c’è
comunque una sorgente perenne. Così l’acqua, ricca di bicarbonato di
calcio, crea a contatto con l’aria depositi concrezionati
bianchissimi. Quando invece la torcia illumina la terra si notano
qua e là strani pizzi di calcaree. Sono i «gourse»: un insieme di
lamelle di qualche millimetro; a volte, invece, il calcaree si
arriccia e si arrotonda, crescendo con il curioso aspetto di
piccolissimi cavolfiori. Occorre arrampicarsi un po’ per scorgere,
in una saletta laterale, un inaspettato soffitto cosparso di miriadi
di stalattiti bianche che, illuminate dalle torce, proiettano luce
come le gocce di un lampadario in cristallo.
Barbara Bertasi
Martedì 9 Agosto 2005
TORRI.
Inoltrata alla Santa sede la delibera della Giunta comunale che
vuole così ricordare il defunto pontefice
La piazza della chiesa per Papa Woytila
E c’è chi è già pronto a realizzare e donare una statua di Giovanni
Paolo II
La piazza della chiesa di Torri del Benaco sarà presto
intitolata a Papa Giovanni Paolo II. È di pochi giorni fa la
delibera della giunta guidata dal sindaco, Giorgio Passionelli, con
cui si intitolerà la piazza a Papa Woytila, e con la quale si chiede
al ministero dell’Interno, tramite la Prefettura di Verona,
l’emissione del parere di merito, necessario per legge. Il sindaco,
nel frattempo, ha già incaricato l’ufficio toponomastica e i servizi
demografici del Comune per predisporre i provvedimenti necessari, ed
ha fatto inoltrare la delibera alla Santa Sede, a Roma, tramite la
Segreteria Generale della Città del Vaticano.
«Sua Santità Giovanni Paolo II», hanno fatto sapere dal municipio,
«ha incarnato i valori più profondi della solidarietà, della pace e
del dialogo tra i popoli. Ha insomma contrassegnato indelebilmente
il ventesimo secolo non solo per la durata del suo pontificato, ma
soprattutto per quel che ha insegnato e lasciato a tutti noi. Ruolo,
questo, riconosciuto pure da altre religioni e credo a livello
mondiale. Di qui, la volontà dell’amministrazione comunale di
rendergli omaggio attraverso la intitolazione della piazza dove si
trova la chiesa parrocchiale di Torri».
Favorevole alla iniziativa anche il consigliere di minoranza Stefano
Nicotra, che, consultato e in accordo con il parroco di Torri,
monsignor Luciano De Agostini, come il consigliere ha tenuto a
precisare, ha richiesto la possibilità di posare una statua del
defunto Papa nella piazza. Con una mozione scritta e già presentata
sul tavolo del sindaco Giorgio Passionelli, Nicotra ha fatto
presente pure di aver preso contatti con una ditta veronese della
Val d’Illasi, disposta ad accollarsi la spesa per realizzare la
statua e a donarla al Comune di Torri. «In un angolo della piazza»,
ha concluso Nicotra, «potrebbe trovare posto la statua di Papa
Giovanni Paolo II, in ricordo di quanto fatto per l’intera umanità.
Potrebbe essere un ulteriore modo per tributare un doveroso ricordo
a un grandissimo personaggio, che presto diverrà santo».
Gerardo Musuraca
CANOTTAGGIO
Mattia Boschelli
campione mondiale
A Brandeburgo vince l’oro con gli amici del quattro di coppia
juniores
Giornata mondiale ieri per l'Italia alle finali di canottaggio
Juniores a Brandeburgo.
L'Italia ha conquistato due medaglie d'oro, la prima nel quattro
senza femminile, la seconda con il quattro di coppia maschile. Alla
"Canottieri Bardolino", ieri alle 13 e 30, è esplosa la felicità,
quando è giunta la notizia che tra i campioni del mondo c'è Mattia
Boschelli, il diciassettenne dell'associazione sportiva di
Bardolino, che con Jacopo Palma, Bruno Rosetti e Andrea Messina è
salito sul podio per mettere al collo la medaglia d'oro.
Una regata al cardiopalmo, con i tedeschi e gli ucraini partiti alla
grande, ai mille metri gli azzurri erano quarti, ma già ai 1500 sono
|