La Corporazione degli Antichi Originari di Torri

 

Nel 1452, dopo una lunga serie di liti, i pescatori di Torri, Garda e Sirmione acquistarono dai conti Becelli di Costermano i diritti di pesca sulla Peschiera di San Vigilio, che comprendeva i bassi fondali lungo la costa (le rive), dal confine di Bardolino al castello di Torri, e le secche del Món Varàna e del Vò, quest’ultima particolarmente redditizia per il convergere nella tarda primavera di banchi sterminati di
alose (le sardéne).
I rapporti fra i tre gruppi, e con i pescatori dei paesi vicini, furono caratterizzati da frequenti contrasti, tanto che la Peschiera, prima goduta in comune, venne in seguito divisa: nel 1679 Garda si staccò da Torri, seguita nel 1764 da Sirmione, che vendette i propri diritti agli Originari di Garda e al comune di Torri. Quest’ultimo, per far fronte alla spesa, dovette alienare al conte Agostino Brenzoni i terreni comunali posti a monte di San Vigilio, con la zona del Salt, da sempre pascolo pubblico per i poveri del paese.
In seguito alla peste del 1630, che creò dei vuoti spaventosi anche fra i pescatori, gli Originari di Torri, per evitare che le loro porzioni di pesca venissero invase da pescatori abusivi, accolsero nella corporazione anche i Link utili delle contrade della campagna.
I diritti degli Originari erano continuamente messi in discussione, sia dagli abitanti dei paesi vicini sia dalle autorità del tempo, ma inutilmente. Nel 1806 ci provò anche il vicerè d’Italia Eugenio Napoleone a incamerare tali diritti a favore dei comuni di pertinenza, ma due anni dopo fu costretto a rimangiarsi tutto. Un decreto prefettizio che ribadiva i privilegi degli Originari lo abbiamo nel 1898, mentre esattamente cento anni dopo venne rintuzzato un ennesimo tentativo, da parte di alcuni pescatori di Garda, di annullare i diritti della corporazione di Torri.
Tra le finalità della corporazione vi era quella di provvedere ai soci in caso di pestilenze, un tempo tutt’altro che rare, e per tutti i bisogni materiali, ma non solo; infatti a carico dell’associazione era pure il pagamento, in parte, di un cappellano che risiedeva in una casa annessa alla chiesa di San Giovanni al cimitero.
Ora la corporazione degli Originari di Torri – come pure quella di Garda – è ancora funzionante, con il suo statuto, al sua bandiera e le sue consuetudini, prima fra tutte l’asta dei diritti di pesca, che si tiene in aprile, all’apertura della stagione di pesca, mentre la distribuzione delle quote ai quasi 150 originari si ha il 15 agosto: per avere diritto alla quota è necessario avere “focus et locus”, cioè essere capofamiglia e risiedere a Torri; per le donne capofamiglia è prevista metà della quota. L’organo più importante, con facoltà di legiferare, è il Consiglio, composto da 20 membri, fra i quali vengono scelti il presidente e il segretario.

Le famiglie originarie di Torri sono dieci,  e precisamente:
Bertera, Consolini, Corradi, Fava, Galetti, Loncrini, Marai, Pescetta, Vedovelli e Zucchetti.


Giorgio Vedovelli

 

   Il medio e basso lago di Garda, con evidenziata in blu, la Peschiera di San Vigilio,
   riserva di pesca degli Originari di Torri e Garda (disegno di Sergio Bazzana).

 

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